#VeritàSulleONG

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di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

 

Vogliamo tutta la verità sul ruolo delle Ong nelle operazioni di salvataggio dei migranti nel Mar Mediterraneo. Non vogliamo fare di tutt’erba un fascio, vogliamo chiarezza e trasparenza, anche a tutela del lavoro di quelle ONG che da anni contribuiscono con sacrificio e dedizione a salvare vite umane nel Mediterraneo. Durante una audizione presso la Commissione schengen, il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, ha detto: “a partire dal settembre-ottobre del 2016, abbiamo registrato un improvviso proliferare di unità navali di queste ONG, che hanno fatto il lavoro che prima gli organizzatori svolgevano, cioè quello di accompagnare fino al nostro territorio i barconi dei migranti (…) Abbiamo cercato di capire come si potessero affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico“.

Secondo il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, alcune ONG sarebbero direttamente in contatto con uomini libici in uniforme che non sono però Guardie di Frontiera libiche. Vogliamo sapere chi sono? Chi le finanzia? Se collaborano con gli scafisti, se il loro lavoro, anche indirettamente, alimenta il business dei trafficanti di esseri umani, perché scelgono sempre le coste italiane come approdo finale e non le più vicine coste maltesi o tunisine.

La Commissione europea deve rispondere all’interrogazione prioritaria che abbiamo presentato. Il rapporto “Risk Analysis for 2017“, curato dall’agenzia europea Frontex, parla chiaro: tutte le parti coinvolte nelle operazioni SAR nel Mediterraneo Centrale (navi EUNAVFOR Med /Frontex/ONG,/Guardia Costiera) “apparentemente aiutano, anche se involontariamente, i criminali” dediti al traffico di esseri umani a realizzare con successo il loro modello di business. Secondo i dati di UNHCR e dell’OIM i morti in mare negli ultimi anni sono aumentati e questo nonostante la loro presenza.

Queste le domande che abbiamo posto alla Commissione europea nell’interrogazione:

1) se le ONG coinvolte nelle operazioni Sar nel Mediterraneo, vicino alle coste libiche, rispettano le norme internazionali e perchè scelgono sempre le coste italiane come approdo finale.

2) se il lavoro delle ONG favorisce anche indirettamente il business dei trafficanti di esseri umani.

3) quali sono le fonti che consentono il finanziamento delle attivitá di salvataggio delle ONG.

L’Europa è un fantasma. Se vi fossero vie legali d’accesso all’UE, così come il MoVimento 5 Stelle ha sempre chiesto, questi dubbi e queste problematiche non si porrebbero neppure. Il salvataggio, l’assistenza e il soccorso dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo non può essere delegato a privati, tanto più se le loro operazioni di coordinamento e le loro fonti di finanziamento restano poco trasparenti. Il MoVimento 5 Stelle vuole INASPRIRE LE PENE PER I MERCANTI DI UOMINI e considerare gli scafisti al pari degli omicidi con arresto immediato e sequestro dei mezzi di trasporto, imbarcazioni o tir.

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Etichetta latte, tracciabilità in etichetta anche per altri prodotti!

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di M5S Camera

Dal 19 aprile scorso è entrato in vigore l’obbligo di indicare in etichetta l’origine e il luogo di trasformazione per il latte e i prodotti lattiero-caseari. Le informazioni indicate in etichetta riguardano il Paese in cui è avvenuta la mungitura e quello in cui il prodotto è stato trasformato. Qualora le operazioni avvengano nel territorio di più Paesi situati al di fuori dell’Unione europea, possono essere utilizzate le diciture ‘latte di Paesi non UE’ per l’operazione di mungitura, e ‘latte condizionato o trasformato in Paesi non UE’, per l’operazione di modifica.

Una tracciabilità che va estesa anche ad altri prodotti del Made in Italy a rischio, come la semola di grano duro che caratterizza la pasta italiana, in modo da salvaguardare la qualità delle eccellenze agroalimentari del nostro Paese e da garantire la trasparenza delle informazioni al consumatore, che sarà così messo in condizione di poter fare una scelta consapevole.
L’obbligo di indicare l’origine delle materie prime e il Paese in cui avviene la fase di trasformazione dei prodotti è una battaglia storica del M5S. Lo abbiamo visto di recente con il riso italiano, che da tempo subisce la concorrenza spietata di quello asiatico, per il quale di recente è stato annunciato dal Governo un decreto per rendere obbligatoria l’indicazione d’origine in etichetta già prevista da una mozione 5stelle a prima firma Paolo Parentela approvata circa due anni fa alla Camera e lo vediamo oggi con il latte e i suoi derivati per il quale abbiamo presentato nel marzo 2016 un emendamento alla proposta di legge ‘anti-contraffazione’, a prima firma Silvia Benedetti, proprio per chiederne l’indicazione d’origine ma che è stato poi bocciato dalla maggioranza alla Camera. In entrambi i casi, è stato solo sottratto del tempo prezioso alla tutela del made in Italy.

Il prossimo passo, che da tempo chiediamo al Governo, è l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine anche per grano duro, riso, pomodoro e per la carne fresca di coniglio. Si tratta di interi comparti produttivi, al centro di una mozione a prima firma Filippo Gallinella, attualmente lasciati scoperti da misure di tutela della trasparenza e della tracciabilità e pertanto soggetti ad essere cannibalizzati dalla concorrenza sleale con i rischi che ne derivano per il consumatori.

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Elezioni Pulite: va avanti la proposta di legge M5S

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di Dalila Nesci – Portavoce M5S alla Camera dei Deputati

 

Siamo felici che sia stata incardinata al Senato, presso la commissione Affari costituzionali, la nostra proposta di legge sulle elezioni pulite, che è stata già approvata alla Camera. Ci auguriamo che l’iter prosegua spedito e che possa al più presto approdare alla discussione dell’Aula di Palazzo Madama e diventare legge.

Continueremo la battaglia per il voto ai fuori sede, previsto per ora solo in occasione dei referendum, per estenderlo anche in occasione delle elezioni politiche nazionali, sperando che, questa volta, il Pd non bocci la nostra proposta e si mostri più lungimirante.

Riproporremo un emendamento in tal senso, che fu bocciato a Montecitorio dal Partito demcoratico e dal Governo. Il testo introduce regole semplici, ma importanti al fine di evitare il condizionamento del voto e possibili brogli. Infatti noi prevediamo una maggiore visibilità dell’elettore in cabina, in modo che siano garantite, contemporeaneamente, le esigenze di segretezza e libertà del voto, e una maggiore trasparenza delle urne, tramite l’introduzione di contenitori in plexiglass, anche per impedire che si possano introdurre schede già votate. Inoltre scrutatori e presidenti di seggio non potranno essere parenti dei candidati nelle liste, né aver ricevuto condanne, anche soltanto in primo grado, per mafia o per reati contro la pubblica amministrazione.

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NOVARA, ANDRISSI (M5S): “mercoledì conferenza stampa in piazza per denunciare le responsabilità di gorverno e regione. STOP armi nucleari, rilanciare industria aeronautica civile.”

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Mercoledì 26 aprile, alle ore 17,   conferenza stampa in piazzetta delle Erbe a Novara (NO) per denunciare il comportamento irresponsabile di Governo e Regione. A livello nazionale l’Italia si è rifiutata di partecipare ai negoziati per bandire le armi nucleari ed il Piemonte non ha convocato la dirigenza Leonardo-Finmeccanica per comprendere le vere cause del calo di carichi lavorativi dei lavoratori negli stabilimenti piemontesi.

La causa dei problemi di questo settore si chiama stabilimento Faco di Cameri (NO), 900 milioni di investimento, dove si assemblano gli F35 che hanno svuotato l’industria aeronautica italiana di capacità progettuale propria.

E’ ora di fermare la follia delle armi nucleari. L’Italia partecipi ai negoziati per il trattato internazionale per la messa al bando delle bombe atomiche e rinunci agli F35 progettati proprio per trasportare le nuove bombe nucleari B61-12.

 

Gianpaolo Andrissi, Consigliere regionale M5S Piemonte

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La battaglia di civiltà contro il gioco d’azzardo dei sindaci 5 Stelle

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Lettera aperta dei sindaci del MoVimento 5 Stelle

L’azzardo di massa sta segnando sempre di più il volto delle nostre città: negozi e botteghe artigiane chiudono per mancanza di clienti e al loro posto proliferano sale da azzardo con il loro contorno di finanziarie e “compro oro”; bar e tabaccherie sono diventati mini-casinò -dove di fatto azzardano anche preadolescenti- e una delle cause principali di indebitamento di famiglie e imprese. Accanto a questi luoghi si è diffusa l’usura, dove non sia la criminalità stessa ad infiltrarsi nella gestione delle sale.

Nel 2016 in Italia, si sono “giocati” 95 miliardi, infrangendo ogni record: 7,9 miliardi al mese, 260 milioni al giorno, quasi 11 milioni l’ora; una somma pari al 4,75% del PIL, al 12% della spesa delle nostre famiglie, su cui ricadono i drammi umani, aggravati da indebitamento ed usura.

Per chi come noi, riveste il ruolo di Sindaco è un dovere morale
, prima ancora che politico, intervenire su questa nuova alienazione che spesso porta una pesante dipendenza patologica e danni al tessuto economico e sociale.

In questi anni molte amministrazioni comunali hanno disposto, attraverso regolamenti e ordinanze, limitazioni di orari e distanze dai luoghi sensibili (scuole, chiese, luoghi di socializzazione) a tutela della salute delle fasce deboli, anziani e minorenni su tutti, e per ridare un volto più umano alla città. Lo hanno fatto affrontando i ricorsi dei gestori, supportati dai colossi finanziari della filiera. E la loro costanza ha vinto: negli anni le sentenze dei TAR, del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale hanno sancito che le norme regionali e le prescrizioni comunali in questo ambito sono legittime, anzi doverose.

Sappiamo bene che un fenomeno di questa portata non si combatte solo con misure restrittive, ma anche promuovendo spazi sociali, sportivi e culturali, dove le persone possono sviluppare relazioni umane e coltivare quegli interessi che sono alla base di una società sana e consapevole. Ma è imprescindibile fronteggiare un mercato di massa che va a cercare le vittime nei contesti di vita e che porta solitudine, passività e degrado.

Le comunità locali, insieme alle autorità di pubblica sicurezza e alle forze di polizia dislocate sul territorio, sono i primi sensori in grado di percepire i rischi per la salute, il degrado urbano e il diffondersi delle illegalità, dovremmo dunque riconoscere ai sindaci poteri autorizzativi e di diniego oltre che di regolamentazione.

In Conferenza Unificata Stato/Regioni si cerca dunque di convincere gli Enti Locali a rinunciare alle loro prerogative e ad accettare un compromesso sulla pelle viva delle persone.

Il Governo propone una riduzione formale dei luoghi di azzardo, che diverrebbero però mini casinò non soggetti alle norme locali: dei porti franchi liberi di piazzarsi accanto ad una chiesa una scuola o un centro giovanile, divenendo più efficaci nell’andare a catturare nuove vittime.

Per evitare tutto questo, basta che una sola regione resista e il Governo non potrebbe più procedere con decreto legislativo: sarebbe necessario passare per il Parlamento dove, lo sappiamo, esiste una sensibilità contraria all’azzardo.

Chiediamo dunque ai presidenti di Regione, soprattutto a quelli che in questi anni si sono dimostrati più sensibili al problema, di essere coerenti con l’impegno di tutelare sempre e comunque i propri cittadini, garantendo la facoltà di Comuni e Regioni di regolamentare il fenomeno dell’azzardo. Ai nostri colleghi sindaci, invece, chiediamo di condividere il presente appello a sostegno di una battaglia di civiltà per il benessere delle comunità.

È un appello che ci sentiamo di rivolgere anche pensando alle famiglie delle vittime dell’azzardo, ai volontari dei centri anti-usura e dei giocatori anonimi, alle tante persone che hanno messo a disposizione il loro tempo per organizzare gli SlotMob.

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TRASPORTI, VALETTI (M5S): “Treno ostaggio di vandali: più telecamere ed agenti. A regione si faccia sentire con Trenitalia e Ministero Interno”

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Treno Ventimiglia Torino ostaggio di una “banda” di 60 ragazzi con atti di vandalismo e violenza, e la Regione cosa fa? Troppo poco. Eppure il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno, a prima firma Federico Valetti, per richiedere al gestore (Trenitalia) la presenza di telecamere a bordo di tutti i convogli richiedendo lo stesso impegno anche nei nuovi contratti di servizio.

Lo stesso documento prevedeva inoltre un impegno della Giunta a richiedere al gestore l’installazione di telecamere presso le stazioni ed agire nei confronti del Ministero dell’Interno per un impegno maggiore di agenti di Polizia Ferroviaria valutando anche l’impiego di tornelli presso le piattaforme di accesso ai treni.

