VACCINI, BONO – FREDIANI (M5S): “Il Pd gioca sulla salute dei bambini. Raccomandazione più efficace dell’obbligo”

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Un decreto nazionale che non esiste ancora, nessuna copertura finanziaria ed una comunicazione carente. Ecco servito il bluff sui vaccini lanciato dal PD a livello nazionale e piemontese. In Consiglio regionale hanno addirittura presentato due proposte di legge ed accelerato l’approvazione nonostante avessero ben chiaro che sarebbe arrivato un decreto nazionale. Risultato? Nessuno, ad eccezione del tempo perso in Consiglio regionale.

Ad oggi, come ammesso dal Governo, non esiste alcuna emergenza, ma solo “preoccupazioni” dei politici PD. Se non c’è emergenza, per quale motivo è stato messa in piedi tutta questa operazione mediatica? A noi sembra evidente il tentativo di fare una vergognosa campagna elettorale sulla salute dei bambini.

Da sempre siamo per la raccomandazione e per la libertà di scelta, proprio come avviene nei paesi scandinavi, perché funziona ed aumenta la copertura vaccinale più dell’obbligo che anzi divide e non è efficace. L’incremento delle vaccinazioni si ottiene con il dialogo medico-paziente e non con gli obblighi e le punizioni ottocentesche che spesso ottengono l’effetto opposto. La raccomandazione è già presente in Piemonte ed in Veneto con risultati di copertura vaccinale sopra la media nazionale.

Un altro proposito preoccupante della Giunta riguarda l’impegno che dovrebbero sobbarcarsi gli insegnanti. Dopo aver distrutto la scuola, ora il PD vorrebbe anche che i docenti si trasformassero in una sorta di pediatri. Una scelta assurda, sommata ad altre ben poco comprensibili.

 

Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte

Vicepresidente Commissione regionale Sanità

 

Francesca Frediani, Consigliere regionale M5S Piemonte

Vicepresidente Commissione regionale Istruzione

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Un altro privilegio per gli onorevoli: 20% in più di pensione di reversibilità

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di MoVimento 5 Stelle


È più forte di loro: non ce la fanno proprio a rinunciare ai privilegi. Dopo diversi mesi siamo riusciti a portare all’esame del Parlamento il ddl per il taglio ai vitalizi, riuscendo a superare le resistenze degli altri gruppi parlamentari, ed ecco che ci troviamo subito un emendamento trappola del Pd, volto a inserirne degli altri. Cioè da una parte i piddini, a parole, dicono di voler dire addio al vitalizio, e poi, nei fatti, si aumentano la reversibilità per i familiari.

Infatti, questo emendamento, a firma della deputata Pd Gasparini, prevede di aumentare la pensione di reversibilità per i congiunti dei parlamentari, addirittura del 20%. La giustificazione della deputata piddina è stata questa: “È ingiusto che i congiunti dei parlamentari finiscano per fare la sguattera o il giardiniere”. A parte l’offesa gratuita alle rispettabilissime categorie professionali citate, dalla casta arriva uno schiaffo ai cittadini italiani che vivono con pensioni da fame e che non hanno neanche, in famiglia, un congiunto che prende uno stipendio da parlamentare.

È una vergogna e una presa in giro, il solito tentativo della casta di crearsi una corsia preferenziale, di approvarsi un privilegio che è negato ai comuni mortali. Noi ci opporremo con tutte le forze a quest’arroganza del potere e invitiamo il Pd a ritirare questo emendamento. E comunque, a tal proposito, abbiamo presentato un emendamento ad hoc, a prima firma Luigi Di Maio, volto ad impedire questo indegno sopruso e a sopprimere il piccolo golpe tentato dalla casta. Abbiamo sempre detto che avremmo votato il ddl Richetti così com’era, senza trucchi o inganni da parte dei democratici. Noi vogliamo l’abolizione dei vitalizi e non è accettabile che, con una mano togli un privilegio e con un’altra ne inserisci un altro.

