Ottobre 2011 Archivio articoli

crisi finanziaria

Senza vergogna, interessati solo a salvare il "feticcio euro", siamo andati a chiedere soldi anche...alla Slovacchia


Eh sì; per poter impiantare il fondo EFSF (European Financial Stability Facility), è stato stabilito che tutti i 17 membri della UEM diano l'assenso. Come dire, o tutti o nessuno.


Uno dirà: "beh, mi pare giusto, tutti dovrebbero contribuire alla salvaguardia dell'euro"; notato il condizionale?


Eh sì, perché imporre l'unanimità è un modo astuto per mettere all'angolo chi la pensa diversamente. Esattamente come porre la fiducia in parlamento; ti costringe a dire sì. Ciascuno di noi potrebbe legittimamente chiedersi (anzi, fatelo, poi chiedete in giro dei pareri) se sia veramente così importante che tutte e 17 le nazioni UEM debbano usare la stessa moneta in assenza di:


  1. Un'unione di tipo politico, con struttura federale

  2. Un'unica disciplina del mercato del lavoro

  3. Un'unica legislazione fiscale


Cioè in assenza di tutti quei requisiti che rendano omogeneo un territorio e quindi instaurino, almeno a livello teorico, pari condizioni per tutti.


Ovviamente la risposta è NO. Gli effetti di politiche di questo tipo, che si possono riassumere con "due nazioni, una moneta", sono sempre stati fallimentari. Voi astuti lettori direte che un esempio, o più esempi, NON fanno una dimostrazione, ma è la logica stessa che indica come folli le strategie di unificazione monetaria in assenza di unificazione politica.


Vediamo un esempio emblematico: l'Argentina. A fine anni '80, l'Argentina aveva conosciuto una fase di iper-inflazione. Nel 1989 ad esempio i prezzi crescevano del 200 per cento su base mensile e del 5.000 per cento su base annua; Per combattere questo problema, il paese sudamericano decise di adottare un sistema di currency board: per legge venne dichiarato (1992) un cambio fisso con il dollaro Usa e si stabilì che ogni cittadino argentino potesse chiedere la conversione in dollari di qualsiasi ammontare di pesos (convertibilità piena). Per poter mantenere il cambio fisso e la convertibilità piena, la Banca centrale argentina doveva detenere un ammontare di riserve in dollari (e in titoli a breve denominati in dollari) almeno pari all'intera quantità di pesos circolante nel Paese. Risultato? Un disastro.


Avere un cambio fissato tolse ogni potere monetario alla banca centrale, che, di fatto, non poteva fare altro che adottare le determinazioni della riserva federale americana. Avere un aggancio al dollaro del tipo indicato, era come aver adottato il dollaro come moneta nazionale. Il cambio fisso consentì all'Argentina di eliminare l'inflazione ma si tradusse rapidamente in una grave perdita di competitività per il sistema produttivo argentino: il pesos era sopravvalutato e quindi la carne e i prodotti argentini faticavano ad essere venduti all'estero mentre il paese era invaso da prodotti importati.


Nel 2002 dopo una violenta crisi culminata con disordini, il peso fu svalutato del 40%; ciò ridiede ossigeno alle aziende; successivamente l'aggancio fu definitivamente abbandonato, non prima che si arrivasse al cambio di 3 pesos per un dollaro nel 2005.


In Brasile si fece un'azione analoga, che produsse, disordini a parte, più o meno gli stessi effetti.


La morale è una sola; nel momento in cui più nazioni con economie e sistemi politici diversi adottano la stessa moneta, le economie forti prosperano e quelle deboli si strangolano, non potendo più usare la leva monetaria per agevolare imprese e famiglie.


E' quello che accade con l'euro; le economie forti (Olanda, Germania, Francia) ne traggono beneficio duraturo, quelle deboli, finiscono per avere debiti fuori controllo ed aziende non competitive. L'unico vantaggio dell'euro è stato nella fase iniziale, quando ci ha permesso di rifinanziarci il debito a tassi migliori di quelli vecchi.


Ma ovviamente l'euro è stato elevato a dogma; esso non si deve toccare, dunque come si fa per salvarlo?
Perché è della salvezza della moneta unica per tutti, di cui si parla, NON certo della salvezza della Grecia, dell'Italia o di qualche altro "piig".


Si fa una bella colletta da parte degli stati, anche di quelli già in crisi, per poi prestare questi soldi agli stati più in crisi affinché tali stati possano ripagare i loro debiti pagando pure gli interessi. (vero che sembra una stronzata? Lo sembra perché lo è, infatti).


