Lorenzin l’inossidabile

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Paolo Gentiloni ha appena diramato i nomi del governo Renzi bis (o governo copia-incolla). Nell’elenco compare anche quello che è, a tutti gli effetti, un ministro per tutte le stagioni del consociativismo. Beatrice Lorenzin è “l’highlander” della XVII Legislatura: cambiano i governi (Renzi, Letta, Gentiloni) ma lei, inossidabile, resta piantata sullo scranno del ministro della Salute .

Evidentemente oltre a garantire equilibri politici, Lorenzin è anche il soggetto più indicato per realizzare la progressiva e sotterranea operazione di smantellamento del nostro Servizio Sanitario Nazionale e di negazione del diritto alla salute.

Breve excursus degli oltre tre anni e mezzo di Lorenzin al dicastero di Lungotevere a Ripa: 4,3 miliardi di euro di tagli nel solo biennio 2015-2016 e diversi altri miliardi di tagli programmati per gli anni che verranno, 11 milioni di italiani che rinunciano alle cure, un Patto per la Salute (quello 2014-2016) mai nato, il tragicomico caso del fertility day. Ancora: i nuovi Lea sembra stiano finalmente per vedere la luce dopo un parto lunghissimo mentre per l’aggiornamento del nomenclatore tariffario siamo ancora in attesa di date certe. I risparmi derivanti dalla digitalizzazione della sanità restano una promessa reiterata.

Tra gli elementi di continuità delle politiche messe in campo da Lorenzin ricordiamo la farmaceutica: la tutela degli interessi delle aziende del comparto è stata decisamente maggiore rispetto a quella nei confronti dei cittadini e delle casse dello Stato. In tal senso esemplare è il caso della cura dei soggetti affetti da epatite C: il prezzo altissimo del farmaco non consente l’accesso al trattamento di tutti i cittadini che ne avrebbero bisogno.

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Creare una nuova fermata per tutti i treni freccia

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L’amministrazione Novarese sta studiando una soluzione “tampone” che prevede la sostituzione temporanea del servizio Frecciabianca con Regionali Veloci,in attesa dei nuovi orari dove il Sindaco vorrebbe un treno ogni mezz’ora per Milano per trasformare Novara in un capolinea suburbano di Milano.

Ricordiamo al Sindaco che Novara è già un capolinea suburbano e l’orario dei treni(consultabile sui siti di Trenord e Trenitalia ) prevede non 2 ma bensi 4 treni in un ora da e per Milano.

– Per quanto riguarda Trenord con la linea S6 da Novara Fs al passante di Milano la cadenza è un treno ogni mezz’ora dalle 5:18 alle 23:18 con percorrenza di 52 min (Milano porta Garibaldi).
– Dall stazione Novara Nord per Milano Cadorna un treno suburbano ogni ora dalle 6:11 alle 21:11 con tempi di percorrenza di 1 ora e 2 minuti.
– Per quanto riguarda Trenitalia Piemonte un Regionale Veloce da Novara FS a Milano Centrale ogni ora dalle 6:04 alle 0:04 con un buco alle ore 11:04 con tempi di percorrenza di 42 minuti.
– Da Milano a Novara la cadenza è la stessa.

Chiediamo invece al Primo Cittadino di Novara di condividere la soluzione proposta dal Movimento 5 Stelle, soluzione condivisa dalla Regione Piemonte e dalla stessa Lega Nord,inserita nel DFR (DOCUMENTO UNICO ECONOMICO FINANZIARIO REGIONALE) dove la stessa Regione Piemonte si impegna a studiare un progetto di interscambio tra la linea storica Torino-Milano e la linea Alta Velocità.

Una proposta che mira a creare una nuova fermata  per tutti i treni freccia, fermata denominata NOVARA EST situata di fronte alla banchine dell’attuale stazione che permetterebbe ai pendolari Novaresi di raggiungere Milano in 20 Minuti e Torino in 30 minuti.

Chiediamo al Sindaco Canelli di prendere in considerazione questa concreta occasione per migliorare la qualità della vita per i pendolari Novaresi e di tutto il Piemonte Orientale.

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Il papocchio delle Province

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A seguito del risultato del referendum del 4 dicembre u.s., le Province sono confermate, ma vengono immiserite finanziariamente e sottratte al voto dei cittadini. In Piemonte le Province dovrebbero addirittura assumersi a breve anche la gestione dei rifiuti, oggi svolta dai morituri Consorzi.

Molti sono i dubbi sui risparmi ottenibili da questo papocchio. Comunque sia, rimarrebbero in capo alle Province l’edilizia scolastica delle scuole superiori, la tutela dell’ambiente e la pianificazione dei trasporti, in soldoni la gestione di 5.100 scuole, di 130.000 km di strade e il contrasto al dissesto idrogeologico.

Secondo l’UPI (Unione Province Italiane) il Governo dovrebbe distribuire con urgenza 650 milioni €uro tra le Province e 250 milioni €uro  tra le città metropolitane, altrimenti le Province e le città metropolitane non potranno fare fronte ai servizi primari del riscaldamento nelle scuole medie superiori e dei piani neve, oltre a tutto il resto. Tutti questi elementi dovranno essere tenuti presenti il prossimo 8 gennaio, quando verranno nominati (non eletti) i nuovi Consigli Provinciali.

Bene ha fatto il M5S a votare contro questa falsa riforma delle Province, che invece di cancellarle e di trasferirne le funzioni alle Regioni e a Comuni, le ha ingarbugliate e impastoiate.

Gli studenti terranno  d’occhio il riscaldamento negli ambienti scolastici per non dovere stare in aula col cappotto, gli automobilisti staranno attenti alle buche e alle strisce bianche sulle strade provinciali. Per quanto riguarda il clima, speriamo che il padreterno sia clemente con le nevicate e gli acquazzoni!

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Grosso per tutti gli italiani

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Dopo lo schiaffone a Renzi del referendum del 4 dicembre, il PD (Partito Democratico, si fa per dire) fa finta di niente. Probabilmente pensa che questo referendum faccia la fine del precedente referendum del 2011 sull’acqua pubblica.

Subito dopo il 4 dicembre, il PD ha varato un Governo Fotocopia, detto anche Governo Avatar o Renzi- bis, con dentro  tutti i ministri del precedente Governo, per affermare solennemente che al PD del voto popolare non glie ne importa un fico secco. Difficile trovare un’ analoga dimostrazione di così alta arroganza da parte del Governo di un paese civile.

Il guaio grosso per tutti gli italiani è che il bubbone del PD rischia di fare precipitare il paese in una crisi ancora più grave di quella ormai cronica, che stiamo vivendo dal 2007.

Da quando è nato dall’assemblaggio mal riuscito tra i democristiani della Margherita e i comunisti del DS, il PD vede al suo interno una sorda sotterranea guerra intestina per la conquista delle poltrone pubbliche.

Non si tratta di un aperto dibattito riguardante diverse orientamenti politici all’ interno del PD, ma di una vera e propria lotta di potere per spartirsi l’ Italia. Compito urgente di tutte le persone di buona volontà è allora quello di accelerare al massimo la spaccatura del PD per sciogliere le sue contraddizioni, che avvelenano la vita pubblica del nostro Paese.

F.T.

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Fedeli, il ministro “zeru tituli”

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Non c’è due senza tre: Valeria Fedeli continua a mentire e a incartarsi, peggiorando ulteriormente una situazione rispetto alla quale l’unica via d’uscita sono le sue dimissioni da ministro. In un’intervista rilasciata oggi a un quotidiano (la Repubblica, ovviamente) il titolare del Miur ha dichiarato che “Nel 1987 avrei potuto equiparare quei tre anni come assistente sociale al titolo di laurea”. Peccato che il Consiglio di Stato, nella sentenza 6034 del dicembre 2014, abbia stabilito che il diploma triennale delle magistrali non è equiparabile alla maturità e, dunque, non costituisce titolo per l’accesso all’università.

Ricapitolando: Fedeli non è laureata in Scienze Sociali, non ha il diploma di maturità (ma quello magistrale triennale) e, in ragione di ciò, non è possibile neppure l’equiparazione del suo titolo alla laurea.

Fedeli, invece di arrendersi all’evidenza e di essere sincera, continua a forzare la mano arrampicandosi sugli specchi, finendo così con il rendere le sue dimissioni ancor più dovute. Il titolare del Miur, sempre nell’intervista, si è avvalsa della facoltà di non “non ricordare” che in un primo curriculum aveva scritto di aver conseguito un diploma di laurea e in un secondo curriculum di aver indicato la laurea in Scienze sociali. Una “leggerezza”, l’ha definita, rispetto alla quale è stata costretta, una volta scoperta, a dover cambiare i curricula in tutta fretta. Adesso giunge questa nuova balla sull’equiparazione con il titolo di laurea.

Fedeli però almeno su un punto è stata chiara e precisa: lei ci tiene ad essere chiamata ministra. Una questione fondamentale, di grande sostanza, che quasi ci fa dimenticare il fatto che un ministro della Repubblica da giorni continui a mentire agli italiani.
Ps Dal momento che Fedeli sembra intenzionata a restare inchiodata alla poltrona al di là di qualunque evidenza, il presidente Gentiloni ha intenzione di svolgere il ruolo che gli è stato assegnato, prendendo le decisioni del caso… o dovremmo chiedere di intervenire direttamente al suo dominus, Renzi?