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CRIPPA, MARTELLI E ANDRISSI (M5S): nuovo aggiornamento discarica di GHEMME

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Nella mattinata di oggi si è tenuto un nuovo tavolo istituzionale sulla Discarica di Ghemme.
Abbiamo avuto quindi modo di riportare al Prefetto e agli altri esponenti delle istituzioni presenti tutte le nostre preoccupazioni, vecchie e nuove.

Fra le più recenti, non possiamo che citare il coinvolgimento di un “nuovo” protagonista.
Stiamo parlando della Green Up, Società a Responsabilità limitata con sede a Milano e specializzata in gestione rifiuti e produzione biogas.

Bene, dal mese di marzo il Consorzio Medio Novarese (CMN) ha affidato con entusiasmo a questa società la gestione del percolato per produzione di Biogas della Solaria di Ghemme.
Non possiamo in alcun modo condividere l’entusiasmo del CMN, soprattutto considerando che, a differenza di come si potrebbe credere, la Green Up non è per nulla una impresa nuova e sconosciuta a cui poter dare il “beneficio del dubbio”….

Green Up Srl, infatti, come è facilmente riscontrabile dalle visure camerali societarie, è indirettamente controllata da Waste Italia Partecipazioni Srl, società in cui Daneco Impianti (!) ha investito con una quota dell’8,63%.

Sì, esattamente la stessa Daneco Impianti responsabile della situazione attuale di Ghemme. La stessa società che ha depositato una fideiussione senza copertura (cioè FALSA) come garanzia dei lavori della Solaria?

Un sospetto nasce spontaneo quindi: quello che Daneco sia in pratica “fuggita” davanti alle proprie responsabilità per quanto riguarda la gestione post mortem e la bonifica di Ghemme, ma potrebbe continuare a guadagnare dalla gestione del sito (seppur indirettamente) tramite la produzione di Biogas affidata ad una sua società partecipata.

Questa ipotesi trova poi una sua concretezza quando si legge come dal sito web di Green Up Srl risulti che questo “giochetto” sia stato messo in pratica anche ad Andria (BT), sede di un altro sito dimostrazione diretta della gestione fallimentare di Daneco Impianti.

Non possiamo quindi che chiederci se i vertici del Consorzio Medio Novarese, come custode giudiziario, abbiano anche solo abbozzato i controlli e le verifiche da noi portati a termine dopo circa una settimana di indagini, e, nel caso avesse avuto queste informazioni, come avesse potuto (e possa tuttora) ritenere anche solo accettabile affidare ad una società partecipata da Daneco Impianti una parte della gestione della Discarica di Ghemme.

Al momento, oltretutto, non si hanno concreti riscontri riguardo ad atti di pignoramento da parte di enti e istituzioni coinvolte sui beni di Daneco Impianti, nonostante questa mattina da più parti si sia paventato nuovamente il rischio di aumenti emergenziali della TARI per i cittadini novaresi (scenario già previsto da noi più volte da più di un anno).

Nel ballo delle incertezze e degli scaricabarile istituzionali, però, oggi ha fatto la sua comparsa un nuovo protagonista, stiamo parlando della “vasca 1” della discarica della Solaria.
Ebbenne. Dalle dichiarazioni di questa mattina degli enti coinvolti, siamo riusciti a capire che parrebbe esserci un’incertezza normativa che coinvolge il Comune di Ghemme che aveva concesso l’autorizzazione per il trattamento delle acque sotterranee della “vasca 1”. Tale autorizzazione secondo lo stesso Comune parrebbe essere stata superata dalle autorizzazioni rilasciate a suo tempo dalla Provincia d Novara, mentre il CMN riterrebbe valida e in corso la prima autorizzazione.
Questo discorso (che potrebbe sembrare non avere particolare importanza) dimostra ancora una volta, però, come la Provincia di Novara ci abbia raccontato l’ennesima panzana quando dichiarava come non potesse richiedere garanzia dalla fideiussione depositata da Daneco in quanto riferita alla gestione Post Mortem della discarica. Ebbene, le attività della “vasca 1” risultano cessate, ma le autorizzazioni rilasciate da vari enti (tra cui la stessa Provincia) hanno permesso nuove attività classificabili come “Post Mortem”.

Ancora una volta quindi, chi vogliono prendere in giro?

 

Davide Crippa
Portavoce M5S alla Camera dei Deputati

Carlo Martelli
Portavoce M5S al Senato della Repubblica

Gianpaolo Andrissi
Portavoce M5S al Consiglio regionale del Piemonte

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Legge elettorale e voto anticipato: le condizioni del MoVimento 5 Stelle

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di Beppe Grillo

Si sono concluse le votazioni online su Rousseau per la proposta di legge elettorale del MoVimento 5 Stelle. Hanno partecipato alla votazione 29.005 iscritti certificati, 27.473 hanno votato sì e 1.532 hanno votato no.

La legge elettorale che il MoVimento 5 Stelle voterà in Parlamento sarà il proporzionale tedesco con soglia di sbarramento al 5% ed eventuali correttivi, costituzionalmente legittimi, per garantire una maggiore governabilità, così come sancito dai nostri iscritti. È una legge elettorale costituzionale, la prima ad esserlo dopo la vergogna del Porcellum e dopo il pastrocchio dell’Italicum che è stato stroncato dalla Consulta. Non siamo disposti a scendere a compromessi né a votare altre corbellerie incostituzionali come il Verdinellum e il Rosatellum. La discussione sulla legge elettorale da noi proposta deve avvenire in maniera trasparente nella sede apposita: il Parlamento. Gli incontri segreti a porte chiuse al Nazareno, che hanno prodotto una riforma costituzionale bocciata dal 60% degli italiani e l’incostituzionale Italicum, sono uno sfregio alle regole democratiche e un indegno mercato delle vacche. Sappiamo tutti che Renzi e Berlusconi si stanno organizzando per un’alleanza pre e post elettorale, ma la legge elettorale non deve diventare ancora una volta merce di scambio. Gli italiani devono avere una legge elettorale costituzionale e chiara che consenta loro di scegliere se governare il Paese con il MoVimento 5 Stelle o farsi governare dall’alleanza Pd – Forza Italia, come è da 20 anni a questa parte.

Una volta che avremo una legge elettorale si potrà votare subito. Il MoVimento 5 Stelle era pronto a votare il giorno dopo il referendum costituzionale, visto che Renzi e tutto il suo governo avevano messo sul piatto la loro carriera politica e gli italiani hanno accettato l’invito. Si sono rimangiati la parola per un cinico calcolo e oggi ci ritroviamo Renzi segretario Pd e la Boschi sottosegretario del Governo. Hanno allungato il brodo fino a oggi: non hanno fatto nulla per il Paese, ma cercano disperatamente di arrivare al giorno della loro pensione da privilegiati che scatta il 15 settembre. Il MoVimento 5 Stelle vuole che si vada al voto prima di questa fatidica data: è una delicatezza istituzionale che questa classe politica sciagurata deve al popolo che ha massacrato per decenni. Non sono riusciti a fare nulla per la disoccupazione e la povertà, ma vogliono arrogarsi il privilegio della pensione dopo quattro anni e mezzo di lavoro. È inaccettabile. Vogliamo evitare questo schifo e vogliamo anche mettere fine allo scandalo dei vitalizi: tra due giorni la legge sarà in aula alla Camera, c’è tutto il tempo per approvarla al Senato e andare al voto. I parlamentari nel 2011 hanno approvato la legge Fornero, chiamandola “Salva-Italia” perché sapevano che in ogni caso loro non ne sarebbero stati toccati. Adesso abbiamo finalmente la possibilità di mettere fine a questa vergogna, con il nostro appoggio è possibile farlo e se non succederà la responsabilità sarà unicamente del Pd.

Venerdì 8 settembre 2017 ricorre il decimo anniversario del primo V-Day. Le elezioni domenica 10 settembre con la cancellazione dei privilegi sarebbero un modo magnifico per festeggiarlo. Noi ci siamo.

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Il #ProgrammaSicurezza del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Con questo post si apre una nuova fase della definizione del nostro programma, dedicata alla sicurezza. L’idea di sicurezza del Movimento 5 Stelle – che nasce dall’incontro tra i valori fondamentali del nostro Movimento e l’esperienza di questi anni nelle istituzioni – ha trovato applicazione in diverse proposte depositate alla Camera e al Senato, ma ora deve essere tradotta in un programma organico con il contributo sostanziale e fondamentale di tutti gli iscritti. Nel fissare i nostri punti fermi, occorrerà tener presente che, poiché le minacce evolvono, si moltiplicano e cambiano natura continuamente, ogni decisione deve essere presa con la consapevolezza che possa essere modificata, tramite un nuovo momento di confronto, qualora il contesto di riferimento cambi.

La sicurezza

Le prime riflessioni che vogliamo condividere riguardano l’idea stessa di sicurezza. Cosa significa essere sicuri?

L’aspetto più immediato è quello della sicurezza privata. Concretamente, le persone devono essere libere di vivere la loro routine quotidiana senza che nessuno minacci la loro incolumità. Inoltre, anche le proprietà delle persone devono essere protette da ingiusti danneggiamenti. C’è poi la sicurezza pubblica. Anche sotto questo profilo, le persone – quando rivestono cariche pubbliche o svolgono compiti di interesse pubblico – e le cose – ad esempio le sedi istituzionali e le infrastrutture – devono essere protette da qualsiasi minaccia. Esiste poi una dimensione collettiva della sicurezza, che si realizza nella tutela dell’ordine pubblico. Non basta, infatti, la somma di tanti cittadini singolarmente protetti, se non vengono garantiti alcuni interessi collettivi come la legalità e l’ordine sociale. Se il dibattito pubblico sfocia in violenza, se la criminalità controlla il territorio, tutti siamo meno sicuri, a prescindere dal nostro diretto coinvolgimento in episodi di violenza. Bisogna immaginare la sicurezza come una condizione ideale risultante dalla convergenza di azioni pubbliche e private. Ad esempio, la sicurezza delle persone e delle loro proprietà è data da una parte da azioni dei privati, che devono provvedere a mantenere a norma gli edifici in cui vivono e possono dotarli di adeguate protezioni da intrusioni esterne e dall’altra dallo Stato che deve garantire un presidio efficiente di Forze dell’ordine sul territorio, pronte a intervenire in breve tempo. Lo stesso si può dire per l’ambiente cyber: se lo stato deve provvedere a rendere sicure e funzionanti le infrastrutture comunicative, il privato deve informarsi e dotarsi di software e prassi di utilizzo idonee a limitare la sua esposizione a virus e hacker ostili. Ma c’è di più. Occorre pensare lo Stato come un organismo o una rete in cui le persone, le aziende, le istituzioni sono “nodi”, tutti interconnessi tra loro e i danni subiti da uno si riverberano su tutti gli altri. L’unico modo per combattere l’impalpabile e nebuloso insieme delle minacce (cibernetiche, terroristiche, economico finanziarie, ecc.) è creare una joint venture tra cittadini, imprese e Stato, capace di migliorare il grado di resilienza del Sistema Paese. In questa rete integrata di interessi individuali, associati e collettivi, la cooperazione consapevole di questi interlocutori dà vita all’attuale ed innovativo concetto di “Sicurezza Partecipata”.

Pensate a quello che accade nel nostro corpo: se anche un solo organo si ammala, ne facciamo le spese come individui! Questo concetto è valido da sempre, ma oggi è potenziato dall’evoluzione delle tecnologie e delle infrastrutture. Per fare un esempio, uno smartphone privato di un dirigente d’azienda mal protetto può consentire il furto di un segreto industriale, che verrà poi usato da un concorrente estero per produrre gli stessi beni o servizi (magari a costo notevolmente inferiore) e fare concorrenza spietata, fino a far chiudere l’azienda, far perdere il reddito a tutti i lavoratori, mettere in difficoltà i fornitori e così via in un effetto domino infinito. Approfondiremo il concetto in un futuro post che vi invitiamo a leggere. Infine, l’esempio mette in luce anche un ulteriore e importante aspetto: la sicurezza dell’ambiente virtuale, il quale viaggia in parallelo con la realtà fisica delle persone e delle cose, ma acquisisce sempre più importanza nelle nostre vite.