E' come con l'usuraio: tu non ce la fai a pagare il debito e la soluzione è prestarti altri soldi affinché tu possa continuare a pagare le rate...fino al punto che tu ti arrenderai ed l'usuraio si prenderà tutto quello che è tuo (e infatti il piano salva Grecia è, di fatto, una svendita della nazione, un po' come lo è la lettera della BCE per l'Italia).


Così, andando in giro con il piattino, ecco che siamo andati pure dalla Slovacchia, con i suoi 5 milioni di abitanti ed il suo PIL di 87 miliardi (il nostro è circa 1500 miliardi). Ecco i fatti:


Il 12 ottobre il parlamento Slovacco NON ha ratificato l'adesione al fondo EFSf; il governo presieduto da Iveta Radicova aveva inizialmente detto un «no» al prestito alla Grecia e un «sì» preliminare alla creazione del fondo salva-Stati, al quale allora la Slovacchia avrebbe dovuto contribuire con 4,37 miliardi di euro. A riforma avvenuta il contributo slovacco è salito a 7,7 miliardi di euro (circa il 10% del Pil).


La follia sta in queste cifre; andiamo a chiedere alla slovacchia, i cui fondamentali economici non sono il massimo, eccetto il rapporto debito/pil, ben il 10% della ricchezza prodotta in un anno. Come distruggere le finanze di una nazione, in una parola. Con questa bella pensata, il rapporto deficit pil esploderebbe ed il debito pubblico andrebbe dal 42 al 51%, quindi maggiori interessi sul debito e ulteriore aumento del rapporto deficit pil con conseguente necessità di nuove tasse per ridurre l'ìndebitamento.


Una cagata pazzesca

Dati economici (fonti):

PIL87 miliardi€
DEBITO ESTERO23,3 miliardi€
DISCCUPAZIONE12,5%
DEFICIT/PIL7,8%
DEBITO PUBBLICO/PIL  42%

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Il Movimento 5 Stelle di Novara ha riscontrato l'odiosa indifferenza da parte del consiglio comunale a ridursi il gettone di presenza percepito dai consiglieri. La nostra proposta di tagliare il compenso del 10%, fatta durante la campagna elettorale e depositata attraverso una mozione fin dal mese di luglio, richiedeva (come se ce ne fosse bisogno!) di partecipare, mediante una riduzione del gettone di presenza, alle sofferenze economiche della cittadinanza. Diamo atto alla giunta comunale di aver adottato il taglio del 7% delle indennità, in via definitiva. Abbiamo sempre ritenuto che la nostra proposta di allineamento economico fosse equa e dignitosa, non certamente demagogica e estemporanea, ma perfettamente inquadrata nella generale convinzione che l'attuale politica viva al di sopra delle risorse rispetto a quanto la comunità locale possa offrire. Purtroppo, oggi abbiamo riscontrato che le altre rappresentanze politiche non comprendono l'urgenza della limitazione dei costi della politica, favorendo inevitabilmente la frattura morale fra il corpo elettorale e le istituzioni cittadine. Di fronte a tanta insensibilità, l'unico soggetto politico che abbia posto con vigore e chiarezza il problema del trattamento economico dei nostri "dipendenti" è il Movimento 5 Stelle, il quale certamente non ripiegherà dinanzi agli arroccamenti conservatori della "casta", dimostrandosi il solo interlocutore politico credibile davanti alle richieste della cittadinanza.

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Manifestazione degli indignatos del 15 Ottobre. Siamo partiti da Novara alle 5:00. Il filmato è solo il primo di una serie.


Gli altri spezzoni video della giornata romana sono disponibili alla pagina
del nostro canale youtube, in alternativa trovate i video del canale youtube nella barra laterale scorreteli e troverete i video della manifestazione.

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Dal 20 giugno 2011 è nato EQUAL, un progetto sulle pari opportunità del Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle Piemonte, di cui sono referente.

In seguito alla discussione della tesi di laurea specialistica dal titolo "Gli organismi di parità in Piemonte. Il caso della Regione Piemonte e della Provincia di Torino", ho fatto alcune riflessioni e, nel mio piccolo, ho provato a pensare a delle soluzioni. Durante la stesura della tesi, che inizialmente doveva affrontare il tema della scarsa partecipazione delle donne in politica, decisi di intervistare il Consigliere Regionale Bono per domandargli: "Perchè anche nel Movimento 5 Stelle ci sono poche donne?".

Potrei dire che EQUAL parte da questa domanda. Parte dal desiderio di un'elettrice che vorrebbe una maggiore partecipazione delle donne all'interno della politica, soprattutto della nuova politica, fatta da giovani. Parte dall'impegno di una giovane laureata che da sempre studia, si informa e si interessa della condizione femminile in Italia ed in Europa.

