
I nostri cari consiglieri di maggioranza hanno appena chiarito che cosa si aspettino dai cittadini novaresi: che se ne stiano in casa a guardare la TV. Con la scusa della previsione della presenza di non precisati gruppi di provocatori, si è deciso che la concessione l'uso della sala pubblica alla Barriera Albertina per il dibattito sul problema israelo-palestinese non s'avesse da fare.
Contestualmente, si è dedotto che i dibattiti politici possano creare problemi d'ordine, stante la evidentemente continua e occulta presenza di gruppi di provocatori (che sicuramente si sono stabiliti sul nostro territorio).
La soluzione? Come regola generale non si darà più la sala della Barriera Albertina per dibattiti e discussioni politiche. Questo non solo non mette fine alla questione, ma apre più fronti:
- Che cos'è un "dibattito politico?" a ben vedere tutto è "politico"
- Qual è il criterio discrezionale? Chi decide che cosa sia "politico" che cosa "non politico" ed in base a quali parametri? (il tempo meteorologico, una lite con la moglie/fidanzata/compagna, un mal di schiena?)
E se un gruppo di cittadini volesse riunirsi (come la costituzione consente e tutela) in luogo pubblico, cioè luogo della collettività, dove dovrebbe andare?
Da un privato, no? Allora basta indagare per scoprire che i privati vogliono tanti bei soldini per concederti i loro spazi e, se magari sei il cittadino "sbagliato", ecco che ti resta una bella riunione nel giardinetto sotto casa ovviamente di giorno, se no scatta l'ordinanza che vieta l'adunanza sediziosa (legge che era presente durante il fascismo ndr)
La conclusione è ovvia e sconfortante; non si vuole permettere ai cittadini di riunirsi in spazio pubblico, al coperto, per guardarsi in faccia e parlare di politica (come accadeva nel fascismo, dove i cartelli che vietavano di parlare di politica erano affissi nei bar) senza dover tirare fuori non pochi soldi.
Ma cosa vorrà mai dire occuparsi di politica? Vuol dire parlare del proprio territorio, di quel che accade attorno a noi.
Qualcuno teme questo.








