Con “school bonus” studenti di serie A e di serie B

Condividi:

Il governo cancella il diritto allo studio, con “school bonus” studenti di serie A e di serie B
Passa il tempo ma la Buona Scuola continua a fare disastri. Con l’entrata in vigore dello School Bonus aumenta vertiginosamente la probabilità di avere scuole di serie A e di serie B. Al crescere della distanze nei livelli qualitativi della formazione scolastica corrisponderanno differenze sempre maggiori tra gli studenti e dunque, ci prepariamo a creare cittadini di serie A e di serie B.

Sì tratta di un vero e proprio attacco al diritto allo studio e al principio di uguaglianza rispetto al quale, per prima cosa, presenteremo un’interrogazione al Miur sia alla Camera sia al Senato, a prima firma rispettivamente di Luigi Gallo e Manuela Serra.
Lo affermano i parlamentari M5S in commissione Cultura di Camera e Senato.

Questa norma scandalosa della Buona Scuola è operativa anche grazie al codice tributo messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, che consente a ai soggetti privati, titolari di reddito d’impresa ed enti di finanziare una scuola, ricevendo in cambio un credito d’imposta del 65%. Ovvero riceveranno soldi di tutti noi contribuenti per il fatto di essersi impegnati economicamente l° dove lo Stato a smesso di farlo .Non solo scuole di serie A e serie B: lo School Bonus creerà un’ulteriore frattura tra territori che ospitano istituti di qualità e territori dove l’offerta sarà mediamente più scadente.

Al Nord la ricchezza è più diffusa rispetto al Sud e, dunque, sono più alte le probabilità che nel primo caso un cittadino possa effettuare una donazione.

Non solo: queste politiche determineranno una vera e propria “scalata” della scuola pubblica da parte di chi investe per cui, oltre a scuole di élite e scuole povere, rischiamo di avere scuole subordinate agli indirizzi dati dell’investitore, con buona pace della didattica e dell’omogeneità dell’offerta formativa.

Tutto questo mentre permane la scandalosa tassa occulta dei contributi volontari da parte dei genitori e lo Stato continua a dare alle scuole paritarie mezzo miliardo di euro all’anno. Tutte misure che vanno contro la parità di accesso, non formale ma sostanziale, al diritto allo studio.

Condividi: