Bestemmia in diretta tv: “Il precariato è un valore”

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Testuale, alle ore 12.30 del 10 febbraio c.m. ho udito in una trasmissione su un canale nazionale tv la seguente frase secca: “Il precariato è un valore”. A pronunciare questa ‘bestemmia’ è stato un giornalista, molto vicino al PD renziano, di cui non riporto il nome per pudore (ma anche per prudenza). Quando ho sentito questa esplosiva affermazione, ho sobbalzato sulla sedia, pensando sulle prime di avere capito male. Invece no, perché il politico di cui sopra, ha poi tranquillamente sviluppato il suo discorso, magnificando la precarietà come grande conquista di libertà per i giovani.
Ad aggravare la posizione del giornalista è stato il contesto della trasmissione, in quanto si parlava della straziante ma lucida lettera di Michele, il trentenne di Udine, morto suicida, che pochi giorni fa ha denunciato la drammatica condizione umana e sociale sua e delle centinaia di migliaia di giovani precari italiani.
Inutile dire che la frase bugiarda dell’arrogante individuo ha sollevato inevitabilmente un putiferio di reazioni nell’uditorio del talk show. Questo episodio sconcertante, al di là della sgradevolezza, testimonia, tuttavia, che la battaglia in atto in Italia – ma non solo in Italia – è una battaglia non solo politica ma culturale e morale, perché coinvolge i fondamenti del nostro vivere in società. Dobbiamo continuare a insistere anche su questo tasto.

F. T.

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