Maggio 2012 Archivio articoli

Approvato in Regione un nostro fondamentale emendamento per mantenere una netta separazione dei ruoli tra chi gestisce la raccolta differenziata e chi lo smaltimento dei rifiuti in termini di impianti a tecnologia complessa (soprattutto inceneritori).


In pratica, abbiamo rischiato che uno stesso operatore si occupasse di entrambe le fasi e questo avrebbe comportato uno scarso impegno nella fase di raccolta, oggi più onerosa, in favore di un maggiore smaltimento, oggi più redditizio grazie agli incentivi statali, le famigerate CIP6.

Un piccolo comma avrebbe rischiato di vanificare gli sforzi politici, dei tecnici, dei cittadini impegnati nella differenziazione dei rifiuti come richiesto dalla normativa europea ed italiana che richiede il 65% di raccolta differenziata al 2012 (mentre siamo poco sopra il 50% in Piemonte).

Lo smaltimento in discarica o tramite incenerimento deve essere un'attività residuale.

La riduzione, la raccolta differenziata e il recupero di materia devono essere i settori dove investire risorse ed impegno.

Per questo stiamo lavorando ad un Piano Regionale Rifiuti che preveda di raggiungere l'obiettivo Rifiuti Zero entro il 2020 rendendo inutile sia l'inceneritore di Torino che quelli che si cercano di costruire in altre aree come ad esempio quello del Piemonte orientale e che riguarderebbe da vicino noi novaresi.

Massimiliano Fabbri

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QUATTRO MILIONI di € per un'inutile parata militare.


Una cifra imprecisata per la gestione della visita del Papa a Milano.


Non vogliamo che la parata sia "più sobria", non vogliamo pagare la gestione della visita papale, quando c'è gente che ha perso tutto.


Vogliamo che i soldi siano destinati alle vittime del terremoto. la politica e la chiesa dovrebbero dare l'esempio, infatti stanno dando, tanto per cambiare, un esempio negativo.

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mercato giorno prima zona sud 2 - 3 maggio 2012.jpg

E' passato circa un mese da che svariati ministri dell'attuale governo: Passera; Clini, hanno espresso posizioni contrarie agli incentivi alle fonti rinnovabili.

A partire proprio dal ministro dell'ambiente (e noi, fessi, che abbiamo sempre pensato al dicastero dell'ambiente come l'organo dell'esecutivo preposto alla salvaguardia dell'ambiente) Clini, si sono lanciati in mirati attacchi contro le fonti di energia rinnovabili. Si è detto che le rinnovabili costano troppo ai cittadini (ma poi, se uno va a fare il conto, il maggior costo ) è molto contenuto), dimenticandosi di dire che stiamo ancora pagando, in bolletta, i risarcimenti all'ENEL per l'uscita dal nucleare e soprattutto dimenticandosi di dire che la voce di maggior extra-costo nella bolletta elettrica sono le famigerate CIP6 , incentivi alla produzione di energia elettrica da fonti assimilate alle rinnovabili, quali inceneritori di rifiuti, gas di raffineria petrolifera, gas di cockeria (lo sappiamo, anche a voi viene il vomito). Ovviamente il ministro ed il governo non hanno tolto le CIP6, ma hanno invece dato una sforbiciata agli incentivi alle vere rinnovabili.

Per onestà intellettuale occorre riconoscere che è corretto, al decrescere del costo dei moduli fotovoltaici e delle turbine eoliche, diminuire gradualmente e parallelamente il valore degli incentivi. Dal decreto rinnovabili si capisce che, non solo la discesa degli incentivi sarà netta, ma anche le complicazioni burocratiche aumenteranno.

Il motivo? Ovviamente non si può prendere una posizione contro le rinnovabili (perché le linee guida europee sono per un incremento, contestuale alla riduzione di CO2), a causa anche del notevole numero di posti di lavoro che esse hanno creato e tutt'ora creano, allora bisogna boicottarle. Uno dice: "bisogna?" Sì, perché una lettura critica del decreto rinnovabili non può che portare a questa conclusione (e vi invitiamo a leggerlo). Allora, chi ci guadagna, ma soprattutto, perché tale urgenza?

E' presto detto, diamo un'occhiata al grafico iniziale, dei prezzi per megawattora alla borsa elettrica. Il giorno 3 maggio 2012 il prezzo offerto per l'energia immessa nella zona centro-sud Italia è stato ZERO e la cosa si è mantenuta per parecchie ore. Questo significa che per queste ore, chi ha prodotto energia con costo marginale (cioè ha dovuto convertire una materia prima in energia, acquistando tale materia prima), ha prodotto energia senza ricavare alcun profitto, cioè è stato fuori mercato e, almeno per gli impianti termoelettrici a rapido avvio, come le centrali turbogas, si è resa necessaria la fermata dell'impianto, mentre le centrali a ciclo Rankine hanno prodotto, seppur a ritmi ridotti, in perdita.

Nessun problema per le rinnovabili, che producono a costo marginale zero. Ovviamente i proprietari di questi grandi impianti (che bruciano tonnellate al secondo di combustibile) non saranno stati contenti della cosa che, all'aumentare degli impianti rinnovabili (magari anche di quelli che producono di notte, come gli idroelettrici e gli eolici), non potrà che spingere sempre più fuori mercato tali centrali. Allora occorre boicottare le rinnovabili.

Noi tutti capiamo che i privati perseguano il proprio interesse, che NON è necessariamente il bene della collettività, ma il proprio arricchimento personale, ma ENEL ed ENIPOWER sono dello stato, cioè nostre, per il 30% (cioè siamo i maggiori azionisti) ed abbiamo la "golden share", dunque, caro governo, che vogliamo fare? L'interesse dei cittadini o quello degli azionisti?

C'è anche una seconda conclusione: privatizzare aziende di stato come l'azienda elettrica, quella energetica o quella telefonica (e pure la ferroviaria) apre un enorme conflitto di interessi tra un'intera nazione ed un esiguo gruppo di azionisti i cui interessi rischiano (e per l'Italia è certezza) di prevalere su quelli dell'intera nazione. I nostri complimenti (e un vaffanculo no?).

Impariamo da Argentina e Bolivia, che abbiamo sempre presuntuosamente chiamato nazioni "in via di sviluppo"

Carlo Martelli

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E' sicuramente un grande dispiacere vedere una fetta importante dello sport cittadino scomparire: l'Asystel Volley Novara rappresenta la punta dell'iceberg di un movimento, quello della pallavolo femminile, molto popolare e praticato nella nostra città. Tuttavia... ebbene sì, c'è un "ma" che incombe sull'intera vicenda e che getta un'ombra inquietante sulla gestione dello sport a Novara.

Non appena dai vertici dell'Asystel è pervenuta la notizia della possibile fusione con Villa Cortese, subito da parte dell'amministrazione sono partite una serie di esternazioni e di azioni che avrebbero meritato miglior causa: l'assessore allo sport Agnesina si è detto sconcertato, soprattutto a fronte dei sostanziosi aiuti forniti dal Comune alla squadra e li ha persino voluti quantificare in 320.000 euro di compartecipazione costi per l'utilizzo dello Sporting e in ulteriori 40.000 Euro raggranellati grazie a una sponsorizzazione "agevolata".

Non contenti, sindaco e assessore hanno puntualizzato che avrebbero fatto tutto quanto nelle loro possibilità per mantenere il titolo sportivo nella nostra città e non lasciare lo Sporting vuoto come una cattedrale nel deserto.

Di fronte a simili affermazioni si comprende facilmente come ancora una volta manchi una visione generale del problema sportivo. Si vuole capire che lo sport agonistico non è altro che l'espressione massima, direi la naturale conseguenza, della maturazione della coscienza sportiva di una comunità? Non è importando titoli sportivi da altre città o allestendo manifestazioni sportive decontestualizzate che si "fa" sport.

La vicenda attuale dell'Asystel ricorda molto quella del basket, della Cimberio più che dei Draghi, ma con entrambe ha dei punti di contatto. Gli indimenticati Aironi, migrati da Borgomanero, erano stati protagonisti di campionati di alto livello e avevano innestato all'inizio anche un discorso di reclutamento giovanile, ma, piano piano, il disamoramento del principale sponsor (che per inciso è ancora nel mondo del basket, ma a Varese) avevano portato a un tracollo della squadra, che ritornò nel limbo delle serie inferiori, cedette il titolo sportivo e se ne andò definitivamente da Novara.

I Draghi di Castelletto Ticino, invece, erano stati convinti a furor di... sovvenzioni da parte della vecchia giunta di centrodestra a venire a Novara a giocare nel nuovo Sporting per valorizzarlo. Dopo un solo anno di patimenti nella Legadue, la squadra ticinese retrocesse e anch'essa ritornò all'ovile senza alcun risultato anche in termini di promozione dello sport cittadino.

Per Asystel la permanenza in città è stata più lunga, ma il progressivo ridimensionamento del settore giovanile, cominciato qualche stagione fa, doveva lasciare presagire l'esito finale della storia.

La domanda principale da porsi è: ha senso che un'amministrazione si ponga il problema di intervenire economicamente nella gestione delle dinamiche agonistiche?

A mio avviso no e questo perché il "bene pubblico" non ha figli o figliastri: perché l'Asystel e non la pallanuoto o l'hockey che stanno affrontando analoghi problemi economici? E' un problema di bacino d'utenza? Ok, ma pallanuoto e hockey sono società storiche, fortemente legate al territorio, e hanno creato una solida rete di reclutamento locale. La verità è che neanche esse dovrebbero ricevere un aiuto economico pubblico da parte del Comune, dovrebbero solo essere agevolate (o, quantomeno, non penalizzate) nello svolgere il loro lavoro.

Mi spiego meglio: compito di un'amministrazione dovrebbe essere quello di garantire che le proprie strutture siano adeguate all'esercizio di una disciplina sportiva, che non siano troppo costose per l'utenza, che siano gestite in maniera oculata e che la promozione dell'attività sportiva a tutto tondo, nelle scuole o in altri luoghi di aggregazione, sia favorita. In questo modo potrà alimentarsi un circuito virtuoso utile alla crescita culturale "sportiva" della cittadinanza e allo sviluppo di realtà sportive promozionali che, come corollario, portano alla nascita di società agonistiche proprie con un forte radicamento locale.

Mi chiedo: quando società di ginnastica artistica ultracentenarie, che hanno corsi frequentatissimi, con atleti che hanno vestito in passato la maglia azzurra, si allenano in tendoni arrangiati o rischiano di rimanere senza casa si fa il bene dello sport cittadino? No, ma sono le loro problematiche che devono essere la priorità di un Comune e di un assessorato.

Certo, è una strada più difficile da percorrere, è più facile trovarsi la pappa pronta e si acquisisce maggior visibilità, ma così non si va da nessuna parte. Se poi per la questione Asystel si parte dal presupposto che si deve per forza valorizzare un impianto (lo Sporting) che rischia di restare inutilizzato, siamo al paradosso: quanto deve ancora pagare lo sport novarese le scelte scellerate delle amministrazioni? Oltre a pagare le rate di mutuo per questa costosissima struttura adesso bisogna sostenere anche le realtà agonistiche perché vengano a usarla?

Con un bilancio comunale sempre piuttosto arrangiato nei numeri, il cui budget preventivo per lo sport è limitato ai minimi termini? A questa stregua forse le società novaresi staranno pensando: "Ridateci il Dal Lago e abbattete il mostro". E' ovviamente una provocazione... o no?

Paolo Canazza

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In questi giorni divampa su tutte le testate giornalistiche locali e on line, la polemica per l'appartamento assegnato e non ritirato da una coppia perché giudicato inadeguato.


Avremmo potuto evitare di commentare la situazione, ma in questo caso siamo certi che l'amministrazione nella figura specifica dell'assessore Augusto Ferrari si sia comportata in maniera esemplare e trasparente.


Quello che non ci è piaciuto è che non è giusto sfruttare una situazione di disagio di alcune persone per far si di dare voci a polemiche inutili in una situazione ormai drammatica. Non troviamo corrette queste strategie da bassa politica , con il mero scopo di scaldare gli animi.


E' un vecchio metodo usato per creare caos e infangare il nome di chi nonostante appartenga a un idea politica diversa non merita questo attacco. Massima solidarietà all' Assessore Ferrari per questo caso specifico.


Siamo invece perplessi sulla casa di Via San Bernardino da Siena; è ormai un anno che rincorriamo quegli alloggi con incontri al Ministero della Difesa a Roma , non è ragionevole che una giunta la cui maggioranza appartiene ad un partito che vanta a Roma oltre 200 deputati e più di 100 senatori , non riesca a sbrogliare questo nodo in tempi certi.


Elia Bruno

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Cari amici,

come ormai saprete i nostri mezzi di comunicazione sono:

  1. il sito
  2. la pagina facebook Movimento 5 Stelle Novara,
  3. il meetup ,
  4. l'incontro del venerdi alle 21.00 in Via Cagliari 3/a a Novara,
  5. il volantino che distribuiamo il sabato,
  6. da poco si è aggiunto Twitter.

Tutto ciò che facciamo è volontariato è la spinta al cambiamento che ci tiene per ore a discutere . E' il desiderio di un futuro migliore che ci trascina fuori di casa la sera a discutere per una rotonda , un parcheggio , la tassa di soggiorno , le case popolari , le fondazioni sportive , il teatro e quant' altro.

Non siamo tuttologi , ognuno di noi segue quello che gli piace di più o di cui ha più conoscenza e dove non sappiamo chiediamo ad altri esperti spiegazioni ed organizziamo incontri pubblici.

Tutto questo però ha un costo, la gestione del sito, l'affitto della sala, la bacheca davanti al comune, il plateatico per i banchetti del sabato , la stampa dei volantini che ora mai vanno a 100 all'ora, i manifesti.

Se vuoi aiutarci , ma non riesci a partecipare perché sei impegnato con lavoro e famiglia, puoi donarci qualcosa con Paypal , se non ne hai la possibilità , ma hai una stampante scarica il nostro pieghevole e diffondilo ai tuoi amici,ci serve ogni aiuto, anche se minimo.

Se credi di conoscere un argomento meglio di noi o vuoi farci una segnalazione non esitare mandaci un email info@novara5stelle.it oppure chiamaci al 328/8445855.

Elia Bruno

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Sarà capitato a molti di ritrovarsi coinvolti in una discussione politica; una cosa che spesso si impara, in tali discussioni (quando non siano fin da subito delle "discussioni da bar") è che dare una connotazione di che cosa siano "destra" e "sinistra" risulta cosa ardua. Abbiamo un immaginario collettivo di questi due concetti (che è più una collezioni di stereotipi), ma una descrizione no.

Arrivati a questo punto ci si rende conto che le ideologie (intese come collezione di "precetti" pronti), se non morte, sono quantomeno moribonde, dato che un'ideologia è pur sempre l'insieme dei pensieri di qualcun altro, rimaneggiati, eventualmente, ma fondamentalmente codificati da altri.

