Senza vergogna, interessati solo a salvare il "feticcio euro", siamo andati a chiedere soldi anche...alla Slovacchia Eh sì; per poter impiantare il fondo EFSF (European Financial Stability Facility), è stato stabilito che tutti i 17 membri della UEM diano l'assenso. Come dire, o tutti o nessuno. Uno dirà: "beh, mi pare giusto, tutti dovrebbero contribuire alla salvaguardia dell'euro"; notato il condizionale? Eh sì, perché imporre l'unanimità è un modo astuto per mettere all'angolo chi la pensa diversamente. Esattamente come porre la fiducia in parlamento; ti costringe a dire sì. Ciascuno di noi potrebbe legittimamente chiedersi (anzi, fatelo, poi chiedete in giro dei pareri) se sia veramente così importante che tutte e 17 le nazioni UEM debbano usare la stessa moneta in assenza di:
Cioè in assenza di tutti quei requisiti che rendano omogeneo un territorio e quindi instaurino, almeno a livello teorico, pari condizioni per tutti.
Ovviamente la risposta è NO. Gli effetti di politiche di questo tipo, che si possono riassumere con "due nazioni, una moneta", sono sempre stati fallimentari. Voi astuti lettori direte che un esempio, o più esempi, NON fanno una dimostrazione, ma è la logica stessa che indica come folli le strategie di unificazione monetaria in assenza di unificazione politica.
Vediamo un esempio emblematico: l'Argentina. A fine anni '80, l'Argentina aveva conosciuto una fase di iper-inflazione. Nel 1989 ad esempio i prezzi crescevano del 200 per cento su base mensile e del 5.000 per cento su base annua; Per combattere questo problema, il paese sudamericano decise di adottare un sistema di currency board: per legge venne dichiarato (1992) un cambio fisso con il dollaro Usa e si stabilì che ogni cittadino argentino potesse chiedere la conversione in dollari di qualsiasi ammontare di pesos (convertibilità piena). Per poter mantenere il cambio fisso e la convertibilità piena, la Banca centrale argentina doveva detenere un ammontare di riserve in dollari (e in titoli a breve denominati in dollari) almeno pari all'intera quantità di pesos circolante nel Paese. Risultato? Un disastro.
Avere un cambio fissato tolse ogni potere monetario alla banca centrale, che, di fatto, non poteva fare altro che adottare le determinazioni della riserva federale americana. Avere un aggancio al dollaro del tipo indicato, era come aver adottato il dollaro come moneta nazionale. Il cambio fisso consentì all'Argentina di eliminare l'inflazione ma si tradusse rapidamente in una grave perdita di competitività per il sistema produttivo argentino: il pesos era sopravvalutato e quindi la carne e i prodotti argentini faticavano ad essere venduti all'estero mentre il paese era invaso da prodotti importati.
Nel 2002 dopo una violenta crisi culminata con disordini, il peso fu svalutato del 40%; ciò ridiede ossigeno alle aziende; successivamente l'aggancio fu definitivamente abbandonato, non prima che si arrivasse al cambio di 3 pesos per un dollaro nel 2005.
In Brasile si fece un'azione analoga, che produsse, disordini a parte, più o meno gli stessi effetti.
La morale è una sola; nel momento in cui più nazioni con economie e sistemi politici diversi adottano la stessa moneta, le economie forti prosperano e quelle deboli si strangolano, non potendo più usare la leva monetaria per agevolare imprese e famiglie.
E' quello che accade con l'euro; le economie forti (Olanda, Germania, Francia) ne traggono beneficio duraturo, quelle deboli, finiscono per avere debiti fuori controllo ed aziende non competitive. L'unico vantaggio dell'euro è stato nella fase iniziale, quando ci ha permesso di rifinanziarci il debito a tassi migliori di quelli vecchi.
Ma ovviamente l'euro è stato elevato a dogma; esso non si deve toccare, dunque come si fa per salvarlo?
Perché è della salvezza della moneta unica per tutti, di cui si parla, NON certo della salvezza della Grecia, dell'Italia o di qualche altro "piig".
Si fa una bella colletta da parte degli stati, anche di quelli già in crisi, per poi prestare questi soldi agli stati più in crisi affinché tali stati possano ripagare i loro debiti pagando pure gli interessi. (vero che sembra una stronzata? Lo sembra perché lo è, infatti).
E' come con l'usuraio: tu non ce la fai a pagare il debito e la soluzione è prestarti altri soldi affinché tu possa continuare a pagare le rate...fino al punto che tu ti arrenderai ed l'usuraio si prenderà tutto quello che è tuo (e infatti il piano salva Grecia è, di fatto, una svendita della nazione, un po' come lo è la lettera della BCE per l'Italia).
Così, andando in giro con il piattino, ecco che siamo andati pure dalla Slovacchia, con i suoi 5 milioni di abitanti ed il suo PIL di 87 miliardi (il nostro è circa 1500 miliardi). Ecco i fatti:
Il 12 ottobre il parlamento Slovacco NON ha ratificato l'adesione al fondo EFSf; il governo presieduto da Iveta Radicova aveva inizialmente detto un «no» al prestito alla Grecia e un «sì» preliminare alla creazione del fondo salva-Stati, al quale allora la Slovacchia avrebbe dovuto contribuire con 4,37 miliardi di euro. A riforma avvenuta il contributo slovacco è salito a 7,7 miliardi di euro (circa il 10% del Pil).
La follia sta in queste cifre; andiamo a chiedere alla slovacchia, i cui fondamentali economici non sono il massimo, eccetto il rapporto debito/pil, ben il 10% della ricchezza prodotta in un anno. Come distruggere le finanze di una nazione, in una parola. Con questa bella pensata, il rapporto deficit pil esploderebbe ed il debito pubblico andrebbe dal 42 al 51%, quindi maggiori interessi sul debito e ulteriore aumento del rapporto deficit pil con conseguente necessità di nuove tasse per ridurre l'ìndebitamento.
Una cagata pazzesca
Dati economici (fonti):
| PIL | 87 miliardi€ |
| DEBITO ESTERO | 23,3 miliardi€ |
| DISCCUPAZIONE | 12,5% |
| DEFICIT/PIL | 7,8% |
| DEBITO PUBBLICO/PIL | 42% |





