Le rinnovabili non fanno bene solo perchè riducono le emissioni ma anche perchè democraticizzano la produzione di energia. Lo mostra bene quel che sta accadendo in Germania, dove, attraverso la partecipazione a cooperative spesso locali, 80mila tedeschi riescono a soddisfare il loro fabbisogno elettrico con energia pulita autoprodotta. Non fa bene solo perché è pulita ma anche perché è distribuita e democratica. L'energia da fonti rinnovabili,non è una rivoluzione solo perché riduce le emissioni di gas serra, ci evita le esternalità negative delle fossili e migliora la sicurezza energetica, ma anche perché permette di passare da un sistema energetico centralizzato, basato su grandi impianti concentrati nelle mani di grossi gruppi industriali come le centrali termoelettriche o nucleari, ad uno in cui la produzione di energia è distribuita in impianti più piccoli, è più vicina ai punti di consumo e può essere gestita direttamente dai cittadini, sia che si facciano l'impianto fotovoltaico sul tetto che si riuniscano in cooperative comunitarie. Un caso simbolo è quello di Prato allo Stelvio in Val Venosta dove gli abitanti, riuniti in una cooperativa, producono con un mix articolato di fonti rinnovabili più dell'intero fabbisogno energetico sia elettrico che termico e riescono a pagare così il 30-35% in meno sulla bolletta elettrica ed il 50% in meno sul riscaldamento. Altra positiva esperienza italiana di cui avevamo parlato è Retenergie, cooperativa ad azionariato popolare che ha già realizzato oltre un centinaio di impianti. Ora numeri confortanti sul fenomeno delle cooperative energetiche arrivano dalla Germania: sono 80mila i tedeschi che partecipano a cooperative per la produzione di energia pulita, dice uno studio redatto da Deutsche Genossenschafts- und Raiffeisenverband e.V. (DGRV), assieme a BSW-Solar, l'associazione tedesca del solare e all'Agenzia per l'energia rinnovabile (Agentur für erneuerbare Energien - AEE). Ottantamila cittadini i cui consumi elettrici domestici sono totalmente coperti dall'energia pulita prodotta dalle cooperative di cui sono soci. Nel paese, per molti aspetti un passo avanti a noi nella transizione all'energia pulita e democratica, infatti, negli ultimi anni sono state fondate oltre 500 cooperative che fanno rinnovabili con investimenti per circa 800 milioni di euro. Cooperative spesso basate a livello locale e su un azionariato popolare: nei due terzi dei casi la quota minima di partecipazione è sotto ai 500 euro e a volte anche sotto ai 100. Tra le rinnovabili preferite il fotovoltaico, sul quale investono circa il 90% delle cooperative tedesche, che sono piuttosto attive anche nel campo delle biomassee. Gli impianti non sempre sono piccoli: il 16 agosto è stato allacciato alla rete il Bosbüll Solar Project, un parco FV da 9,7 MW realizzato con investimenti di 75 residenti locali a partire dai 1000 euro. E assieme alle cooperative nascono nuovi strumenti per il crowdfounding: ad esempio il portale berlinese Crowd Energy, che nasce per mettere assieme progettisti, proprietari di tetti e terreni ed investitori, fornendo anche assistena burocratica e legale per realizzare progetti rigorosamente comunitari. Le cooperative e i progetti comunitari "rappresentano la democratizzazione dell'energia in Germania", sottolinea Carsten Körnig, CEO dell'associazione tedesca per il solare. Ma, oltre rendere possibile anche per chi non ha un tetto proprio la produzione di energia pulita, le cooperative svolgono anche un ruolo di formazione culturale. Come si scopre dallo studio infatti a spingere i soci non sono tanto le motivazioni economiche: la ricerca mostra che nella lista delle priorità di questi 80mila tedeschi prima del profitto vengono la difesa dell'ambiente, la promozione delle rinnovabili e la creazione di valore a livello locale. "Le cooperative energetiche stanno diventando una forza trainante nella transizione energetica. Offrono ai cittadini la possibilità di partecipare alla trasformazione del sistema energetico a livello locale e così aumentano la disponibilità ad accettare progetti energetici in quelle aree", commenta Eckhard Ott, presidente di DGRV. "La partecipazione dei cittadini aiuta a creare quelle competenze di cui c'è urgente bisogno per la trasformazione del sistema energetico su larga scala. Perché le persone impegnate nell'espansione delle rinnovabili a livello locale si dimosytrano poi disponibili ad assumersi anche altre responsabilità, ad esempio riguardo a quanto serve tecnicamente per la trasformazione del sistema energetico su scala più ampia", aggiunge Philipp Vohrer, direttore esecutivo dell'AEE. Articolo di Giulio Meneghello su qualeenergia.it Ora riflettete sul modello di sviluppo energetico italiano, basato su Carbone, Olio combustibile, Petrolio e Gas con una percentuale risibile di eolico e fotovoltaico. Questo modello italiano serve solo a tutelare gli interessi dei soliti poteri forti concentrando la creazione dell'energia nelle mani di pochi. Il modello tedesco sopra esposto punta a dare in mano ai cittadini la generazione dell'energia avendone un beneficio diretto: economico, ambientale e sanitario... Siamo noi i visionari o i politici italiani attuali pensano solo a tutelare i soliti gruppi di potere che li rinfocillano di voti alle elezioni ?
Gabriele Sozzani
(funzionalità per non vedenti)