Cosa ne è stato di questi impegni? E’ ora che l’assessorato ai Trasporti faccia sentire la propria voce nei confronti di Trenitalia e del Ministero dell’Interno altrimenti episodi del genere potrebbero essere sempre più frequenti ed a pagarne le spese saranno sempre e solo i cittadini.
Federico Valetti, Consigliere regionale M5S Piemonte
Vicepresidente Commissione regionale Trasporti

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5 Giorni a 5 Stelle del 21 aprile 2017

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Settimana corta quella in Parlamento ma particolarmente ricca di contenuti che il nostro consueto appuntamento settimanale comprime in dieci minuti provando a condensarli tutti. Si parte da una buona notizia, infatti la legge sul biotestamento, una delle primissime depositate dal MoVimento 5 Stelle, ha passato il vaglio della Camera dei Deputati grazie al lavoro di Silvia Giordano e Matteo Mantero. Alla deputata salernitana il compito di annunciarci il voto favorevole del M5S sottolineando al contempo l’auspicio che anche l’altro tema votato a larga maggioranza dagli iscritti del MoVimento, quello relativo all’eutanasia, possa presto essere allo studio e poi al vaglio del Parlamento. Passiamo poi a trattare il tema vaccini. Come molti sapranno una inchiesta del programma RAI Report ha dato involontariamente il la ad un enorme polverone mediatico. A Giulia Grillo in sala stampa della Camera, spetta il compito di chiarire il pensiero del MoVimento sul tema. Quanto a Report e al suo neo conduttore Sigfrido Ranucci, oggetto di critiche inusitate considerando le premesse del servizio, il M5S attraverso il presidente della vigilanza Rai Roberto Fico, esprime profonda stima per un programma che realizza pienamente i compiti del servizio pubblico.
Molto spazio in questa puntata al programma di governo del M5S votato dagli iscritti al portale Rousseau. In primis ci occupiamo delle riforme in tema di lavoro. A parlarne in conferenza stampa troviamo Tiziana Ciprini, Nunzia Catalfo, Claudio Cominardi, Davide Tripiedi e Luigi Di Maio. In coda ascolteremo invece Manlio Di Stefano, Maria Edera Spadoni e Stefano Lucidi per quanto concerne il programma Esteri. Torniamo infine ai lavori d’aula. Dapprima ascoltando la dichiarazione di voto favorevole di Vito Crimi circa le dimissioni, accettate da Palazzo Madama, di Augusto Minzolini. Un voto che non cancella la vergogna vissuta in quella stessa aula qualche settimana fa sul voto di decadenza dello stesso senatore. Poi ascoltando l’interrogazione, stavolta alla Camera, di Arianna Spessotto al ministro Del Rio circa il finanziamento occulto di alcune compagnie aeree, in particolare low cost, che avrebbero lo scopo occulto di mantenere economicamente in piedi, drogando di denari pubblici, degli scali piccoli che altrimenti sarebbero stati chiusi. Ed infine ascoltando la dichiarazione di voto di astensione del MoVimento 5 Stelle, per voce di Sergio Puglia, circa il decreto che cancella i voucher e, di fatto, il referendum chiesto dai sindacati.
Anche per questa settimana è tutto, arrivederci a venerdì prossimo. Condivideteci!

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Presentazione del #ProgrammaLavoro del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle



Osservare, leggere e orientare il futuro, prevedendo in anticipo gli impatti dell’economia dei beni immateriali che si espande, dell’avanzamento tecnologico, della robotica, dell’informatizzazione sui processi produttivi di beni e servizi e sull’organizzazione del lavoro.

Mentre gli altri partiti si guardano l’ombelico, il MoVimento 5 Stelle scruta l’orizzonte e coinvolge i cittadini in una discussione sull’occupazione, sui rapporti sociali di produzione e sulla previdenza che ha visto oltre 210.000 preferenze espresse dagli iscritti certificati. Un fatto politico senza precedenti al mondo.
Giocare soltanto sulla regolazione dei contratti non può bastare a creare lavoro nelle economie mature. Serve una rivoluzione copernicana che rovesci il paradigma produttivo, servono investimenti forti nei settori realmente produttivi, serve un nuovo approccio culturale al consumo. Tuttavia, le leve normative, fiscali e contributive possono aiutare, incoraggiare o scoraggiare determinate pratiche e scelte strategiche di chi produce e crea lavoro.

Abbiamo aperto una riflessione importante, epocale sull’orario di lavoro e sulle 40 ore settimanali. Bisogna uscire da un equivoco: lavorare più ore non significa necessariamente essere più produttivi. Anzi. E’ la qualità dell’occupazione (da migliorare attraverso investimenti in ricerca, sviluppo e formazione continua) a far crescere la competitività del sistema e il valore aggiunto, ingredienti fondamentali per un’economia come quella italiana.

Piuttosto, a fronte di una prossima probabile riduzione complessiva dello stock di ore lavorate in ragione degli impatti della tecnologia, andrebbe incentivata una diversa distribuzione, più inclusiva, di questo stesso stock. I Paesi europei in cui si lavora meno sono quelli ricchi del Nord Europa. Un greco lavora il 50% in più di un tedesco, tanto per fare un esempio. I costi di avvio della riduzione degli orari di lavoro, sono in genere limitati per lo Stato. In Francia le 35 ore sono costate circa un miliardo l’anno, mentre in Italia stiamo spendendo, per la decontribuzione dei neoassunti con l’inutile “Jobs act”, almeno 18 miliardi in tre anni.

Cambia il rapporto tra tempi di vita e di lavoro, dunque è necessario rivedere anche il settore previdenziale. E’ evidente l’errore tecnico e culturale in cui incorrono i governi che insistono nell’alzare l’asticella dell’età anagrafica da raggiungere per il pensionamento (vedi il massacro della riforma Fornero): si pensa di rendere in questo modo sostenibile un sistema pensionistico che, in realtà, con il meccanismo cosiddetto “a ripartizione”, si regge in piedi soltanto se c’è lavoro di qualità per la popolazione attiva e congrui versamenti contributivi che servono a pagare le pensioni odierne (un sistema che costa circa 270 miliardi). Se i giovani non lavorano oggi, non possono mantenere i pensionati di oggi.

Bisogna quindi consentire ai lavoratori di scegliere con più libertà, entro certi limiti, la soglia anagrafica e di anzianità professionale da conseguire prima di accedere alla quiescenza. Magari, incentivando pure la staffetta generazionale come strumento di riduzione dell’orario del lavoratore vicino alla pensione, a fronte dell’assunzione di giovani, al fine di favorire l’occupazione giovanile e garantire un passaggio di conoscenze ed esperienze tra generazioni. Il MoVimento 5 Stelle vuole poi estendere le tutele previdenziali dei cosiddetti “usuranti” ad altri mestieri gravosi e garantire un accesso alla pensione agevolato ai cosiddetti “precoci”.

In questo scenario, i sindacati devono tornare a fare davvero gli interessi dei lavoratori. Sul fronte della rappresentanza nei luoghi di produzione, il MoVimento 5 Stelle vuole garantire a tutti i lavoratori il diritto di poter scegliere le proprie sigle e di essere eletti, con una competizione aperta tra tutte le organizzazioni, indipendentemente dall’aver firmato gli accordi con le controparti. Si tratta di applicare, finalmente, in modo compiuto l’articolo 39 della Costituzione sulla libera iniziativa sindacale. Stop poi a privilegi indebiti che rendono il sindacato schiavo di interessi diversi da quelli che dovrebbe istituzionalmente rappresentare. Dunque, basta a finanziamenti indiretti delle imprese, quote di servizio o fondi che derivano da enti bilaterali. Oppure, addirittura, sponsorizzazioni. Il sindacato deve vivere delle tessere sottoscritte dai lavoratori per essere libero di ottemperare alla propria missione. Inoltre, il dipendente e il pensionato devono essere liberi di disdire (o meno) una tessera che sia davvero rinnovabile: non devono più esistere adesioni che si perpetuano in eterno soltanto in base al principio del silenzio-assenso. Per di più, fin troppi ex sindacalisti hanno fatto carriera in Parlamento, nei partiti, al Governo o grazie a posti di potere nella gestione di grandi aziende: una commistione cui bisogna mettere fine. Il grande sindacato va insomma aiutato a sburocratizzarsi per tornare alla sua funzione essenziale: difendere i lavoratori.
Il MoVimento 5 Stelle favorirà infine il coinvolgimento dei lavoratori nell’elaborazione delle strategie, nell’organizzazione produttiva e, in generale, nei processi decisionali della loro impresa. Possono essere diversi gli strumenti di consultazione, co-decisione o comunque di disintermediazione: si può chiedere il loro parere diretto attraverso proposte e suggerimenti in qualche modo vincolanti per il management; è possibile prevedere “gruppi di miglioramento” su temi prettamente organizzativi; o ancora, in maniera più organica, si potrà valutare l’opzione di rappresentanze che entrano direttamente nel funzionamento dei consigli di amministrazione, di gestione o comunque di sorveglianza dell’impresa (Mit-Bestimmung o “cogestione” alla tedesca).