Le minacce alla sicurezza 

Cosa, oggi, mette in pericolo la nostra sicurezza?

Esistono diverse “minacce”, alcune legate alle attività illecite come il terrorismo e la criminalità organizzata, altre all’ambiente come l’inquinamento, le calamità naturali e il dissesto idro – geologico, altre ancora a dinamiche politiche globali come la diminuzione della sovranità e dell’autonomia decisionale dello Stato in favore di organizzazioni o enti sovranazionali pubblici o privati. Alcune di queste le percepiamo tutti i giorni, altre sono meno evidenti, altre ancora sono enfatizzate dai media o tramite i social network.

 

Questo ci impone di riflettere sulla differenza tra “essere sicuri” e “sentirsi sicuri”.

Non sempre, infatti, abbiamo gli strumenti per comprendere esattamente quanto gli “anticorpi” dello Stato siano efficienti e possiamo sottovalutarli o sopravvalutarli. Ad esempio, quando le forze di polizia e i Servizi informativi riescono ad anticipare un’azione terroristica e ne impediscono la realizzazione, il risultato è semplicemente il silenzio. Non abbiamo diretta percezione di essere stati tutelati, ma il livello di sicurezza è stato mantenuto alto. Allo stesso tempo possiamo avere altissima percezione di sicurezza vedendo i militari per le strade anche se in alcuni casi, considerate le nuove evoluzioni degli attacchi terroristici, la loro efficacia può essere limitata. Oltretutto, se è chiaro che la priorità è “essere sicuri” ci possono essere casi in cui anche “sentirsi sicuri” sia, per i cittadini, una legittima esigenza a cui lo Stato deve far fronte, a patto che non venga usata dalla politica a scopi di consenso o per mascherare con le apparenza qualcosa che manca nei fatti.

 

I valori in gioco

Se l’esigenza di neutralizzare efficacemente tutte le minacce è legittima, bisogna sempre ricordare che gli strumenti utili in questo campo spesso presuppongono una limitazione delle libertà personali e/o un’invasione della privacy. Questo apre numerose discussioni, e sarà tema che affronteremo assieme in un futuro post.

 

Il comparto sicurezza

Come è naturale, uno Stato ha delle forze preordinate a garantire la sicurezza, a volte prevenendo i danni, altre volte assicurando alla giustizia chi li ha provocati. Ogni Stato è organizzato a suo modo; nel nostro Paese abbiamo forze dell’ordine che hanno il compito di evitare i crimini o di perseguirli (ad esempio Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza) e altri corpi di intervento destinati più a tutelare l’incolumità delle persone (ad esempio Vigili del Fuoco e Protezione Civile); abbiamo forze di polizia nazionali e locali, come la Polizia Municipale la quale, pur non essendo riconosciuta come forza di Polizia tout court è chiamata a svolgere funzioni ad essa assimilate; alcune ad ordinamento militare, come i Carabinieri e la Guardia di Finanza ed altre ad ordinamento civile. Operano poi, sul territorio nazionale, organizzazioni di vigilanza private, che a volte svolgono mansioni di interesse pubblico, come la vigilanza all’ingresso dei palazzi di Giustizia. La Repubblica, inoltre, ha un proprio sistema di Servizi informativi costituito da un Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) e due Agenzie AISI ed AISE che operano internamente e all’estero per raccogliere le informazioni utili al Governo per tutelare gli interessi del Paese. Infine, anche la magistratura si occupa di garantire la sicurezza, ma verrà trattata a parte quando si parlerà di giustizia.

