Etichetta latte, tracciabilità in etichetta anche per altri prodotti!

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di M5S Camera

Dal 19 aprile scorso è entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine e il luogo di trasformazione per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Le informazioni indicate in etichetta riguardano il Paese in cui è avvenuta la mungitura e quello in cui il prodotto è stato trasformato. Qualora le operazioni avvengano nel territorio di più Paesi situati al di fuori dell’Unione europea, possono essere utilizzate le diciture ‘latte di Paesi non UE’ per l’operazione di mungitura, e ‘latte condizionato o trasformato in Paesi non UE’, per l’operazione di modifica.

Una tracciabilità che va estesa anche ad altri prodotti del Made in Italy a rischio, come la semola di grano duro che caratterizza la pasta italiana, in modo da salvaguardare la qualità delle eccellenze agroalimentari del nostro Paese e da garantire la trasparenza delle informazioni al consumatore, che sarà così messo in condizione di poter fare una scelta consapevole.
L’obbligo di indicare l’origine delle materie prime e il Paese in cui avviene la fase di trasformazione dei prodotti è una battaglia storica del M5S. Lo abbiamo visto di recente con il riso italiano, che da tempo subisce la concorrenza spietata di quello asiatico, per il quale di recente è stato annunciato dal Governo un decreto per rendere obbligatoria l’indicazione d’origine in etichetta già prevista da una mozione 5stelle a prima firma Paolo Parentela approvata circa due anni fa alla Camera e lo vediamo oggi con il latte e i suoi derivati per il quale abbiamo presentato nel marzo 2016 un emendamento alla proposta di legge ‘anti-contraffazione’, a prima firma Silvia Benedetti, proprio per chiederne l’indicazione d’origine ma che è stato poi bocciato dalla maggioranza alla Camera. In entrambi i casi, è stato solo sottratto del tempo prezioso alla tutela del made in Italy.

Il prossimo passo, che da tempo chiediamo al Governo, è l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine anche per grano duro, riso, pomodoro e per la carne fresca di coniglio. Si tratta di interi comparti produttivi, al centro di una mozione a prima firma Filippo Gallinella, attualmente lasciati scoperti da misure di tutela della trasparenza e della tracciabilità e pertanto soggetti ad essere cannibalizzati dalla concorrenza sleale con i rischi che ne derivano per il consumatori.

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