L’Italia e la fabbrica della clandestinità dei migranti

Condividi:

È possibile dire qualcosa di sensato sul problema enorme e complicato dei migranti? Proviamo a riflettere. Primo: l’Unione Europea non ha una soluzione e oggi siamo arrivati al punto che ogni Paese fa per sé. Non è accettabile, ma è così.
Secondo: l’Italia, particolarmente esposta, a causa degli 8.000 km di costa marina, ha oggi circa 170.000 migranti reclusi nei Centri di Identificazione ed Espulsione, i famigerati CIE, vere e proprie galere.
Terzo: la distinzione tra richiedenti asilo (da proteggere) e migranti economici (da respingere) non funziona assolutamente.
Quarto: l’Italia non è in grado di rimpatriare i migranti economici.
Conclusione dell’analisi: in Italia abbiamo la fabbrica della clandestinità di Stato e dello sfruttamento massiccio dei migranti. In sintesi: un disastro! Quale soluzione possiamo immaginare? Da qualche tempo gira un’ipotesi di soluzione: considerare i 170.000 migranti reclusi nei CIE, arrivati in Italia dalla Libia dopo la pericolosa traversata del Mediterraneo, come beneficiari di soggiorno umanitario temporaneo per 2 anni, durante i quali i migranti possono trovare un lavoro e una casa (e in questo dovrebbero essere aiutati dallo Stato). La cosa potrebbe funzionare a condizione però che, contemporaneamente, venga bloccato l’arrivo di altri migranti dalla Libia, altrimenti questo provvedimento si rivelerebbe un boomerang. Come bloccare i migranti in partenza dalla Libia? Questo è l’altro aspetto del problema, forse il più delicato.
Il prossimo 3 febbraio ci sarà un vertice europeo informale a La Valletta, in cui sarà presentato un piano per frenare i flussi dalla Libia all’Italia, a quanto pare, attraverso finanziamenti di progetti in Libia che avranno l’obiettivo di addestrare la guardia costiera libica, fornire i mezzi navali necessari e rafforzare la frontiera sud. Ci auguriamo che delle soluzioni serie e concrete vengano trovate e soprattutto realizzate.
Staremo a vedere.

FT

Condividi: