Dopo le ultime rivelazioni di Wikileaks non si fa che parlare di crisi della diplomazia. La domanda da farsi però è questa: perché abbiamo bisogno di Wikileaks? Non dovrebbero essere i giornalisti a fare il lavoro di Assange?
Per rispondere dobbiamo vedere che cosa fa Assange con Wikileaks (estratto da wikipedia):
"WikiLeaks (dall'inglese "leak", "perdita", "fuga [di notizie]") è un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro che riceve in modo anonimo, grazie a un contenitore (drop box) protetto da un potente sistema di cifratura, documenti coperti da segreto (segreto di stato, segreto militare, segreto industriale, segreto bancario) e poi li carica sul proprio sito web. WikiLeaks riceve, in genere, documenti di carattere governativo o aziendale da fonti coperte dall'anonimato.
Il sito è curato da giornalisti, attivisti, scienziati. Comunque i cittadini di ogni parte del mondo possono inviare (sono anzi invitati a farlo) materiale "che porti alla luce comportamenti non etici di governi e aziende" tenuti nascosti.
Gran parte dello staff del sito, come gli stessi fondatori del progetto, rimane anonima.
L'organizzazione dichiara di verificare l'autenticità del materiale prima di pubblicarlo e di preservare l'anonimato degli informatori e di tutti coloro che sono implicati nella "fuga di notizie".
Nonostante il prefisso, il progetto non è un wiki e non ha alcun legame con Wikimedia Foundation, l'organizzazione senza fini di lucro che possiede i server di Wikipedia. WikiLeaks, per scelta, non ha alcuna sede ufficiale. Infatti vuole essere «una versione irrintracciabile di Wikipedia che consenta la pubblicazione e l'analisi di massa di documentazione riservata». Lo scopo ultimo è quello della trasparenza da parte dei governi quale garanzia di giustizia, di etica e di una più forte democrazia."
A questo punto ci si può chiedere: perché qualcuno che ha documenti riservati li deve spedire a Wikileaks? È lecito pensare che un attivista che vuole che la verità venga fuori prima di rivolgersi alla rete mandi i suoi rapporti ai media tradizionali. La risposta complottistica è che questo avviene, ma i giornali non li pubblicano perché pressati da interessi di lobby.
Oltre a questa considerazione, almeno per l'Italia, si può dire che ai giornalisti tradizionali mancano gli strumenti per capire che succede online. In Italia l'esempio principe è il famoso Calidari-report i cui omissis sono stati tolti dal blogger Gianluca Neri / Macchianera (blogger che a volte pubblica dei documenti riservati, come gli script di Lost, che però non sono certo paragonabili ai report di Wikileaks).
Da qui un'altra conclusione: i whistblower mandano i documenti a Wikileaks perché sono più competenti, perché sanno che troveranno persone che credono nella libertà di accesso alle informazioni volenterosi di pubblicare i documenti ricevuti e, probabilmente, perché Wikileaks è stato tra i più attivi promotori, sostenitori e sviluppatori della legge islandese sui media moderni (la IMMI - Icelandic Modern Media Inititive).
Tra gli articoli della legge si vedono sanciti il diritto ad accedere all'informazione, la libertà dell'informazione dall'azione delle lobby e, soprattutto, la tutela delle fonti e delle gole profonde.
Né i media tradizionali né stati diversi dall'Islanda sembrano aver intrapreso un processo di tutela dell'informazione e diffusione dei principi della sua libertà e accessibilità (in Italia nessun giornale che ha parlato tanto della IMMI si è degnato di tradurre la legge, dimenticandosi che l'accessibilità ha a che fare anche con la lingua in cui i dati sono messi a disposizione).
Per come stanno le cose, quindi, sembra che non possiamo fare a meno di figure come Assange e di progetti come Wikileaks. La sventura è che i giornali non riescano a star dietro al modello Wikileaks e non siano in grado di replicare questo modello. Ok, a volte c'è chi ci prova a usare i dossier. Il guaio è che spesso invece che riceverli e pubblicarli online, li produce in proprio e stampa su carta...