Il nostro obiettivo

Siamo consapevoli della delicatezza del tema, che da una parte identifica una delle primarie esigenze dei cittadini e dall’altra mette in discussione principi fondamentali della comunità nazionale. Questi aspetti ci motivano con forza a voler costruire, con partecipazione e competenza, un piano efficace, equilibrato e comprensibile. Vi proponiamo, quindi, di affrontare un percorso di informazione, riflessione e scelta consapevole al fine di sviluppare un piano per la sicurezza a 5 stelle che migliori la qualità delle nostre vite e di chi opera tutti i giorni per proteggerci. Per farlo abbiamo bisogno del contributo informato di tutti voi!

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#5giornia5stelle 123° puntata, 26 maggio 2017

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E’ stata una settimana davvero ricca di avvenimenti quella che vi raccontiamo nel nostro appuntamento settimanale.

Per risollevare le sorti non solo dell’Italia ma di tutta l’economia Europea serve cancellare trattati come il fiscal compact e leggi sbagliate come il Jobs Act. A dirlo stavolta non è Beppe Grillo o un portavoce cinquestelle ma il professore di economia Giovanni Dosi durante il convegno “lo Stato innovatore” che si è tenuto nell’aula Pertini della Camera dei Deputati. Oltre a lui ascoltiamo anche l’altra relatrice, professoressa di economia dell’Università del Sussex, Mariana Mazzucato, oltre che gli interventi del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e dell’organizzatrice del convegno Laura Castelli.
Il question time della settimana è rivolto da Michele Dell’Orco al Ministro dei Trasporti e le infrastrutture Del Rio. A tenere banco è la vicenda del rolex che sarebbe stato donato all’ormai ex sottosegretario di governo Vicari. La vicenda che ha avuto giusto eco sulla stampa, pare destare distacco piuttosto che preoccupazione nella risposta del Ministro. A Roberto Fico il compito di replicare e di reclamare la giusta condanna verso episodi gravi che nuocciono gravemente l’immagine delle istituzioni del Paese.
Restiamo nell’aula di Montecitorio per ascoltare l’intervento di Giulia Sarti nell’anniversario dei 25 anni dalla strage di Capaci. La portavoce cinquestelle si sofferma su tutte le questioni ancora irrisolte che sollevano mille inquietanti incognite su una stagione tra le più tenebrose della storia recente italiana.
Tra le questioni tenebrose più recenti merita senz’altro un approfondimento la questione dei crack finanziari delle banche italiane. Al netto di dichiarazioni alla stampa in cui tutte le forze politiche chiedono la nascita di una commissione d’inchiesta, solo il M5S pone la questione con urgenza in aula, ma senza successo come dimostrano gli accorati interventi di Carlo Sibilia e Carla Ruocco.
Ci spostiamo di poche centinaia di metri per raggiungere con le nostre telecamere l’aula del Senato dove Maurizio Buccarella annuncia voto favorevole del gruppo pentastellato a proposito di norme che inaspriscono le pene per i reati di corruzione all’interno della pubblica amministrazione.
Sempre a Roma, ma nella sala della protomoteca in Campidoglio, ascoltiamo Luigi Di Maio e Virginia Raggi a proposito del ruolo di pubblico e privato nel futuro economico ed industriale che ci attende.
Speriamo che in questo futuro non ci sia spazio per le trivelle nelle aree e nei parchi protetti, come pure propone il Partito Democratico. Potrebbe sembrare assurdo ma c’è chi giustificherebbe tutto pur di garantirsi i favori delle lobby dei petrolieri. Ascoltiamo l’intervento di Dino Alberti nell’aula della Camera.
Infine, a Palazzo Madama, ascoltiamo prima Gianluca Castaldi esprimere voto favorevole sulle nuove norme in favore del comparto aerospaziale e poi, dalla Sala “martiri di Nassirya”, un breve estratto della conferenza stampa di presentazione del programma di governo 5 stelle per la Scuola.
Alla deputata Silvia Chimienti il compito di illustrare il primo punto, centrale, per ridare fiato e speranze ad un mondo rovinato dalla riforma renziana.

5giornia5stelle termina qui. Buon fine settimana a tutti.

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A Torino 5 Stelle tasse tagliate per i giovani artigiani

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di Chiara Appendino

Per esperienza personale posso testimoniare senza timore di essere smentita quanto sia complicata la vita delle piccole e medie imprese italiane. Aziende spesso a conduzione familiare in cui tutti i rischi e le difficoltà del fare impresa ricadono sulle spalle delle poche persone che ci lavorano.

Queste stesse imprese, dalle botteghe alle piccole officine, dai laboratori agli studi creativi, costituiscono il tessuto produttivo del nostro Paese e rappresentano l’eccellenza italiana, un connettivo fortemente radicato nei quartieri, che riesce ancora a coniugare in modo eccezionale tradizione e laboriosità.

Come amministrazione, pur non avendo la bacchetta magica per risolvere le tante criticità che vivono le PMI, possiamo lavorare al loro fianco.


È per questo motivo che stiamo elaborando, insieme ai rappresentanti torinesi della Confederazione Nazionale dell’artigianato, del commercio e della piccola e media impresa (CNA), un piano di lavoro condiviso.

La strada che abbiamo intrapreso è il punto di partenza di una visione strategica della Città chiara, che intendiamo sviluppare e implementare nei prossimi 4 anni. Si potrebbe definire un “patto di consiliatura”.

L’intenzione è partire dalle basi, mappando in modo capillare tutte le eccellenze presenti sul territorio, semplificare i rapporti tra gli artigiani e la Pubblica Amministrazione e assicurare sostegno alle PMI, incorporandole anche nel progetto Open for business.

Soprattutto, stiamo lavorando per abbattere Imu, Tari e Irap, imposte di competenza comunale, ai giovani artigiani che rilevino imprese che stanno per chiudere: l’obiettivo è consentire la trasmissione generazionale di competenze e non rischiare che l’universo di professionalità e capacità di cui fortunatamente siamo ancora ricchi vada perduto.

Per il nostro sviluppo economico e sociale è fondamentale fare sistema e creare una forte alleanza con quello che è a tutti gli effetti il tessuto aggregante del nostro sistema produttivo, la vera e propria spina dorsale economica e manifatturiera italiana, che non può più ritrovarsi sola a lottare per sopravvivere.

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Pozzi ENI di Carpignano e le incongruenze della Lega?

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Novara, 25 maggio – Consiglio comunale: la maggioranza a “guida” Leghista si disinteressa
totalmente della questione Pozzi ENI di Carpignano.

Un Comune attento ai temi ambientali e alla salvaguardia della salute dei cittadini non dovrebbe abbassare mai la guardia, ma rileviamo che, a quasi un anno dal suo insediamento, il Consiglio comunale di Novara non ha ancora espresso una posizione sul pericolo che incombe, legato al progetto di perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi a Carpignano Sesia. Questo progetto mette in pericolo le falde acquifere che in parte alimentano l’acquedotto di Novara con evidenti potenziali ricadute sulla salute pubblica della cui tutela, ricordiamo, il Sindaco è responsabile.
Ricapitoliamo gli eventi:

  • abbiamo presentato una mozione urgente circa un mese fa.
  • I gruppi di maggioranza hanno chiesto di portare il tema in Commissione per permettere ai Consiglieri di venire a conoscenza del tema (sic!), da cui rileviamo la plateale, gravissima impreparazione su un tema di questa rilevanza, che insiste sul territorio che amministrano, che da molti anni ormai è sul tavolo di tutti i livelli amministrativi (Comune, Provincia, Regione, Stato – MISE) e che moltissime Associazioni raggruppate nel Comitato DNT stanno portando all’attenzione dei cittadini di tutta laprovincia di Novara.
  • Questo ci ha allarmato molto, quindi, per sopperire alla grave ed evidente impreparazione dei Consiglieri di maggioranza, abbiamo portato il tema in Commissione.
  • Si è tenuta la Commissione, con conseguente dispendio di tempo, energie e denaro, Commissione alla quale abbiamo chiesto che potesse partecipare, per essere audito, il Comitato DNT, al termine della quale i Consiglieri di maggioranza hanno dichiarato di aver compreso sia la questione, sia la sua urgenza (alleluja, alleluja).
  • Ripresentiamo la mozione in Consiglio comunale con “urgenza doppia” motivata sia dal fatto che nel frattempo è trascorso un mese, sia dall’imminente pronunciamento del Mise.
  • La maggioranza respinge per la seconda volta l’urgenza negando all’intero Consiglio la
    possibilità di discutere e prendere una posizione sul tema.

Prendiamo atto della totale mancanza di sostanza e di reale volontà di occuparsi dei problemi del territorio.

 

Questi sono temi importanti e sempre più lontani da un’amministrazione occupata a dare continuità alle scelte della precedente, secondo il principio per cui ormai da anni in Italia siamo davanti a un partito unico.

 

Gruppo Consiliare M5S Novara

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#PROPOSTEA5STELLE “AREE SIAE FREE” a Novara per i Gruppi di Giovani Emergenti

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La cultura è business ed unità sociale. Per questo andrebbe favorita in tutti i modi.
Uno dei più grossi limiti imposti a locali, attività commerciali e gruppi musicali locali è quello del pagamento dei permessi SIAE che, in un momento di crisi economica come questo, diventa un annoso problema.

I consiglieri comunali 5 stelle propongono, in consiglio, la promozione di zone “SIAE FREE” in modo da permettere ai giovani di potersi esibire liberamente incoraggiando la creatività e l’attività musicale nella nostra città. La musica diffusa per le strade, attraverso esibizioni di gruppi locali, andrebbe a costituire un ricco substrato favorevole ad uno sviluppo artistico dal basso e permetterebbe di diffondere a Novara la creatività delle numerose band emergenti presenti sul Territorio, rendendo più viva la città.

Una maggiore attività artistica farebbe lievitare l’attrattività turistica della città e favorirebbe la rivitalizzazione delle molte aree che, ad oggi, non sono prese in considerazione per eventi e
manifestazioni.
La predisposizione di zone SIAE FREE si potrebbe pianificare e attuare con una semplice convenzione Comune/SIAE, ricordando che esistono precedenti con altre amministrazioni e
regioni.
Queste aree potrebbero essere veicolate sui canali del Comune mediante la creazione di un calendario programmatico in grado di favorirne la promozione.

Le esibizioni potrebbero essere gestite in diversi punti della Città, calendarizzando gli eventi con un progetto di programmazione dal basso mediante l’autocandidatura delle band emergenti.
La promozione della nostra Città coincide con quella che noi cittadini diamo di noi stessi e, per questo, si ritiene importante la presa di provvedimenti e la ricerca immediata di accordi con l’ente SIAE.

 

Gruppo Consiliare M5S Novara

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CASA, ANDRISSI – M5S NOVARA:”700 famiglie al vaglio di ATC, ecco le nostre richieste”

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ATC ha comunicato al Comune di Novara i nominativi di 700 famiglie che rischiano di veder decadere il diritto ad usufruire di un alloggio popolare. Comune di Novara Regione ed ATC hanno istituito una commissione per valutare, caso per caso, se si tratta di morosità incolpevole o colpevole. Per essere considerata incolpevole, la famiglia deve presentare un reddito ISEE inferiore ai 6 mila euro annui.
Anche i morosi incolpevoli, in base alla legge regionale del 2010, devono fare un versamento minimo di 40 euro mensili. Il rischio è che i morosi incolpevoli che non hanno versato questa quota minima (e non potendola versare) vengano considerati colpevoli pur trovandosi in situazioni economiche di gravissimo disagio.
Queste sono le nostre richieste per avviare una analisi più equa:
1) I piani di rientro per i morosi incolpevoli riguardino solo i mancati versamenti della quota minima.
2) La presenza di almeno un assistente sociale al tavolo della commissione con l’obiettivo di analizzare i diversi casi con maggiore oggettività.
3) La mancata copertura da parte della Regione del Fondo sociale non diventi l’alibi per richieste economiche insostenibili per persone che già si trovano in condizioni di estrema fragilità.

Gianpaolo Andrissi, Consigliere regionale M5S Piemonte
Gruppo Consiliare M5S Novara (NO)

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