I quesiti votati e i temi toccati rientrano naturalmente in un lavoro più ampio che il MoVimento 5 Stelle sta portando avanti su lavoro, welfare, politiche attive e pensioni.

Il nostro programma è lo strumento con cui i cittadini stanno riprendendo il Paese nelle loro mani.

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BONO (M5S): “Rinunciare al vitalizio? Basta volerlo. Solo il M5S l’ha fatto, nel 2014 rifiutati 81 mila euro”

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Rinunciare al vitalizio? Si può, basta volerlo. L’unico Consigliere regionale piemontese ad averlo fatto è stato Davide Bono del Movimento 5 Stelle. Ha rifiutato 81 mila euro che gli spettavano per legge. Gli altri? Senza distinzione si sono presi tutto come vitalizio o contributi pensionistici.

“Il Movimento 5 Stelle è diverso – afferma Bono – è tutto documentato, tutto nero su bianco. Basta leggere il sito della Regione Piemonte che finalmente ha pubblicato l’elenco dei beneficiari dei vitalizi e quello dei Consiglieri a cui sono stati restituiti i contributi. La pubblicazione è stata ottenuta dopo una dura battaglia del Gruppo M5S, così è stata garantita ai cittadini la massima trasparenza sull’utilizzo dei loro soldi. E’ stato così sanato un vulnus di trasparenza generato dalla Legge Madia che considerava tali dati come “sensibili” e dunque pubblicabili solo in forma anonima, consentendo però un intervento legislativo delle Regioni così come avvenuto in Piemonte su spinta del Movimento 5 Stelle”.

“La vera rivoluzione – aggiunge Bono – sarebbe però l’abolizione retroattiva dei vitalizi come da noi già richiesto più volte con proposte bocciate dal Pd. Un odioso privilegio retributivo percepito dopo soli 5 anni di lavoro in Regione, mentre i comuni cittadini prendono una pensione contributiva dopo 40 anni”.

Oggi i Consiglieri del Movimento 5 Stelle continuano a restituire ai cittadini parte dei propri stipendi. Quest’anno i portavoce M5S in Consiglio regionale hanno restituito 248.924,82 euro, il 50% è stato destinato agli interventi urgenti per le scuole piemontesi ed il restante 50% al fondo del microcredito regionale gestito dalla Fondazione don Mario Operti.

 

Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte

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TAMINI: tante parole e i fatti?

E' passato un anno da quando i lavoratori della Tamini, azienda di trasformatori che opera anche a Novara, chiesero un tavolo per sanare la loro grave situazione lavorativa: fino ad ora, tante promesse non mantenute.Crediamo che Terna Spa, che controlla Tamini, debba fare la sua parte insieme al Governo ma in modo realmente fattivo, con interventi non speculativi e che non comprendano delocalizzazioni, ma investimenti.Cosi come chiediamo risposta alle diverse interrogazioni da noi presentate che per ora restano lettera morta presso il Ministero di competenza!😡

Pubblicato da Gruppo Consiliare M5S Novara su Giovedì 20 aprile 2017
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È passato un anno da quando i lavoratori della Tamini, azienda di trasformatori che opera anche a Novara, chiesero un tavolo per sanare la loro grave situazione lavorativa: fino ad ora, tante promesse non mantenute.

Crediamo che Terna Spa, che controlla Tamini, debba fare la sua parte insieme al Governo ma in modo realmente fattivo, con interventi non speculativi e che non comprendano delocalizzazioni, ma investimenti.

Cosi come chiediamo risposta alle diverse interrogazioni da noi presentate che per ora restano lettera morta presso il Ministero di competenza!
Gruppo Consiliare M5S Novara

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