Salviamo il riso italiano. Indichiamo l’origine in etichetta!

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di M5S Camera

Il riso italiano rischia di scomparire, sotto la valanga di tonnellate di riso proveniente dall’Asia, soprattutto da Vietnam, Cambogia e Myanmar. Parliamo ovviamente, non di varietà tipiche come quello Basmati, ma di specie dozzinali che a prezzi stracciati, per manodopera a basso costo e di qualità inferiore, stanno massacrando una delle eccellenze del Made in Italy.

Un comparto nazionale che, con una nostra delegazione, abbiamo avuto modo di conoscere di persona grazie ad una missione sul territorio che nei giorni scorsi ci ha portato nelle province di Vercelli e Novara, durante la quale abbiamo visitato le risaie e incontrato i produttori. Quelle stesse risaie rese celebri dal Cinema italiano neorealista, che parlava di un’Italia contadina e di una tradizione che ha costruito la nostra identità.

Un patrimonio culturale, oltre che alimentare, che l’Unione Europea dovrebbe aiutare l’Italia a difendere dalla concorrenza della globalizzazione selvaggia anziché darlo in pasto a quest’ultimo. Anche perché la crisi del settore è certificata dalla stessa Commissione europea che ha preventivato, per la campagna in corso, rimanenze finali pari a circa 585 mila tonnellate, circa un terzo dell’intera produzione comunitaria.

Per questo abbiamo presentato un’interrogazione al Ministero delle Politiche Agricole a prima firma Filippo Gallinella per chiedere di introdurre anche per il riso, almeno in via sperimentale, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine.

Un’azione prevista anche in una nostra mozione approvata alla Camera nel novembre 2015 e già intrapresa di recente per altre filiere produttive, come quella della pasta e del latte. La prova che gli strumenti ci sono. Ci vuole solo la volontà politica.

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