Dicembre 2010 Archivio articoli

Julian Assange

Dopo le ultime rivelazioni di Wikileaks non si fa che parlare di crisi della diplomazia. La domanda da farsi però è questa: perché abbiamo bisogno di Wikileaks? Non dovrebbero essere i giornalisti a fare il lavoro di Assange?

Per rispondere dobbiamo vedere che cosa fa Assange con Wikileaks (estratto da wikipedia):

"WikiLeaks (dall'inglese "leak", "perdita", "fuga [di notizie]") è un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall'anonimato.

Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale "che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende" tenuti nascosti. Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima. L'organizzazione dichiara di verificare l'autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l'anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella "fuga di notizie".

Nonostante il prefisso, il progetto non è un wiki e non ha alcun legame con Wikimedia Foundation, l'organizzazione senza fini di lucro che possiede i server di Wikipedia. WikiLeaks, per scelta, non ha alcuna sede ufficiale. Infatti vuole essere «una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l'analisi di massa di documentazione riservata». Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica e di una più forte democrazia.
"

A questo punto ci si può chiedere: perché qualcuno che ha documenti riservati li deve spedire a Wikileaks? È lecito pensare che un attivista che vuole che la verità venga fuori prima di rivolgersi alla rete mandi i suoi rapporti ai media tradizionali. La risposta complottistica è che questo avviene, ma i giornali non li pubblicano perché pressati da interessi di lobby.

Oltre a questa considerazione, almeno per l'Italia, si può dire che ai giornalisti tradizionali mancano gli strumenti per capire che succede online. In Italia l'esempio principe è il famoso Calidari-report i cui omissis sono stati tolti dal blogger Gianluca Neri / Macchianera (blogger che a volte pubblica dei documenti riservati, come gli script di Lost, che però non sono certo paragonabili ai report di Wikileaks).

Da qui un'altra conclusione: i whistblower mandano i documenti a Wikileaks perché sono più competenti, perché sanno che troveranno persone che credono nella libertà di accesso alle informazioni volenterosi di pubblicare i documenti ricevuti e, probabilmente, perché Wikileaks è stato tra i più attivi promotori, sostenitori e sviluppatori della legge islandese sui media moderni (la IMMI - Icelandic Modern Media Inititive).

Tra gli articoli della legge si vedono sanciti il diritto ad accedere all'informazione, la libertà dell'informazione dall'azione delle lobby e, soprattutto, la tutela delle fonti e delle gole profonde.

Né i media tradizionali né stati diversi dall'Islanda sembrano aver intrapreso un processo di tutela dell'informazione e diffusione dei principi della sua libertà e accessibilità (in Italia nessun giornale che ha parlato tanto della IMMI si è degnato di tradurre la legge, dimenticandosi che l'accessibilità ha a che fare anche con la lingua in cui i dati sono messi a disposizione).

Per come stanno le cose, quindi, sembra che non possiamo fare a meno di figure come Assange e di progetti come Wikileaks. La sventura è che i giornali non riescano a star dietro al modello Wikileaks e non siano in grado di replicare questo modello. Ok, a volte c'è chi ci prova a usare i dossier. Il guaio è che spesso invece che riceverli e pubblicarli online, li produce in proprio e stampa su carta...


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Parco fotovoltaico di Recetto

C'è un nuovo impianto fotovoltaico vicino a noi. Si trova a Recetto ed è disposto su delle pensiline di acciaio zincato per 48000 m² (4.8 ettari, se suona meglio, ovvero un rettangolo di 100 metri per 480 o 8 campi di calcio) ed una potenza di picco (potenza teorica massima che l'impianto può produrre nelle condizioni standard di insolazione e temperatura dei moduli - 1000 W/m² a 25° C per un modulo in silicio cristallino, che sono la maggioranza; essa decade di circa 4% ogni aumento di temperatura pari a 10°C) di 2.8 MW. Questo corrisponde a circa 900 utenze domestiche, ma va detto che la potenza reale è sempre minore di questa; in Italia, occorre dividerla per 6-8 (meno al Sud, più al Nord) per avere la potenza vera confrontabile con quella di targa degli impianti convenzionali (qualche dato sul fotovoltaico)

A termini di legge, si qualifica come impianto integrato, infatti costituisce la copertura delle pensiline ombreggianti e, per questo, viene magnificato come perfetto connubio tra ambiente e sostenibilità. Ma siamo sicuri? Proprio sicuri?

Qualche considerazione è scaturita dal ricordo di come era il luogo qualche anno fa: terreno agricolo; di fianco, pressoché uguale, quello che ora si chiama "parco fluviale del Sesia" (e qua sbagliano pure, dato che il fiume Sesia in pianura è femmina, quindi si deve dire "la Sesia"). Dove c'era terreno agricolo, ora ci sono cinque ettari di ghiaia adibita a parcheggio ombreggiato da pensiline. Uno dice: ma quante macchine vanno al parco fluviale? All'inaugurazione saranno state una decina mal contate (va bene che era ottobre) e quindi una ricognizione estiva sarà più fruttuosa, ma il dubbio resta. Uno dice anche: magari ricordo male io, ma un viaggio nelle foto aeree della zona dissipa i dubbi; era proprio terreno agricolo. Dubbio dopo dubbio, nasce un elenco, lungo in modo allarmante, di note stonate

  1. I moduli fotovoltaici sono fatti in Cina ; nulla da dire sulla qualità, dato che i cinesi li fanno bene, ma il fotovoltaico sarebbe un modo per rilanciare l'occupazione e favorire l'evoluzione del sistema produttivo (la famosa riconversione industriale della quale tutti si riempiono la bocca, ma nessuno sa descriverne il sapore). Il treno del fotovoltaico è ora fermo in stazione; usarlo per creare occupazione significa che noi in Italia ci mettiamo a fare i moduli fotovoltaici.

  2. Non si è creata occupazione. Occupazione significa prospettive stabili di lavoro e reddito, NON farti lavorare tre mesi in un anno e poi mai più. Stanti così le cose, è arduo dire che la "green economy" generi occupazione, unito al sopracitato fatto che i modulo non sono italiani.

  3. Il fotovoltaico a terra è osteggiato, quando non esplicitamente vietato (il MoVimento 5 stelle novarese è contro l'installazione su terreno agricolo dei moduli fotovoltaici e contro la variazione di destinazione d'uso che abbia come fine ultimo l'installazione di parchi fotovoltaici) e la tariffa corrisposta per ogni KWh prodotto è inferiore a quella degli impianti integrati (0.346€ per impianti a terra e 0.423€ per quelli integrati), che sono invece incentivati; il fatto che il terreno agricolo sia stato "destinato ad altro uso" (un parcheggio non è certo terreno agricolo) ha fatto molto comodo al gestore dell'impianto, consentendogli di allestire il sito ed aumentano di molto la redditività

  4. Il comune di Recetto avrà l'illuminazione pubblica gratis, come opera compensativa. Attenzione a questo termine perché sarà oggetto di un prossimo editoriale. Allora uno dice: opera compensativa? Ma le opere compensative non sono una sorta di risarcimento per un danno prodotto? Dunque "tu Comune", non è che fossi proprio contento di avere un impianto fotovoltaico di quelle dimensioni, o no? Però poi ti sei affrettato a destinare il terreno ad altro uso, cioè sei diventato contento in breve tempo.

  5. Ci saranno 48000 m² di moduli fotovoltaici da smaltire al fine vita, che per un modulo è 30 anni circa, dopo tale data il rendimento si avvicina anche al 60% del dato iniziale abbassando drasticamente la resa dell'impianto (infatti, oggi nei moduli di buona qualità si ha una potenza di picco del 90% sul nominale dopo 10 anni e dell'80% sul nominale dopo 25 anni). I moduli fotovoltaici odierni hanno una vita stimata di 50 anni circa, anche se è plausibile ipotizzare che vengano dismessi dopo un ciclo di vita di 35-40 anni, a causa della progressiva perdita di potenza. Per Recetto è prevista una vita di 30 anni)


Riassumendo: dove c'era terreno agricolo, ora c'è un parcheggio; il privato ci guadagna e ci guadagna la collettività=tutti guadagnano. Ma è così? Oppure La collettività si becca le briciole? L'impianto produrrà 3.200.000 KWh come dichiarato dagli stessi costruttori e quindi renderà 1.353.600€ invece di 1.107.200€ (essendo un impianto integrato) che è una differenza di non trascurabili 246.400€ più la possibilità di non trovare intralci legislativi; il comune di Recetto avrà l'illuminazione pubblica, quella della scuola e forse di qualche altro edificio ed ha perso per decenni 5 ettari di buon terreno agricolo.

Giudichiamo se e chi ne tragga guadagno.

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Diamo con molto piacere spazio all'appello di due sindaci che danno lustro all' Italia: Marco Boschini e Domenico Finiguerra


"Nel Paese in cui un Ministro dell'Interno per un commento di uno scrittore pretende e ottiene il diritto di replica per intervenire ad una trasmissione di punta della Tv di Stato; nel Paese del più grande conflitto di interessi mai risolto (da destra e sinistra) per convenienza e miopia; nel Paese in cui gran parte dei temi ambientali oggi in auge nell'agenda della politica nazionale (rifiuti, nucleare, territorio...) vengono sempre affrontati e discussi senza mai sentire voci fuori dal coro, è giunto il momento di dire basta ...

Lo diciamo noi, amministratori dell' Associazione Comuni Virtuosi, stanchi di sperimentare quotidianamente progetti che funzionano, idee concrete, esperienze di buon senso, che dimostrano tutte quante insieme l'inutilità e le menzogne di gran parte del dibattito pubblico relativo ad energia, ambiente, gestione del territorio, emergenze rifiuti ...

Chiediamo anche noi il diritto di replica: chiediamo alle redazioni di "Ballarò", "Anno Zero", "Che tempo che fa", "Parla con me", e i tanti altri programmi della TV di Stato che si occupano, saltuariamente, dei temi ambientali, di promuovere una puntata invitandoci a parlare, dal nostro punto di vista, di queste cose.

Noi che abbiamo interrotto la cementificazione del territorio.

Noi che abbiamo reso i nostri comuni indipendenti da un punto di vista energetico.

Noi che siamo al 90% di raccolta differenziata.

Noi che sperimentiamo una mobilità; realmente sostenibile.

Noi che ci inventiamo, ogni giorno, proposte e iniziative che mettono in discussione un modello di sviluppo folle, insensato e iniquo, dimostrando che si può; prendere un'altra strada e che sarebbe ora, finalmente, che anche in questo benedetto Paese qualcuno se ne accorgesse.

Invece di proporre e propugnare sempre e solo impianti nucleari, inceneritori, cementificazione, sviluppo ...

Siamo stanchi, e profondamente amareggiati, che a parlare di queste cose siano sempre e soltanto quelli che, come nel caso della questione rifiuti in Campania, quella situazione hanno contribuito a creare in 16 anni di finta emergenza rifiuti ...

Siamo stanchi, e profondamente delusi, che nella TV di Stato e in certe trasmissioni, gli ospiti siano sempre gli stessi: segretari di partito, esperti (magari segnalati da qualcuno ...), sondaggisti ...

Chiediamo, dopo anni di lavoro e impegno, che il nostro modello, le nostre pratiche e il nostro messaggio, possano raggiungere il vasto pubblico che ogni sera, a reti unificate, si collega alle tv generaliste e assorbe informazioni di parte, che mostrano solo una parte (tra l'altro sempre più insostenibile) della realtà !

Chiediamo voce, per dare voce alle centinaia di amministratori locali che, da servitori dello Stato, stanno tenendo in piedi con la loro azione quotidiana questo Paese di politici parolai e inconcludenti !

Temiamo, a differenza di quanto accaduto al Ministro dell'Interno, che questo appello possa cadere nel vuoto. Speriamo, sinceramente, di essere smentiti dai fatti.

Cordialmente,

Marco Boschini - Coordinatore Associazione Comuni Virtuosi

Domenico Finiguerra - Sindaco di Cassinetta di lugagnano (Milano)

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UDITE ! UDITE ! Sabato 11 dicembre saremo in piazza!

Dalle 10 alle 12,30 ci trovate al mercato coperto di viale Dante.

Dalle 15 alle 18,30 ci spostiamo in Piazza delle erbe.

Presso il banchetto del MoVimento 5 stelle novarese sarà distribuita gratuitamente copia del secondo numero del giornale regionale.

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Cattelan-L-O-V-E.jpg

Foto dell'opera di Maurizio Cattelan (L.O.V.E. (2010)) esposta davanti a palazzo Mezzanotte, sede della Borsa di Milano.

E' con piacere che leggiamo e diamo spazio al contributo che ci è arrivato

La cultura e la politica sono concetti inscindibili da sempre!
Lo sviluppo storico dell'arte e della cultura è strettamente legato alla coscienza politica di ogni popolo.
Questo binomio coesiste fin dall'antichità. Le leggi dello stato hanno da sempre influenzato la morale, la scienza, l'arte e la cultura dei popoli. Quest'ultima infatti è ed è sempre stata testimonianza del pensiero politico.

Ci sono stati momenti nella storia in cui l'arte ha tentato di rivendicare una propria autonomia dal contesto sociale e politico. Nonostante ciò l'arte non si astrae mai dalla realtà storica del proprio tempo, anzi, ne diventa rappresentazione nel bene e nel male perché ne affronta tematiche e problematiche esaltandone la potenza o talvolta denigrandone l'ideologia.

Credo che negare ai cittadini un spazio come la Barriera Albertina (unico spazio pubblico a Novara) all'espressione del pensiero politico, sia un gesto di impoverimento ai danni della collettività.

Negare un luogo così prezioso impoverirebbe Novara e le nostre coscienze!

Lettera firmata

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