Più interessante, invece, è descrivere che cosa siano, nell'immaginario collettivo, "destra" e "sinistra" . Proviamo:

destra sinistra
rispetto delle regole vogliamoci bene
puntualità elasticità
precisione elasticità
legalità tolleranza
Ordine ordine, ma non repressione
Giustizia giustizia, ma non repressione
libertà di realizzazione personale egualitarismo
Famiglia Eterosessuale famiglia
Religioso (non praticante) libero pensatore
Vestito bene, sbarbato, pulito, capelli corti e curati (rasato) Vestito male, barba non fatta, capelli lunghi, non troppo pulito
lo Stato è oppressivo lo Stato è importante
Le tasse sono ingiuste Le tasse sono giuste, ma sono troppe
Bisogna far pagare le tasse a chi non le paga Non bisogna essere oppressivi nella riscossione dei tributi non pagati
libertà libertà limitata

Ovviamente la lista potrebbe continuare...

Se poi però si prendono due persone, l'una che si dichiari di sinistra, l'altra di destra, MA che siano intelligenti, disposte ad ascoltare e con buon senso, si scopre che è ben difficile trovare qualche cosa di sostanzioso su cui le posizioni siano divergenti.

Invece, la precedente e non esaustiva lista di contrapposizioni, ha alimentato ed alimenta spesso il FINTO contrasto politico tra i partiti che si proclamano di sinistra e quelli che si proclamano di destra (quelli che stanno al governo assieme, per semplificare) ; infatti:

  1. quelli di "destra" accusano quelli di "sinistra" di volere che tutti facciano ciò che gli pare, che le regole esistono, ma non bisogna proprio rispettarle, che vogliono la rovina dei cittadini con le tasse...
  2. quelli di "sinistra" quelli di "destra" di volere uno stato repressivo, di voler imporre il crocifisso, di volere distruggere lo stato a favore degli interessi dei privati...

se ci facciamo caso usano gli stereotipi contro gli avversari, ma se si va a vedere, le due politiche appaiono indistinguibili, pensiamo al governo attuale.

Un'altra cosa che accomuna la politica e che sfrutta gli stereotipi (nello stesso modo) è la considerazione del cittadino, equiparato ad un cretino. La cosa funziona così:

per mantenere lo stereotipo, che alla fin fine è quello che sancisce la differenza tra gli uni e gli altri (che, invece, sono pressoché indistinguibili), si "rinominano" i concetti in modo opportuno. Esempi?

Prendiamo il ddl "processo breve", dal soave titolo di provvedimenti contro l'ingiusta durata dei procedimenti, un bel nome che nasconde un inganno, no?

Oppure "lodo Alfano" dove per Lodo si intende "soluzione condivisa e non atto della maggioranza

Prendiamo "equitalia", così chiamata dal governo Prodi per sostituire il vecchio nome "riscossione S.p.a"; che bel nome, equitalia, vero? Perché un governo di sinistra non può passare per quello che ti viene a chiedere le tasse non pagate, no? Perché le tasse sono giuste, ma venirtele a chiedere se non le paghi no, perché se no sei "la destra"

Gli esempi potrebbero continuare, ma ormai le cose sono chiare. Vogliono sembrare diversi, MA NON LO SONO

Carlo Martelli

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Il Movimento 5 Stelle di Novara è indignato e condanna fermamente l'attentato compiuto oggi a Brindisi ed esprime il suo dolore alle famiglie, toccate così da vicino da questo gesto criminale e odioso.


Il luogo in cui è avvenuto il crudele disegno delittuoso dimostra che l'educazione ai valori civili e democratici è considerata da questi assassini un pericolo reale e temibile per le loro sciagurate imprese.


La formazione culturale e professionale dei giovani è vista non come uno strumento certo e fecondo per la piena realizzazione della convivenza civile, ma come ostacolo a un modello di cittadino libero e attivo nella società.


Questi principi vitali e liberali, che non possono trovare spazio in un'organizzazione criminale basata sulla sudditanza e sull'omertà, devono essere proclamati con vigore e fermezza da tutti i nostri concittadini, specialmente dalle nuove generazioni, oggi duramente colpiti da un vigliacco attentato.


Il Movimento 5 Stelle rinnova il cordoglio per questa giovane vittima ed esprime i più sentiti auguri di guarigione ai numerosi feriti.

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L'attento osservatore direbbe che sono come i cani di Pavlov; esce un sondaggio nel quale il moVimento 5 stelle va sopra il 7% e supera la lega (forse è questo quello che li ha fatti maggiormente strizzare) ed ecco che proliferano articoli (stampa, repubblica, corriere della sera solo per citare quelli "meno parziali"), dichiarazioni "autorevoli" e importanti esponenti politici che attaccano duramente Grillo ed il moVimento.


Questa cosa è singolare, ma interessante e va analizzata. In primo luogo per gli attacchi in sé. Gli attacchi vengono da soggetti che, prima dei risultati elettorali delle regionali 2010, simpatizzavano, anche apertamente (vedi Vendola) per il moVimento, salvo poi attaccarci (avete fatto perdere la Bresso, togliete voti alla sinistra). Unica interpretazione possibile? Venivamo trattati amichevolmente perché si sperava che dirottassimo i voti in uscita dal centrodestra, non è accaduto e siamo diventati un nemico; i sondaggi ci davano, a livello nazionale, attorno al 2,5-3% e, con una soglia di sbarramento per l'accesso alla camera del 4%, si poteva pensare che saremmo rimasti fuori.


Poi abbiamo cominciato a salire nei sondaggi, ed ecco che il terzetto Alfano, Casini, Bersani se ne esce con una proposta di riforma elettorale con sbarramento più alto (si diceva 7%) e, per salvaguardare una parvenza di democrazia, si introduce la "mascotte": quelli che restano fuori, hanno diritto ad un rappresentante, così se ne stanno zitti e non rompono più il c****. Rendiamoci conto che il 7% è molto, ma, del resto, se il movimento è dato al 4,5%, non è che puoi mettere uno sbarramento al 5%, di solito siamo sottostimati, quindi ci vuole una "soglia di sicurezza"per di più la soglia non deve essere così alta da lasciar fuori troppi soggetti, quindi con il 7% dovrebbe entrare la lega, udc+fli ed anche un'eventuale sodalizio tra IdV e sinistre (dopo approfondiamo).


Ma che peccato! i sondaggi più recenti ci danno tra il 7 e l'8%, per cui comincia ad apparire chiaro che il 7% non possa bastare, ma neppure l'8% perché, a 'sto punto, ci vuole: "almeno il 40-50% in più del valore attribuito dai sondaggi, quindi (7%+il 40-50%% del 7%) 10-11%. Il 105 non appare sicuro, ma l'11% è ridicolo. Finché sono numeri bassi, si può essere fini ed aumentare di un punto alla volta, ma quando si arriva al 10%, il passo successivo dovrebbe essere 15%, altrimenti una cosa del tipo 11% o 13% suonerebbe sospetta. Ma restiamo a 10%. E' proponibile? NO. E' questo che hanno capito: il 10 è troppo. Vediamo perché:


Chi potrebbe restare fuori? Udc+fli quasi certamente, la lega certamente, idv certamente, il movimento FORSE, sel certamente, ma anche sel+idv+federazione delle sinistre, perché i soggetti politici sono così diversi che non possiamo sommare gli elettorati potenziali, inoltre, se lo sbarramento per un partito singolo è 10%, non è possibile mantenere anche quello di coalizione al 10, lo DEVI portare al 15% ed ecco che in parlamento ci andrebbero in due, pd e pdl,con circa il 40% dei voti espressi (che sono il 75% del totale, cioè il 30% che sta in parlamento ed il 70% che non ci sta e, per di più, il rischio che con il 22% dei votanti (16,5% degli elettori) si governi. Chiamala democrazia!


Capito questo, i nostri cari rappresentanti, hanno dovuto cambiare la strategia.


Eccolo il cambio: attacco personale diretto. Il moVimento in realtà non esiste, strillano come la lega, fanno antipolitica, sono demagoghi, sono pericolosi ed è meglio che la gente non li voti (questo l'han detto Bersani e Vendola, mica il "fruttarolo" sotto casa) perché chissà cosa possono combinare...


Fantastico; abbiamo scoperto che potremmo essere una rovina. Per chi? Per cosa? Ma soprattutto, con che faccia chi ha mandato la Nazione a pezzi ci viene a dire che il problema è in un soggetto politico che non è mai stato in parlamento? Stai a vedere un po' che la colpa è di chi non ha mai governato.


E quando ce lo vengono a dire? Quando si scopre che hanno rubato, cioè usato i soldi del finanziamento pubblico (quello che noi avevamo abolito) per farsi i cazzi loro, quando si scopre che il moVimento non prende il finanziamento pubblico, ma pretende che venga tolto.


Allora che cosa stanno facendo le due mummie? Stanno difendendo i loro privilegi, se va bene e la loro sopravvivenza politica, se va male.


Ci hanno continuato a dire che non è vero che sono tutti uguali; fino ad ora l'argomentazione principe era che loro non erano uguali al pdlega perché gli altri erano peggio (e loro il meno peggio), ora che fanno gli incontri a tre (Casini, Bersani, Alfano) per mantenere il finanziamento ai partiti e per alzare la soglia di sbarramento per accedere al parlamento, ora che Vendola resta doppiamente invischiato in fatti giudiziari, ora che la gestione dei bilanci non è diversa tra lega e piddì, è dura dire che sono meno peggio, allora bisogna trovare un "peggio" al quale rapportarci. Questo peggio è il moVimento, che non ruba, non prende finanziamenti, non ha portato l'Italia al baratro (né mantenuto le leggi vergogna fatte da mr.b).


Bene, facciamolo questo confronto, perché è vero: il moVimento 5 Stelle è diverso; è meglio


Carlo Martelli

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Ormai le dichiarazioni pubbliche contro una non ben definita "onda antipolitica" hanno coinvolto tutti.


Dopo vari esponenti delle segreterie di partito, dopo che gli stessi leader di pd, sel terzo e quarto polo, pdl, che hanno duramente attaccato la ventata di antipolitica, facendo anche il nome di Grillo, dimenticando che Grillo è tutto fuorché uno solo.

Sono arrivate anche personalità che hanno il dovere di essere al di sopra delle parti, come il presidente della Repubblica, oppure dovrebbero ben misurare le ingerenze nel potere temporale. Ecco allora anche il cardinal Bagnasco, presidente della CEI.

Ora sembra di essere tornati alle elezioni del 1948, quando la chiesa fece una pesantissima campagna elettorale contro l'allora partito comunista.

A differenza dei "leaders" di partito, però, il presidente della CEI ed il presidente della Repubblica, hanno citato "l'antipolitica" il primo e "antipolitica, l'antipartitismo ed il demagogo di turno" il secondo:

Allora, noi, cittadini tra i cittadini, chiediamo a voi due, cari presidente della Repubblica e della CEI:

Abbiate la decenza di fare i nomi;

vogliamo sapere i nomi di coloro che accusate di essere antipolitici, antipartitici e che ritenete colpevoli della crisi di sfiducia che c'è attorno ai partiti tradizionali.

Come urlò il giornalista Andrea Purgatori, fuori dall'aula dove la commissione stragi accertò per la prima volta, dopo oltre 10 anni, che c'erano stati depistaggi organizzati nell'inchiesta sulla strage di Ustica, all'indirizzo dei generali dell'aeronautica che avevano sempre negato, ora noi vi urliamo:

FUORI I NOMI

Carlo Martelli

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Il Sindaco ci dice: "i cittadini ci hanno chiesto durante la grande assemblea di "Insieme per decidere", che vogliono salvaguardare i servizi sociali, per non aggravare le difficoltà delle famiglie che già vivono problemi seri".

La traduzione fatta è: adeguiamo una tassa generale come la TARSU e così risolviamo il problema; spalmando in generale i costi che altrimenti sarebbero a carico di poche persone.

Sembra sensato e lo sarebbe, se si fossero messe in atto tutte le strategie per fronteggiare il momento attuale di disperazione economica, sia dei cittadini, sia delle istituzioni a cui i cittadini si appoggiano.

Invece, tanto per rimanere nell'ambito della tassa sui rifiuti (TARSU), attualmente il conteggio è sui metri quadrati di ogni abitazione e NON sul "prodotto", in forma di spazzatura, da ogni cittadino.

Le precedenti amministrazione comunali, e anche quella provinciale, si sono mostrate assolutamente impermeabili alle proposte formulate, di "tassa puntuale sul rifiuto prodotto", e assolutamente sorde alle rendicontazioni positive, portate ad esempio dai comuni virtuosi, Ponte nelle Alpi (Belluno) ad esempio. In concreto ecco di cosa si tratta.

Il costo di smaltimento dei rifiuti è oneroso. Le discariche costano e gli inceneritori pure. Bisogna quindi ridurre la quantità di rifiuto prodotto introducendo la "tassa puntuale" ovvero basata su quanto produco di rifiuto io cittadino. Naturalmente cercherò di produrre meno rifiuto possibile per pagare meno tasse possibili. Cosa buona e giusta. In questo modo il costo che l'amministrazione comunale deve sostenere per lo smaltimento, diminuisce nella stessa percentuale.

Esempio di Invorio (Novara) : introdotta la tassa, la produzione pro capite si è dimezzata e così i costi di smaltimento. Quindi, in una città civile, non sono necessari aumenti alle tasse, per mantenere calmierati i prezzi dei servizi fondamentali.

Riteniamo che servano idee e la volontà di applicazione. In sintesi quindi, la strategia del Riciclo totale si articola nelle seguenti 3 azioni, tra loro interconnesse :

  1. riduzione del rifiuto a monte
  2. aumento della raccolta differenziata porta a porta
  3. riciclo totale del rifiuto residuo (trattamento dei rifiuti a freddo)

Un noto scienziato diceva: C'è una forza motrice più forte del vapore, dell'elettricità e dell'energia atomica: la volontà.(Albert Einstein)

Gabriele Sozzani (Gabor)

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Allora ci siamo: finalmente è stata attribuita la rendita presunta alle case fantasma. Bene, era ora! Adesso passiamo all'incasso: questi immobili dovranno pagare l'IMU e gli arretrati ICI e IRPEF. La data da cui far partire il pallottoliere per riscuotere è il 1° gennaio 2007. Il comune è autorizzato a chiedere ai proprietari gli arretrati dei cinque anni precedenti, con sanzioni e interessi. Oltre a questo, il Comune deve controllare la regolarità edilizia di questi immobili, cioè che non siano ABUSIVI, e questi accertamenti sono obbligatori da parte dell'ente.


Qualora i proprietari facessero spallucce per l'accatastamento, si applicherebbero le nuove sanzioni (quadruplicate dall'Art. 2 del Dlgs 23/2011): si tratta di parecchie migliaia di euro (da 1.032 a 8.264), che rientrerebbero nella misura del 75 % nelle casse comunali.


Dall'albo pretorio comunale abbiamo compreso che si tratta di parecchie unità immobiliari.


Che cosa facciamo, cari Sindaco e Assessore Dulio? Li andiamo a prendere e chiediamo il dovuto oppure ci rivolgiamo ai soliti pagatori, che compiono sempre il proprio dovere di contribuenti?


A quando un puntuale controllo sugli affitti in nero e sui mancati cambiamenti sulle destinazioni d'uso (da abitazioni a uffici)?


Altri soldini per non tagliare lo stato sociale a voi tanto caro e usato come ritornello per giustificare l'esagerata pressione fiscale.


Il Movimento 5 Stelle lo dice apertamente e senza tentennamenti: PRIMA si recupera il dovuto dagli evasori e POI si chiede un sacrificio ai contribuenti, fatte salve le fasce più disagiate. Non il contrario.