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Doppia dose di democrazia

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A breve, questa maggioranza che non ha più alcuna legittimazione politica né riferimento con il mondo reale sarà destinata a subire un’altra batosta da parte dei cittadini: ci riferiamo ai tre referendum, promossi dalla CGIL -che ha raccolto ben 3 milioni di firme- per abrogare il raccapricciante Jobs Act che tanti danni ha creato al mondo del lavoro.

Ora il PD (e il governo Renzie-bis) si ritrovano tra l’incudine ed il martello: attendere il fatale verdetto dei referendum, previsti la prossima primavera, oppure tentare di spostarli in avanti di un anno (come prevede la legge) indicendo nuove elezioni, che si riveleranno probabilmente altrettanto fatali?

Mentre la maggioranza tentenna sull’amara medicina da auto-prescriversi, il MoVimento 5 Stelle ha pensato ad una soluzione che invece obbedisce all’interesse del Paese: ovvero, rispettare la chiara volontà dei cittadini come espressa lo scorso 4 dicembre andando subito alle elezioni, e risparmiare anche i 400 milioni di euro che costerebbe un rinvio dei referendum al 2018.

Basterebbe infatti correggere qualche riga e derogare una tantum alla legge generale, anche solo con un decreto, per consentire agli italiani di votare lo stesso giorno sia per le politiche che per la consultazione referendaria. Insomma: dose doppia di amara medicina per i partiti, dose doppia di democrazia per gli italiani.

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Strenna costosa

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Come regalo di Natale, il nuovo governo ci ha regalato una dimostrazione di efficienza legislativa: in pochissime ore è stato approvato un decreto legge di aumento del debito pubblico di venti miliardi per salvare le banche e in particolare la banca più antica d’Italia il Monte dei Paschi di Siena.
Una dimostrazione che il parlamento, quando vuole, è in grado di legiferare efficacemente. Eppure i tromboni politici amplificati da giornali simpatizzanti, affermavano il contrario fino a qualche settimana fa.
Quindi in una settimana di nuovo governo siamo cresciuti da circa 2.240 miliardi a 2.260! una simpatica strenna natalizia che andrà a pesare sulle future generazioni e anche su quelle attuali.

Per rendere più simpatica la regalia ci si è messo anche un ministro con affermazioni vergognose a proposito dei giovani che se ne vanno dall’Italia. Non c’è che dire un bel pacchetto da trovare sotto l’albero.

Sempre di più questo paese sta affondando. Guidato da politica ottusa che insiste nello sguazzare in uno stagno fatto di amicizie e affari. I cittadini che lavorano o che cercano un lavoro sono vessati senza tregua e senza nessun rispetto. Fino a quando i cittadini potranno reggere questo peso?

G.S.

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CDS (Centro-destra-sinistra) a Novara

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L’ultima vicenda della “valorizzazione delle caserme” di Novara è la dimostrazione che esiste un CDS (centro-destra-sinistra) a Novara, che, al di là delle apparenze e delle finte alternanze, governa da decenni con assoluta continuità la nostra città nel segno della mala amministrazione, della finanza allegra e dello spreco di danaro pubblico.

Per comodità limitiamoci ad esaminare i lavori pubblici o pubblico-privati degli ultimi dieci anni.
Primo esempio, il progetto del teleriscaldamento, discusso per anni e infine cancellato. Il vantaggio per i cittadini non è mai stato provato. Se realizzato, gli scavi avrebbero sconvolto per anni il traffico di Novara, senza reali risparmi energetici. Secondo esempio, lo Sporting, impianto megalomane per Novara, oggi sottoutilizzato, che ci ha lasciato una scia di debiti.
Terzo esempio, la rotonda di largo go Don Minzoni, inutile e costoso rifacimento di una rotonda già esistente.
Quarto esempio, il parcheggio sotterraneo di largo Bellini, grande impianto inutile con tariffa due €uro all’ora. Discussioni lunghissime, molti rifacimenti del progetto e infine cancellazione con perdita secca per le casse comunali.
Quarto esempio, il Musa, pura tassa aggiuntiva senza che abbia risolto i problemi del traffico e dell’inquinamento dell’aria.
Quinto esempio, il PISU, costosa scatola vuota sorta sulle spoglie di un’aria verde a Sant’Agabio.
Sesto esempio, la ristrutturazione del Castello, durata 15 anni, altra costosissima scatola vuota.
Settimo esempio, Agognate, il tentativo, fortunatamente abortito, di cementificare un milione di metri quadri di verde agricolo alle porte di Novara. Oggi tocca alla “valorizzazione delle caserme”, che potrebbe essere interessante, ma il Comune la presenta senza un progetto e senza la fattibilità economico- finanziaria, quindi foriera di nuovi disastri finanziari per le casse pubbliche.

