Tutta colpa della scuola?

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Gli studenti di oggi sono meno preparati degli studenti di 30-40 anni fa? Se sono meno preparati è colpa della scuola che non fornisce loro un’istruzione adeguata?
Dare una risposta incontestabile a queste domande è impossibile, ma sicuramente è possibile riflettere sugli strumenti che hanno a disposizione gli studenti per migliorare le loro capacità. Per compiere questa riflessione può essere utile partire dai risultati dell’indagine OCSE-PISA che misura, ogni tre anni, le competenze di base degli studenti quindicenni di una trentina di paesi in tre aree: comprensione della lettura di testi scritti, matematica e scienza. Lo studio in questione rileva in maniera molto precisa che gli studenti con genitori con titoli di studio più alti e con redditi più elevati hanno risultati mediamente superiori di quelli degli altri studenti. La cosa sembra essere collegata al fatto, peraltro evidente per chiunque abbia relazione con ragazzi di quell’età, che i genitori con titolo di studio elevato tendono a seguire i figli, nei compiti a casa, di più e meglio di quelli con titoli bassi e i genitori con reddito elevato non esitano a finanziare lezioni private a pagamento per i propri pargoli in difficoltà. Già questo dato contribuisce a fornire una risposta corretta ai quesiti di cui sopra ma ce ne sono altri due che vale la pena di esaminare: in tutti gli stati che hanno aderito alla ricerca i maschi, mediamente, ottengono risultati statisticamente migliori delle femmine in matematica mentre le femmine ottengono risultati statisticamente migliori dei maschi nella comprensione di testi scritti. La ricerca collega le migliori performance delle femmine nella comprensione dei testi scritti al maggior tempo da loro dedicato alla lettura nel tempo libero. Il fatto che le femmine leggono di più, affina la loro capacità di comprensione e le porta ad avere risultati migliori.
Questa ricerca dimostra, quindi, come fattori esterni alla scuola, come l’estrazione economica e culturale delle famiglie di appartenenza e le attività svolte nel tempo libero dai ragazzi, incidano fortemente sui risultati scolastici e alla luce di questo sembra non essere corretto addossare alla scuola tutte le responsabilità sul presunto peggioramento della preparazione degli studenti. In quaranta anni, infatti, la società italiana ha subìto una evoluzione che ha portato gli italiani in generale e i giovani in particolare, a impiegare il proprio tempo libero in attività che non hanno una ricaduta positiva sui risultati scolastici. In 40 anni, per esempio, gli italiani hanno aumentato il tempo trascorso davanti alla televisione. Dai primi anni ’80 le televisioni hanno progressivamente riempito tutte le fasce orarie di programmi al punto che oggi, a qualsiasi ora, sono disponibili telegiornali, trasmissioni di intrattenimento, cartoni animati, film e telefilm. Questa overdose di consumo televisivo ha eroso il tempo dedicato alla lettura riducendo la capacità di comprensione di testi scritti. La programmazione televisiva, inoltre, ha progressivamente premiato trasmissioni di dubbia qualità a discapito di programmi d’approfondimento e documentari che in passato avevano molto più spazio. Gli italiani, in definitiva, guardano sempre più televisione, spesso di pessima qualità e leggono sempre di meno. Gli italiani leggono non solo meno saggi e meno romanzi di un tempo ma anche meno giornali e addirittura meno fumetti. Negli ultimi anni, non solo a causa della crisi, si vendono un milione di giornali in meno al giorno che non sono più a disposizione dei giovani nelle loro case. Il settore dei fumetti è in coma profondo e sono andate in crisi testate storiche come Dylan Dog che sono state costrette a cambiare profondamente contenuti e format. A causa della diffusione di internet, forse, ai giornali e ai fumetti sta succedendo quello che è successo alla fine degli anni ’70 ai fotoromanzi che sono stati totalmente sostituiti dalle telenovele americane e brasiliane.
Il presunto peggioramento degli studenti non è riconducibile solo alla TV ma anche al progressivo ritiro dei giovani dalle attività dei partiti o dei gruppi politici in senso lato. In passato i giovani impiegavano gran parte del loro tempo libero nel partecipare a riunioni di partito, riunioni di redazione di giornalini autoprodotti, riunioni di organizzazioni culturali e la cosa contribuiva a sviluppare in maniera notevole il senso civico, a stimolare la curiosità verso argomenti che poi venivano approfonditi con letture di libri o giornali e confronti con amici e compagni di scuola. L’uso di internet potrebbe portare i giovani a recuperare in parte quello che con la fuga dalla lettura hanno perso ma, per il momento, sembra che il tempo ad esso dedicato sia sottratto alla lettura, che viene ulteriormente penalizzata, piuttosto che alla televisione, come si sarebbe potuto pensare.
Di fronte a questo epocale cambiamento di costumi la scuola, lungi dall’autoassolversi, dovrebbe elaborare delle azioni che la rendano maggiormente capace di raggiungere gli obiettivi che si propone ma di questo parliamo un’altra volta.

L. G.

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