E per piacere, cari amministratori, evitate di dirci che ora non fate in tempo ad andare a prendere le tasse non pagate, che intanto pagano le case accatastate e poi andrete alla caccia dell'evasione, perché ancora una volta, avrete deciso che è più comodo far pagare sempre gli stessi, quelli che pagano.


Starete dimostrando che chi rispetta le regole è un deficiente.

Allora, visto che è chiaro che non farete in tempo a portare molti evasori a pagare, date almeno un segnale che lo volete fare, in modo che non pensiamo che vogliate sempre favorire chi fa il furbo.

Tito Livio diceva "saldo è lo stato dove si obbedisce con piacere", voi mantenete uno stato dove non si obbedisce volentieri, dunque, ditecelo voi, è uno stato saldo?

Lorenzo Rolla

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Dopo l'annuncio del governo argentino di una rinazionalizzazione della quota di YPF (la petrolifera argentina) in mano alla compagnia privata europea repsol, di cui vi abbiamo dato notizia in un recente articolo, anche dalla Bolivia di Evo Morales arriva una lezione che somiglia di più ad un sonoro schiaffone.


Ecco la notizia:


La Paz, 02-05-2012


"Il decreto ha per oggetto quello di nazionalizzare a favore della Empresa Nacional de Electrificacion, il pacchetto azionario della società Rete elettrica internazionale (filiale internazionale di una compagnia spagnola) nell'Impresa Transportadora de Electricidad.


In altre parole, il popolo Boliviano rientra in possesso della sua rete di distribuzione dell'energia elettrica, rete in precedenza controllata da una società privata spagnola.


In una successiva nota, Evo Morales ha precisato che non si tratta di un esproprio, ma verrà pagato il giusto (e soprattutto qua per maggiori dettagli). Ulteriori notizie possono essere reperite qua.


Inutile dire che, ancora una volta, le istituzioni finanziare si sono apertamente schierate contro Morales, del resto, hanno i loro privilegi e li vogliono mantenere, no? Sembra la lotta ottocentesca e novecentesca per il mantenimento delle colonie.


Ma c'è anche un terzo episodio, passato in maggior sordina perché è stato letto più come una questione interna sudamericana (cioè un affare tra poveri) ed è l'annullamento dei contratti con la brasiliana Oas per la realizzazione di un'autostrada in amazzonia boliviana; i detrattori dicono che le questioni ambientali sollevate da Morales siano un pretesto; giudicate e leggete da voi e portate contributi.


Ricordiamo infine che non si tratta di fatti isolati, infatti non è la prima volta che il governo boliviano nazionalizza compagnie controllate da paesi occidentali. Nel 2008 Morales aveva nazionalizzato tre compagnie petrolifere (Compania Logistica de Hidrocarburos, Chaco, Andina), un rete di trasporto di idrocarburi (Transredes) e la compagnia telefonica Entel, filiale di Telecom Italia. Nel 2009 toccò invece alla compagnia aerea Air BP e nel 2010 fu il turno di 4 imprese elettriche.


Amministratori che curino gli interessi della collettività, è questo che vorremmo, no?


Carlo Martelli

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YPF=Yacimientos petroliferos fiscales

Era il 1992, l'Argentina se la passava economicamente male (un po' peggio di come stiamo noi oggi, ma non molto) a causa di una pessima idea: agganciare la moneta nazionale (il peso) al dollaro con cambio 1 a 1 e perdita di sovranità monetaria, potendo battere moneta solo proporzionalmente alla riserva federale americana (per continuare il paragone, anche noi abbiamo agganciato la nostra ex moneta al marco per tramite dell'euro, con cambio fisso 1marco=989,99lire e perdita della sovranità sulla moneta, dato che è la BCE a batterla).

La crisi finanziaria e di liquidità che ne derivò, unita ad un'esplosione del debito, portò la nazione alla bancarotta. Come sempre, invece di intervenire sul problema (cioè il motivo per il quale la nazione finiva strangolata), si intervenne sui sintomi fino a quando fu possibile. Invece di sganciare il peso dal dollaro, lo si mantenne, invece di ridurre gli sprechi, si aumentarono le entrate; come? Svendendo le aziende di stato, le aziende dei cittadini, con il risultato di impoverire ancora di più l'Argentina. Eh già perché - ma che caso - gli stati si privano delle aziende che fanno utile, mica di quelle che perdono soldi. Si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite. L'abbiamo già ribadito. SE vendo un'azienda che fa utile, è vero che porto a casa del contante SUBITO, ma mi privo degli utili PER SEMPRE; alzi la mano chi pensa che sia un buon affare.

Una delle aziende, un vero gioiellino, era YPF, la petrolifera argentina, titolare di impianti, riserve accertate, sistema di distribuzione e diritti di estrazione in aree di futura prospezione. YPF, grazie a Carlos Menem, finì nelle mani della spagnola repsol per 15 miliardi di dollari (vedi il link precedente) e ha generato, da allora, profitti per: 46,65 miliardi di dollari ( qua la fonte e tassi medi di cambio calcolati annualmente reperiti su yahoo finance) (il 25% della società è tornata ad investitori privati argentini nel 2007 per cui da 24,3 miliardi bisogna tenere conto che le corrispondenti tasse rientrano in Argentina). FINO AD ORA.

Nonostante vere e proprie minacce (e anche "qua"., alcune delle quali, molto velatamente, prospettavano un possibile coinvolgimento militare (cosa non fanno le multinazionali per continuare a fare soldi a nostre spese...arrivano addirittura a convincere i governi a minacciare o effettuare interventi militari) della Spagna (che non possiede repsol, che è un gruppo privato), il governo della Kirchner ha deciso di riprendere la quota di controllo di YPF, il 51%; di questa quota, il 51% sarà in mano al governo federale ed il resto in mano ai governi regionali argentini.

Ovviamente la notizia, ove riportata, lasciava intendere che si trattasse di un esproprio, cioè mi prendo ciò che è tuo e basta.; falso, le quote saranno remunerate e quando il prezzo per azione verrà quantificato, vi aggiorneremo, ma, evidentemente, anche pagando ai prezzi di borsa, l'incasso attuale non remunererebbe la perdita di utile futuro; chissà perché gli stati non se lo ricordano quando vendono la roba nostra

.

Motivo? L'Argentina si è ritrovata a dover acquistare dall'estero il petrolio (avendolo in casa) ed a pagare una compagnia straniera per acquistare il petrolio argentino (se l'azienda petrolifera è proprietà repsol, l'Argentina sta comprando da repsol, cioè da un gruppo privato spagnolo, il petrolio argentino; bella cazzata vero?). Per la prima volta dal 1987, comunque, l'Argentina si è ritrovata con un saldo netto negativo sulla bilancia dell'energia primaria per 3 miliardi di dollari.

Vi è anche da dire che è stato recentemente scoperto un giacimento (vaca muerta) corrispondente a 900 milioni di barili equivalenti di petrolio, una "ricchezza" che gli argentini hanno ritenuto fosse loro e non di investitori stranieri (e come dar loro torto?).

Infine la Kirchner ha affermato che il costante calo nella produzione di idrocarburi in Argentina è dipeso dalla mancanza di investimenti della repsol, interessata unicamente ad una politica di alti dividendi. Ovviamente questo è stato duramente contestato, ma sono stati gli stessi dirigenti repsol ad affermare che "la loro controllata sudamericana non investiva" ( dichiarazioni repsol)

.

Finalmente, nonostante la reiterata minaccia internazionale di tagliare investimenti, prestiti, finanziamenti (come sempre c'è la paura che la festa finisca per tutti e non solo in Argentina), uno stato si decide a fare gli interessi dei cittadini (ma guarda un po', e noi cretini che pensiamo che è esattamente ciò che uno stato dovrebbe fare).

Ancora una volta, dopo la dichiarazione di fallimento del 2001, l'Argentina ci mostra come spezzare le catene di una finanza internazionale che bada solo al profitto e tiene alla catena governanti fantoccio.

Pensiamo che ciò non ci riguardi? Errore! Monti è qua per fare proprio le stesse cose.

Carlo Martelli

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Come i politici di professione in Italia vedono i cittadini che pagano le tasse

Lo Stato non fa sconti sull'IMU per gli anziani in casa di riposo... e la casta (forse ma alzi la mano chi ci crede!) si dimezzerà i rimborsi elettorali...
Non ci sono parole...


Che schifo !!!


Da fonte autorevole apprendiamo che i Comuni potranno considerare, come abitazione principale, le case NON affittate degli anziani che si trovano nelle case di riposo.


Ma questa "concessione" dello Stato dovrà pesare sulle spalle dei
Comuni, perché il Governo dei professori non rinuncerà alla sua quota (si chiama "quota erariale", l'IMU girata interamente allo Stato).


La farsa: prima sì, poi forse, OGGI NO !!!


Si chiude definitivamente e in modo deplorevole: ora i familiari dei lungodegenti dovranno appellarsi alla bontà dei Comuni, i quali, a loro volta, saranno costretti a fare i salti mortali al fine di concedere questa agevolazione.


I sindaci, per garantire la quota riservata allo Stato, chiederanno ad altri cittadini di contribuire in misura maggiore per "salvare" dalla
mannaia dell'aliquota seconda casa i nostri anziani residenti all'ospizio.


Complimenti a questo Governo dei tecnici...(con tecnici così non abbiamo bisogno di strozzini)


Non bisogna neanche immaginare che il Movimento 5 Stelle di Novara si presti a una porcata di questo genere!


ll nostro eletto, Luca Zacchero, si batterà in ogni modo, in Consiglio Comunale affinché, nel regolamento cittadino sull'IMU, l'alloggio NON affittato di un/una novarese in casa di riposo sia equiparato all'abitazione "principale" e quindi goda dell'aliquota e della detrazione più favorevoli.


Nella versione finale del testo, successiva agli ultimi sub-emendamenti, è stata però tolta la previsione che disapplicava la quota erariale su questi immobili (si veda Il Sole 24 Ore di ieri).


In questo modo, come spiega l'articolo 13, comma 11 del D1201/2011, la quota erariale risparmia solo l'abitazione principale indicata dalla legge statale, e riportata al comma 7 dello stesso articolo, e non quelle "assimilabili" dai Comuni (previste al comma 10).


Di conseguenza, i sindaci che vorranno riservare il trattamento di favore agli anziani ricoverati, dovranno versare soldi aggiuntivi allo Stato: l'Erario, infatti, chiede il 3,8 per mille lordo, senza detrazioni, mentre l'assimilazione all'abitazione principale paga di norma il 4 per mille con la detrazione da 200 euro.


E il quadro è anche peggiore nei Comuni che ipotizzeranno aliquote più basse sulla prima casa.


Il Movimento 5 Stelle chiede:


la fine dei rimborsi elettorali... BASTA mantenere la casta sulle spalle della povera gente!


F I N I T E L A !!!


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Grafico dell'andamento dello scioglimento dei ghiaccia artici - Rilevazione satellitare del 22/04/2012.


Fedeli all'idea che la cultura, la conoscenza e l'informazione siano fondamentali per "creare una cittadinanza consapevole, informata e quindi veramente "libera" (e così sdoganiamo questa bellissima parola, usata ed abusata per quasi due decadi da gente che neppure sa che cosa voglia dire), ecco qua un'altra notizia.


E' del 22 aprile 2012 la rilevazione satellitare sul polo Nord che vi proponiamo.


Per la seconda volta negli ultimi dieci anni, l'area dei ghiacci marini artici è pressoché uguale alla media degli ultimi 30 anni (cioè da quando si fanno le rilevazioni satellitari); l'altra volta fu nel marzo del 2010.


Precisiamo che l'area ghiacciata (ice area) è diversa dall'estensione ghiacciata (ice extent), infatti:

  1. Estensione ghiacciata = superficie marina occupata per almeno il 15% da ghiaccio.

  2. Area ghiacciata = superficie marina ghiacciata al 100%.


Nota metodologica: se abbiamo 5 chilometri quadrati occupati per il 20% da ghiaccio, avremo 5 chilometri quadrati di estensione ghiacciata e 1 chilometro quadrato di area ghiacciata (5x20:100)


Si tratta di un dato puntuale, evidentemente, ma è comunque una notizia, unita al fatto che, come dalla parte bassa del grafico si deduce, i ghiacci artici hanno fatto un discreto recupero rispetto alla media, nell'ultimo anno.


Nel 2010 la cosa non ebbe seguito, anzi, la crisi estiva fu accentuata e portò al solito disastro di settembre (2 milioni di chilometri quadrati di deficit), quindi teniamo d'occhio la situazione.


Dobbiamo anche dire, in conclusione, che nel recente recupero hanno influito svariate variabili climatiche favorevoli, fra le quali una Nina forte (periodico raffreddamento superficiale delle acque del pacifico sud-orientale) ed un'attività solare debole, ma di questo avremo modo di parlare in altri articoli...


Carlo Martelli


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Giovane disoccupato che vive nella disperazione della sopravvivenza giornaliera.


Come hanno già illustrato i miei colleghi il tasso di occupazione è il numero dei lavoratori più il numero dei disoccupati fratto il numero delle persone in età lavorativa in un dato paese in un dato momento.


Nonostante il fatto che dal 1997 ad oggi in Italia siano stati creati oltre due milioni di posti di lavoro questo tasso confrontato a quello degli altri paesi, soprattutto quelli anglosassoni è molto basso. Per dare una cifra che rende l'idea basti pensare che il Regno Unito, che ha grosso modo la popolazione dell'Italia, ha un numero di lavoratori pari più o meno 28.500.000 contro un numero di lavoratori italiani pari a 22.500.000, una differenza netta è di 6.000.000 di unità. Una cifra stratosferica.


Molte sono le spiegazioni che gli studiosi hanno dato per questo fenomeno, dal fatto che nei paesi stranieri la percentuale di lavoro nero è più bassa al fatto che comunque la produttività oraria dei lavoratori italiani è più alta.


Io in questo intervento vorrei soffermarmi su altre spiegazioni possibili che sono meno conosciute. Voglio sostenere la tesi che il tasso di occupazione italiano è più basso di quello degli altri paesi anche perché In Italia il settore della economia informale è più esteso e fornisce in forma gratuita beni che nei paesi avanzati sono offerti da lavoratori ed imprese in regime di mercato, e perché il numero degli impiegati pubblici in Italia è più basso rispetto a quello degli altri paesi.


In Italia il tasso degli impiegati pubblici, cioè quelle persone che sono entrate tramite concorso nella pubblica amministrazione ed hanno un contratto di assunzione a termine o a tempo indeterminato sono il 16% sul totale dei lavoratori. In America e in Gran Bretagna sono il 20 % sul totale dei lavoratori.


Negli altri paesi, inoltre, rispetto all' Italia è molto più sviluppato il settore nonprofit.


Per settore non profit, in estrema sintesi, si intendono tutte quelle aziende private che forniscono beni di pubblica utilità.


In Italia ricordiamo le cooperative sociali di tipo A. In base ai dati pubblicati su senza scopo di lucro, Barbetta 1996 che fanno riferimento ad una ricerca transnazionale effettuate dalla John Hopkins university in Italia in tale settore lavorano circa 416000 lavoratori pari all'1,8% del totale degli occupati. Negli USA tale percentuale sale al 6,8% in Francia al 4,2%, in Gran Bretagna al 4 %, In Germania il 3,7%.
Tutte le ricerche che sono state fatte dopo di questa, In Italia come negli altri paesi, confermano questi dati.


Ad ulteriore conferma dell' ipotesi oggetto di questo intervento volevo citare l'articolo di Robert Reich, economista e ministro del lavoro del governo Clinton, pubblicato su affari e finanza del 28 novembre 2005. Robert Reich, facendo riferimento a dei lavori che sta conducendo ultimamente, rivela che i lavoratori, a livello mondiale, si dividono in tre gruppi: Lavoratori sociali, lavoratori creativi ed operai.


I primi sono quei lavoratori che erogano servizi alla persona, lavorano nel pubblico o nel settore non profit.


I secondi sono lavoratori con alta formazione e , a loro volta, sono costituiti da due sottogruppi , quelli che lavorano in ambito nazionale e sono protetti dagli ordini professionali e quelli che hanno dimestichezza con la dimensione globale della economia.


Su gli operai penso non si debbano dare spiegazioni. Ebbene in tutto il mondo sono in crescita come numero e come percentuale i lavoratori sociali e di lavoratori creativi globali, sono in calo gli operai e sono di dubbio futuro i creativi nazionali.


Queste tendenze sono riscontrabili anche in Cina.


Ai fini di questo intervento possiamo soffermarci solo sui dati relativi ad i lavoratori sociali.


In pratica la società sta cambiando, i beni che prima venivano prodotti dalla famiglia ora vengono prodotti dal settore non profit o dallo stato.


Se ritorniamo ai dati citati all'inizio, osserviamo che se al tasso di occupazione italiano aggiungessimo quel tre per cento che manca al non profit e quel quattro percento che manca al settore pubblico avremmo un risultato del tutto in linea con quello degli altri paesi avanzati.


Perché in Italia il settore non profit non è sviluppato come negli altri paesi?


Perché la famiglia è ancora forte e fornisce beni quali quelli della cura agli anziani e della cura ai bambini che all' estero sono forniti dalle non profit e dallo Stato.


Accanto a questa spiegazione che può essere letta da alcuni in chiave positiva (la famiglia forte è considerata un valore) il terzo settore è sottorappresentato anche perché il regime fiscale non lo agevola come negli altri paesi.


A questo problema si è voluto ovviare dando la possibilità di dedurre dal reddito imponibile le donazioni ad enti non profit sulla falsariga di quello che avviene nei paesi britannici.


Ci sono comunque dei servizi che la famiglia non è in grado di erogare e che non vengono erogati nemmeno dallo Stato.


In pratica alcune fasce di popolazione svantaggiata non sono coperte dallo stato sociale perché lo stato non destina loro adeguate risorse.


Questo è dovuto all'enorme peso della retribuzione del debito pubblico che abbiamo in Italia.


Noi abbiamo un debito pubblico quasi doppio rispetto alla maggioranza degli altri paesi ma una tassazione in percentuale sul pil simile.


Significa che quello che spendiamo per pagare le cedole dei bot e dei cct viene sviato dalla istituzione dei nuovi servizi.


In conclusione:


La forza della famiglia riduce il bisogno di lavoro sociale e riduce il tasso di occupazione (perché quelli che fanno assistenza in famigli a titolo volontario non vengono calcolati come occupati) ed in un colpo solo spiega i differenziali (logicamente in parte) tra il tasso di occupazione di paesi come l' Italia e la Spagna e quelli nordici e tra il tasso di occupazione tra l' Italia del nord e l'Italia del sud (la maggior parte del non profit è localizzato nel settentrione).


La carenza di servizi pubblici alla persona dovuta al fatto che in Italia dobbiamo pagare circa il 2 % del PIL in più di interessi sul debito pubblico rispetto agli altri paesi contribuisce al fatto che vi siano meno lavoratori sociali quindi un tasso di occupazione minore rispetto ad altri paesi.


Volevo inserirmi sul dibattito acceso su quanto è successo in Francia e sulla conclusione tratta dal mio collega sulla necessità di ridurre le garanzie per i parassiti della prima repubblica in favore dei giovani.


Volevo ricordare anzitutto che nel manifesto gli autori propongono un mix di interventi sia sul lato della domanda che sul lato della offerta.


E dicono a chiare lettere che, per essere efficaci le loro proposte devono essere accolte in toto, accogliere solo le proposte sul lato della offerta non servirebbe a nulla.


Circa le proposte sul lato della domanda conto di rispondere in seguito.


Volevo soffermarmi su quanto è successo in Italia negli ultimi anni.


Sull'articolo di Tito Boeri e Garibaldi del 9 gennaio 2006 la crescita occupazionale registratasi in Italia ammonta a 2.000.000 di unità.


Visto che sul lato della domanda non si è fatto nulla, visto che di conseguenza il PIL è stagnato e si è cresciuti pochissimo il risultato è straordinario.


Gli stessi autori però rivelano che, pur non essendoci ancora statistiche attendibili in proposito, almeno la metà dei nuovi posti è precario.


Il problema è che i precari sono quasi tutti giovani!!!!


Affermare come si fa da più parti che non c'è stata la tanto temuta precarizzazione del lavoro perché esso non supera il 9% del totale è quello che in termini tecnici si definisce 'cazzata colossale'.


I nuovi posti sono tutti precari, man mano che la generazione del baby boom andrà in pensione questa verrà sostituita dai precari che si sta per assumere in questo periodo e il posto fisso scomparirà.


In pratica sta succedendo che, grazie alla convenienze dei nuovi contratti le imprese e lo Stato stanno assumendo molti giovani con forme precarie.


Questi si aggiungono ai lavoratori a tempo indeterminato che sono gia nelle aziende e nella pubblica amministrazione.


Questo nell' immediato fa lievitare i tassi di occupazione.


Man mano però che i baby boomers andranno in pensione il tasso di occupazione tornerà al punto di partenza ed avremo, in termini assoluti una stragrande maggioranza di lavoratori precari sul totale degli occupati.


Questa tendenza è già in atto, i dati della banca di Italia hanno infatti rivelato l'arresto della crescita del tasso di occupazione.


Se, ceteris paribus, abolissimo l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, assisteremo ad una accelerazione del fenomeno che ho testè enunciato e assisteremmo all'uscita anticipata dei baby boomers ed all'ingresso, in numero inferiore, dei giovani 'precarizzati'.


Contribuisce a mantenere alto il tasso di occupazione generale la riforma della pensioni.


Andare in pensione più tardi garantisce che continuino a lavorare persone che se andassero in pensione non verrebbero sostituite.


Senza interventi sul lato della domanda non si va da nessuna parte!!!


Nello stesso articolo, per ridurre la precarizzazione si propongono tre interventi:


  • Ridurre la complessità del mercato del lavoro dovuta alla proliferazione delle forme contrattuali che ha fatto seguito alla approvazione della legge Biagi.Questo intervento mi trova d' accordo. Da una parte ridurrebbe i costi di consulenza del lavoro per le imprese. Questo costo non è da sottovalutare. Un cedolino paga costa ad una azienda 100 euro, una consulenza più approfondita molto di più. Questi costi riducono la appetibilità di alcune forme come il part time, all'imprenditore assumere una persona piuttosto che due conviene perché risparmia 100 euro al mese di spesa per il cedolino. Alcune delle nuove forme inoltre sono ai limiti dello schiavismo (vedi il lavoro a chiamata) e, soprattutto poco utilizzate, per cui se ne potrebbe fare volentieri a meno.

  • Garantire un minimo salariale.
    Questo provvedimento, a mio avviso sacrosanto, però è criticato perché è ritenuto responsabile di una contrazione della domanda di lavoratori poco qualificati. In Italia però non si corre questo pericolo, quelli che incontrano maggiore difficoltà sono i laureati, prevedere un minimo salariale potrebbe spingere gli imprenditore ad occupare meglio i loro laureati e ad aumentare la produttività delle proprie aziende.

  • Favorire il passaggio verso contratti a tempo indeterminato. Per raggiungere questo obiettivo gli autori suggeriscono di aumentare il periodo di prova presente nei contratti a t.i. a tre anni. E' un provvedimento simile a quello preso in Francia e oggetto dell'intervento del mio collega D'AMATO.
    Cosa potrebbe produrre un tale intervento in Italia?
    Spiazzerebbe completamente le agenzie di lavoro interinale, porterebbe gli imprenditori ad assumere solo con questo contratto riducendo nei fatti la complessità.
    Manterrebbe comunque le garanzie dell' art.18. Se il provvedimento fosse accompagnato con la restrizione della erogazione dei co.co.pro potrebbe, a parer mio, essere vantaggioso.

  • Questi interventi però non colgono quello che sta, secondo me, avvenendo a livello macro e cioè la sostituzione di lavoro stabile con lavoro precario.


    Se analizziamo i dati, inoltre, possiamo riscontrare un' altro fenomeno. I nuovi lavoratori in un anno lavorano molto di meno rispetto a i loro colleghi stabiliIn poche parole stiamo assistendo ad una colossale riduzione dell'orario di lavoro con conseguente arricchimento degli imprenditori...


    Dalla politiche dei redditi in poi abbiamo assistito ad un travaso di reddito pari al 5% del Pil dai salari ai profitti.


    In pratica si produce uguale, i lavoratori lavorano di meno e vengono pagati di meno, e la differenza se la pappano gli imprenditori.


    Ora arriviamo al punto dove volevo arrivare: ma non erano tutti d'accordo a ridicolizzare le teorie che suggerivano la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario?


    Ma non stiamo forse assistendo ad una riduzione dell' orario di lavoro costante nelle economie avanzate?


    Nel 1973 le ore lavorate da ogni lavoratore in Francia, Germania e UK erano rispettivamente 1771, 1804 e 1688. Nel 2000 tali grandezze sono scese a 1517, 1469 e 1491 (BURDA Wyplosz, macroeconomia).


    Perchè assistiamo a tale fenomeno?


    Volevo ricordare a proposito la teoria del mio professore di economia del lavoro Giovanni Mazzetti, volgarmente plagiato da Jeremy Rifkin,: la produttività del lavoro aumenta costantemente, questo riduce la necessità di lavoratori nei settori dove si produce, nella storia abbiamo assistito al travaso di lavoratori dall' agricoltura all' industria prima e dall' industria ai servizi poi.


    Questo fenomeno è, nel lungo periodo, a somma negativa!


    Gli operai che hanno sostituito i contadini erano di meno in numero, gli impiegati che sostituiscono gli operai sono di meno in numero.


    Questo fenomeno ha due risposte, una è il già citato aumento della produttività del lavoro, l'altro è che la domanda non è formata solo dal reddito ma anche dai bisogni.


    Un individuo può avere un reddito infinito ma se i suoi bisogni materiali sono soddisfatti non avrà bisogno di comprare nulla.


    Bene, io sostengo che nelle economie avanzate i bisogni sono saturi e il progresso tecnologico da una parte aumenta la produttività del lavoro e dall' altro produce beni durevoli che hanno un tasso di sostituzione inferiore rispetto a quelli che venivano prodotti in precedenza.


    Tutti hanno tutto.


    Si lavora e si produce di meno.


    Le vie di uscita sono due: mercificare il tempo e costringere le persone a comprare quello che prima ricevevano in dono (vedi mio intervento sul non profit) RIDURRE L'ORARIO DI LAVORO A PARITA' DI SALARIO


    L. G.

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Ieri (20 Aprile u.s.) i giornali italiani hanno scoperto, che, oltre ai disoccupati ufficiali, esistono altri 3 milioni di disoccupati "fuori lista", cioè non iscritti ad alcun elenco di persone che cercano un lavoro.


RICAPITOLIAMO:

  1. disoccupati ufficiali al 2008 ( prima della crisi) circa 2 milioni su 20 milioni di forza lavoro

  2. disoccupati ufficiali al 2012 (stima sulla base del calo del 20 % di produzione industriale rispetto al 2008 - v. Mario Deaglio su "La Stampa" di qualche giorno fa) : 20 milioni x 0, 20 = circa 4 milioni

  3. disoccupati " fuori lista " circa 3 milioni


VORREI SBAGLIARMI, ma anche ammesso che una parte del gruppo 3 sia compreso nel gruppo 2, il totale ad oggi dei disoccupati dovrebbe aggirasi intorno ai 6-7 MILIONI DI PERSONE, cioè il 30-35 % DELLA FORZA LAVORO, altro ché il 10 % ufficiale!


Se è effettivamente così, torna con forza l'imperativo: LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI.


Seguiamo bene il risultato delle elezioni di domani in Francia, dove dal 1998 la settimana lavorativa è di 35 ore (contro le nostre 40 ore).


F.T.


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Il 21 Aprile si è tenuta la manifestazione contro la Legge Regionale della Lombardia sulla chiamata diretta dei docenti, che sembra altre Regioni quali il Piemonte sono intenzionate ad adottare.


La chiamata diretta significa, che i docenti non di ruolo verranno scelti direttamente dai presidi senza punteggio, ma solo per conoscenza diretta.


In un luogo dove la cultura dovrebbe essere fondamentale averla, anche per gli amministratori, si torna al rapporto latifondista-contadino del secolo scorso che fece partire le sommosse dei contadini in Puglia guidate da Giuseppe di Vittorio primo segretario della CGIL.


In un Paese dove la corruzione è a livelli da Paese del Sud America, si pensa di risolvere il problema dei precari della scuola forse usandoli come bacino elettorale?


Un ipotesi che fa rabbrividire ma già accaduta in altri settori della Pubblica Amministrazione in Italia, si veda la Sanità ad esempio, speriamo che ciò non avvenga per la Scuola.


In molte regioni italiane, gli ospedali pubblici sono fatiscenti mentre le cliniche private fioriscono, e Novara non è da meno.


Di seguito gli articoli ed i video della manifestazione (godeteveli) :


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Ogni tanto vale la pena di "volare alto", abbandonare la melma politica nella quale l'Italia si dibatte (grazie ai nostri partiti politici, che però non perdono occasione di accusare il moVimento di essere la causa di tutto) ed aumentare le proprie conoscenze, diffondendo cultura.


Oggi parliamo di un interessante studio di (AGU Geophysical Research Letters) su una nota meta turistica del mediterraneo: l'isola di Santorini.


Non so a quanti sia noto, ma tale isola è quello che resta di un vulcano che esplose nel 1600 a.c. circa e distrusse completamente la civiltà minoica, provocando un'onda di maremoto che sconvolse le nazioni costiere del Mediterraneo (un evento analogo fu l'esplosione del vulcano Krakatoa nel 1883).


Uno dice: "ma la forma dell'isola non è affatto quella di un vulcano" e infatti è così; quasi tutto l'edificio vulcanico è sprofondato in mare (chilometri cubici di rocce) ed è quello che ha provocato il maremoto.


Attenzione, l'edificio vulcanico è sprofondato; per fare un paragone, possiamo pensarlo come la canna fumaria di una stufa, la camera magmatica (il serbatoio della lava, che sarebbe la stufa) è ancora al suo posto, dunque il vero vulcano è ancora al suo posto ed è qua la notizia; la camera si sta nuovamente riempiendo di lava.


Osservazioni satellitari e rilevazioni di quota evidenziano un sollevamento dell'isola, che da giugno 2011 ad oggi varia da 5 a 32 millimetri, sollevamento che si sta accentuando, infatti ora siamo ad ritmo medio di 18 centimetri annui.


Questo vuol dire che la camera magmatica è piena e sta cominciando a premere sull'involucro roccioso.


Stiamo a vedere.


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