Tutti questi esempi presentano caratteristi che comuni: assenza di interesse pubblico e viceversa predominanza di interessi particolari, assenza di analisi di fattibilità economico- finanziaria, indebitamento della finanza pubblica per lunghi o lunghissimi periodi, trasversalità dei progetti attraverso due, a volte tre Giunte Comunali di diverso colore politico, come nel presente caso delle caserme.

Quando sono stati realizzati, questi progetti non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, inoltre  hanno procurato rilevanti perdite economiche alle casse comunali. A fronte dei suddetti progetti, poco o nulla è stato fatto per i reali problemi dei cittadini novaresi, ad esempio per la bonifica dell’amianto nell’ex-Macello, per riqualificare il rione di Sant’Agabio, per migliorare la qualità dell’aria e il traffico, per l’ampliamento della rete delle piste ciclabili, per la sicurezza degli edifici scolastici, per il rilancio economico della città e per la lotta contro la disoccupazione.

Alla luce di tutte queste esperienze, onde evitare analoghi guai per il futuro, conviene che i cittadini novaresi tengano gli occhi bene aperti sulla “valorizzazione delle caserme” e anche sul progetto del nuovo ospedale!

F.T.

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Biglietti gratis

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MOZIONE

Oggetto: Biglietti omaggio
I sottoscritti consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle Cristina Macarro, Paola Vigotti e Mario Iacopino,

Premesso che:

Il Consiglio comunale con delibera n. 18 del 4 aprile 2013, impegnava il Sindaco e la Giunta: “a non riconoscere dalla stagione teatrale 2013/2014 ad alcun eletto o rappresentante della Amministrazione comunale in qualsiasi ruolo o funzione, respingendo gli omaggi se ancora concessi, invitando piuttosto la Fondazione Coccia a concedere biglietti omaggio nei limiti massimi concedibili a cittadini novaresi meno abbienti, previa oggettiva regolamentazione.”

Ciò nonostante pervengono regolarmente all’indirizzo dei consiglieri comunali biglietti omaggio che, a nostro avviso, comportano un inutile spreco di denaro pubblico nonché il reiterarsi di forme di privilegi e regalie.

Ciò premesso

Impegna il sindaco

Ad applicare la delibera richiamata in premessa ed a non riconoscere dalla presente stagione teatrale ad alcun eletto o rappresentante della Amministrazione comunale in qualsiasi ruolo o funzione, respingendo gli omaggi se ancora concessi, invitando piuttosto la Fondazione Coccia a concedere biglietti omaggio nei limiti massimi concedibili a cittadini novaresi meno abbienti, previa oggettiva regolamentazione.

I firmatari
Cristina Macarro
Paola Vigotti
Mario Iacopino

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Cementificazione di Agognate

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Non riusciamo a comprendere la polemica innescata a posteriori dall’ex-Sindaco di Novara Andrea Ballarè sulla cementificazione del verde agricolo di Agognate.

A Ballarè vorremmo chiedere che cosa c’entra lo stabilimento di Amazon a Vercelli con la sua proposta di cementificare 1.000.000 di metri quadri ad Agognate.

Le due cose sono assolutamente non comparabili, è come confrontare le pere con le mele. In primo luogo chi ha mai visto una qualsiasi azienda industriale presentare a Novara il progetto di un suo stabilimento?

Nessuno, mentre invece si è visto a più riprese, anche in Consiglio Comunale, un distinto signore, proprietario del suddetto milione di metri quadrati, chiedere al Sindaco di Novara la trasformazione di questa vasta area verde in area edificabile, da parte sua per ovvi motivi di interesse personale, che vanno sotto il nome tecnico di “speculazione immobiliare”.

In secondo luogo l’area verde di Agognate è dieci volte più ampia dell’area di Vercelli, e sebbene più tardi il milione di metri quadri di Agognate sia sceso inopinatamente a 600.000, restava tuttavia costante l’assenza di un qualsiasi progetto industriale degno di questo nome.

L’ex-Sindaco Ballarè ha continuato per almeno tre anni a vantare inesistenti investitori e a promettere migliaia di fantomatici posti di lavoro, senza mai presentare in Consiglio Comunale uno straccio di progetto industriale preciso, un interlocutore identificabile, un quadro convincente di costi- benefici, ed evitando accuratamente di prendere in considerazione le aree industriali già disponibili a San Pietro Mosezzo o a Sant’Agabio.

Questi sono stati gli errori imperdonabili commessi da Ballarè ed ora non gli rimane che fare l’ autocritica e recitare il mea culpa.

F.T.

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