I voucher e la giravolta di Poletti: ma il M5S ha una proposta chiara

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Adesso il ministro della disoccupazione Poletti ci viene a dire che bisogna limitare l’uso dei voucher alle famiglie e ai ‘lavoretti’. Sembra che il governo che ha contribuito a scatenare il far west dei buoni lavoro negli ultimi due anni, sia stato ora folgorato sulla via del referendum. Nel senso che l’esecutivo sembra pronto a fare di tutto pur di scongiurare il ricorso al voto degli italiani, visto che il momento della partecipazione popolare genera sempre reazioni allergiche dalle parti del Pd e della maggioranza di governo.

Stiamo discutendo di voucher proprio in questi giorni alla Camera. E vediamo già che, in seno alla maggioranza, ci sono idee molto diverse su come modificare lo strumento. Non a caso il presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, ha fatto rullare i tamburi di guerra e ha promesso che il testo eventualmente licenziato dalla Camera sarà modificato profondamente a Palazzo Madama. E’ così che pensano di scongiurare il ricorso alla consultazione referendaria?

Noi abbiamo una posizione coerente, senza giravolte. Si parte da una proposta chiara a prima firma Tiziana Ciprini, che ci riporta alle origini, alla legge del 2003. Per il M5S i voucher vanno limitati ai lavori effettivamente accessori e occasionali e ad alcune categorie di persone: per esempio studenti, pensionati o casalinghe. Serve abbassare il limite massimo annuo a 5mila euro. E non accettiamo la proposta Pd secondo cui le imprese senza dipendenti possano usare i buoni. Si rischierebbe di trasformarli in uno strumento elusivo delle assunzioni subordinate. Abbiamo già tipologie come il contratto a termine part-time con clausole flessibili che consentono di coprire le esigenze di intermittenza.

Proponiamo poi il divieto assoluto di utilizzo dei voucher nella Pa, fatte salve prestazioni di carattere solidale o legate a specifiche emergenze. E chiediamo che si rivedano i criteri statistici internazionali per cui viene incluso tra gli occupati chi ha fruito anche di un solo voucher nella settimana dell’indagine a campione. Lo strumento va disciplinato in maniera rigida, altrimenti meglio lasciare la parola agli italiani per mettere fine a questo massacro di ogni residua dignità del mondo del lavoro.

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