Gli obiettivi che il Progetto EQUAL si è prefissato sono numerosi, sicuramente utili e sicuramente difficili:

  1. Aumento di donne attive e candidate all'interno della politica piemontese ed in particolare del MoVimento 5 stelle;
  2. Creazione del ruolo di "Referente di parità" all'interno dei gruppi/liste civiche 5 stelle piemontesi allo scopo di formulare proposte riguardanti tematiche legate alle pari opportunità: discriminazioni di genere sul lavoro, tematiche LGTB - lesbiche, gay, transessuali o bisessuali, etc... Lo scopo del Referente è quello di introdurre il concetto di "mainstreaming" di genere[1] all'interno di tutte le politiche sociali attuate nel proprio comune, attraverso alcuni miei suggerimenti e collaborazioni specifiche. Attualmente ho già incontrato alcuni gruppi del MoVimento 5 stelle, come Carmagnola, Biella, Pinerolo, gli attivisti della provincia di Cuneo, Rivoli e a breve incontrerò Novara e Grugliasco e tutti coloro che mi contatteranno;
  3. Riordinamento degli organismi di parità presso la Regione Piemonte. Il 28 settembre 2011 si è tenuto il primo incontro del Tavolo Tecnico per il riordinamento degli organismi di parità, al quale sono state invitate a partecipare donne impegnate nella vita sociale piemontese e che conoscono bene questi organismi di parità. Lo scopo del Tavolo è quello di produrre e consegnare, ai due Consiglieri regionali, una proposta di legge che riveda l'attuale organizzazione degli organismi di parità e/o eventuali proposte sulle modifiche statutarie dei differenti organismi (Consulta delle elette, Consulta Femminile, CRPO);
  4. Inserimento di un nuovo punto del programma nazionale del MoVimento 5 Stelle, sulle tematiche dei diritti civili. Infatti, temi come la pari rappresentanza di genere, le unioni civili (etero e omosessuali), o il congedo parentale obbligatorio, non sono temi di destra o di sinistra, ma sono temi di TUTTI e sono fermamente convinta che debbano diventare temi del MoVimento 5 Stelle;

Da Giugno il progetto è sicuramente cresciuto. Grazie ai pareri degli attivisti, grazie al prezioso aiuto umano e pratico dello staff dei due consiglieri e, diciamolo, anche grazie ai consiglieri del MoVimento 5 Stelle che hanno dato la loro disponibilità ed impegno a seguire questi argomenti!

Vi aspettiamo in Via Cagliari 3/A alle ore 21.15, a Novara.

[1] Mainstreaming letteralmente significa stare nella corrente (nel filo) principale; con tale espressione si fa riferimento al tentativo di inserire la prospettiva e la dimensione di genere in tutte le politiche comunitarie

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L'inesauribile miniera di idee ed opportunità che la rete ci mette a disposizione, ha prodotto un nuovo strumento mediante il quale non abbiamo più scuse per non essere cittadini attivi.


E' disponibile un'applicazione al seguente indirizzo mediante la quale possiamo segnalare, veder immediatamente pubblicate sul sito, situazioni di "disagio cittadino" quali strade dissestate, affissioni abusive, verde pubblico abbandonato o in stato di degrado...


In somma, quante volte abbiamo visto "qualche cosa che non andava" ed avremmo voluto segnalarlo subito? Ora possiamo.


Ovviamente il Movimento5stelle appoggia entusiasticamente questo strumento di partecipazione dei cittadini alla costruzione di una città migliore. Si tratta infatti di un modo per coinvolgere attivamente i cittadini ed il coinvolgimento è uno dei nostri capisaldi.


Sottolineiamo anche che nella homepage del sito citato vi è il collegamento alla pagina con tutte le istruzioni di "affiliazione gratuita" dei comuni che volessero aderire al progetto. E' gratis, cari amministratori, che scusa avete per non farlo?


In somma, quante volte abbiamo visto "qualche cosa che non andava" ed avremmo voluto segnalarlo subito? Ora possiamo.
Fuori l'attivista che c'è dentro ciascuno, allora!


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Breve storia del progetto del velivolo d'attacco multiruolo (come dire: uccide in molti modi diversi) F35


Il 23 dicembre 1998 il governo D'Alema firma il primo "Memorandum d'Intesa" con il governo USA. Il solo biglietto d'ingresso al programma "JSF (Joint Strike Fighter è il nome del progetto)" per l'Italia è di 10 milioni di dollari, pagabili dal 1999.


Dal 2001 s'inizia a far sul serio. A ottobre la Lockheed Martin ottiene dal governo americano la più grossa commessa militare della storia statunitense, bruciando la concorrenza della Boeing: 200 miliardi di dollari per sviluppare e costruire i primi F-35. Marina e aeronautica ne ordinano già 3.000, pronti entro il 2034. In quel periodo, si era stimato un costo di 69 milioni di dollari per ogni F-35 uscito dagli stabilimenti della Lockheed


Nel 2001 Berlusconi torna al governo e poco dopo, nella primavera 2002, al Parlamento viene sottoposta la proposta di finanziamento del "Joint Strike Fighter". Le Commissioni di Difesa approvano la partecipazione alla "fase di sviluppo del progetto con un costo" che "per l'Italia ammonta a 1.028 milioni di dollari, pari a circa 1.190 milioni di euri (al cambio di 1,16 euro per dollaro)". Di che cosa si tratta? Il governo americano, nella fattispecie il dipartimento della difesa, ha stabilito TRE livelli di coinvolgimento nel progetto. A livelli diversi corrispondono impegni di investimento diversi e diversi gradi di coinvolgimento.


Livello 1: USA e Gran Bretagna


Livello due: Italia (socia di capitale al 5%) ed altri. Vi è da rimarcare che il livello 2 non contempla alcuna condivisone tecnologica, cioè la Lockeed Martin non ci permette di accedere al software di gestione del velivolo, senza il quale non solo non è possibile pilotare l'F35, ma neppure farlo decollare


Livello 3: Turchia ed altri


Infine i meri compratori del prodotto


Nel 2007 l'Italia ratifica la propria partecipazione al programma con l'ennesimo Memorandum d'Intesa. Alla firma è seguito un ulteriore impegno finanziario, di 664 milioni di euri, per prendere parte alla fase avanzata del programma; totale 1,854 miliardi che, va rimarcato, sono a fondo perso. Se Uno dei contrattisti maggiori si ritirasse, perderemmo 2 miliardi.


Si stabilisce la costruzione di un'unica linea (la cosiddetta "FACO") per l'assemblaggio degli F-35 la cui realizzazione è stata di recente assegnata da Alenia alla vicentina Maltauro, con una commessa di ben 185 milioni di euro. L'appalto aggiudicato dall'impresa Maltauro di Vicenza è per la sola costruzione del capannone prefabbricato, questa è la prima tranche che va interamente nelle tasche dell'impresa Maltauro e che a sua volta ha subappaltato la costruzione a 47 aziende delle quali 10 novaresi (ecco l'indotto) e cioè



  1. AUTOVICTOR (SAN PIENTRO MOSEZZO)

  2. CERUTTI LORENZO (BORGOMANERO)

  3. CREMONESI COSTRUZIONI (NOVARA)

  4. GENERAL SMONTAGGI (SAN PIETRO MOSEZZO)

  5. MAGRO PAOLO (VINZAGLIO)

  6. MANZELLA PIETRO (CASALINO)

  7. MASTER SOFT (NOVARA)

  8. SIRIANNI SAVINA (NOVARA)

  9. TELECONTROL (VINZAGLIO)

  10. TERRANELLA FRANCESCO (NOVARA).


Per complessivi 50 addetti

Il costo dello stabilimento di assemblaggio, dagli atti del Parlamento è quantificato in 605,5 milioni in euro, tra l'altro rispetto al preventivo del 2006 i costi sono triplicati, ma la ricaduta occupazionale è rimasta di 50 persone.



La costruzione dell'F-35 avverrà negli Usa (negli stabilimenti della Lockheed Martin in Texas) per le forze armate nordamericane e britanniche (2.581 aerei), e in Italia, dove si assembleranno velivoli per la nostra aeronautica militare (131 aerei) e per quelle degli altri sei partner internazionali del progetto: Olanda, Danimarca, Norvegia, Turchia, Canada e Australia; complessivamente 570 aerei; il sito di Cameri farà anche da linea di manutenzione dei velivoli ivi assemblati.


La prevista ricaduta occupazionale è stata stimata in 2000 a regime (nel novarese) e 10000 nell'indotto, su base nazionale.


Da allora:

  1. L'Olanda da 85 velivoli che voleva, ne c omprerà solo 2 (prototipi),

  2. la Danimarca rinvia di 4 anni,

  3. il Canada rinvia di 4 anni,

  4. la Turchia ha rinunciato, quindi si passa da 116 a zero,

  5. l'Australia è scettica.

  6. La versione F35b, a decollo corto è richiesta da Italia e Gran Bretagna (pochi pezzi per gli USA), che però ha deciso di rinunciare, quindi la linea verrà smantellata e la versione non prodotta


Totale: da 570 a 367 velivoli di cui 131 italiani

Le nuove stime di occupazione prevedono un picco massimo di 600 addetti (erano 2000) ed una stima media di 200; le parti saranno costruite da finmeccanica (che possiede Alenia, la committente italiana del progetto) senza un programma di nuove assunzioni, ma utilizzando una parte del personale esistente negli stabilimenti italiani esistenti.


Ricordiamo che finmeccanica ha in vista tagli e prepensionamenti in Campania è prevista la chiusura dello stabilimento di Casoria e la metà dei 1200 esuberi preannunciati. Le uscite dal lavoro previste si sommerebbero agli oltre 400 dipendenti che dovranno lasciare l'azienda entro il 2011; Sono globalmente 1200 i lavoratori dichiarati eccedenti da accompagnare alla pensione fino al 2016, 500 le persone da terziarizzare e 1000 quelle da mettere in cigs.


Sul progetto F35 pende poi la legge Nunn McCurdy, che impone una riapprovazione politica dei programmi militari nel caso il loro costo superi del 25% quello previsto all'origine, a meno che non subentrino questioni di urgenza ed interesse nazionale.


Tutto questo per dire che il progetto, che costerà, attualmente una cifra attorno ai 15 miliardi per 131 velivoli, è una follia economico finanziaria, dato che si inserisce nel filone di quello che è chiamata politica di investimenti nei lavori pubblici di "deficit spending" (spesa finanziata con indebitamento dello stato).


E' una follia economica poiché la ricaduta occupazionale è bassissima; la stima maggiore parla di 15 miliardi per dare lavoro a 600 persone per 30 anni, che significa 25 milioni per ciascun posto di lavoro; 830.000€ annui per ciascun lavoratore. Esagerando, ogni operaio specializzato possiamo stimarlo retribuito con 50000€ annui, dunque lo stato italiano avrebbe intenzione di spendere 15 miliardi per avere 131 aerei e dare così 900 milioni di stipendi. Francamente, se lo scopo è di fare qualche cosa per far lavorare qualcuno, allora costerebbe di meno pagare 600 persone per fare nulla o poco più.


E' una follia un sistema economico che è basato sulla produzione per creare occupazione che non ha senso (ed il calcolo precedente toglie ogni dubbio); se seguiamo le strategie in uso per fare occupazione, ci accorgiamo che si spinge


a) Sulla costruzione di infrastrutture e, in generale, sulle commesse statali allo scopo di ridurre la disoccupazione ed aumentare la domanda di beni
b) Sull'industria dei trasporti (incentivi)
c) Sull'alleggerimento delle imposte gravanti sull'industria privata per incoraggiarla a riprendere la produzione e ad assumere

Tutto questo non fa altro che rafforzare i monopoli ed indebitare gli stati. Sapete chi ha progettato questo? Attuale vero? Invece si tratta del piano Reinhardt e Schacht, ministri delle finanze nella Germania nazista.

Le ricadute delle spese militari sono realmente nulle ed arricchiscono solo i grandi gruppi possessori della tecnologia.

Non è come spendere soldi per costruire una scuola, case popolari, ristrutturare e recuperare edifici pubblici, dove ci sono ricadute positive; l'industria degli armamenti non ha un benefico effetto collaterale, anche se, ogni tanto, qualcuno ci ricorda che è grazie ai militari che abbiamo il forno a micro-onde, non aumenta il benessere della collettività come può essere allestire un parco, costruire piste ciclabili, asili; le armi sono costruite con un unico scopo: essere usate. Altrimenti devono solo essere mantenute lustre e, dopo un po', sostituite. L'unica ricaduta che hanno sono le bombe o i bossoli.

Lodare l'industria degli armamenti come portatrice di prestigio tecnologico e occupazione ricorda solamente i decenni bui della corsa agli armamenti della Germania nazista; anche allora l'industria bellica portatrice di posti di lavoro era ben vista. E' ora che chi ci governa la smetta di ricattare i cittadini con la scusa del lavoro. Chiunque faccia l'occhiolino ai disoccupati promettendo loro lavoro in cambio della costruzione di armi fa solo un gioco squallido.

Il Movimento 5 stelle ribadisce la sua netta contrarietà al progetto e per questo, ha già depositato una mozione in consiglio comunale Segnala questo articolo ad un amico via email Twitter PDF Technorati Wikio

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