#ESTATENOVARESE Il M5S di Novara chiede rispetto per gli artisti!

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Il Comune sta programmando una rassegna, “Estate Novarese” con cui allietare le serate dei novaresi durante il periodo estivo mirando a svolgere molte iniziative artistiche all’interno del Broletto e del Castello.
Iniziative volte, oltre che al puro diletto, anche ad aumentare coesione sociale e di carattere culturale.
Eventi di questo tipo incrementano nei cittadini il senso di appartenenza alla comunità novarese, contribuiscono a rendere maggiormente attrattiva la nostra città dal punto di vista turistico.
Per questa programmazione è stato redatto apposito bando ma vorremmo sapere dal Sindaco come mai, ad alcuni degli artisti coinvolti, è stato chiesto di sostenere i costi di service audio, fonico e SIAE.
Questa richiesta, rivolta spesso a giovani musicisti, è poco dignitosa e rispettosa nei confronti di chi presta un servizio alla comunità e dovrebbe, anzi, essere aiutato e sostenuto dalle istituzioni.
A seguito di numerose segnalazioni il Movimento 5 Stelle di Novara chiede a gran voce all’attuale amministrazione di prendersi carico di questi costi nel rispetto del lavoro di tutti gli artisti locali che con il loro impegno contribuiranno a rallegrare e deliziare i mesi estivi dei turisti e di tutti i cittadini novaresi.

Gruppo Consiliare M5S Novara

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La Svizzera dice sì alla Strategia energetica 2050 e all’uscita dal nucleare

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da Greenreport.it

Con il 58.2% dei voti e punte del 73.5% a Vaud, 72,5% a Ginevra, 69.6% a Neuchâtel e 63.4% a Basilea Città e Vallese, la Svizzera ha detto Sì al referendum sulla Legge federale del 30.09.2016 sull’energia (Lene) e secondo il Partito ecologista svizzero (I Verdi, Grüne, Les Verts), «il sì alla Strategia energetica 2050 è un sì all’uscita dal nucleare e una svolta energetica».

Ma gli ecologisti che si sono battuti per il sì insieme a una vasta coalizione di sinistra, al Partito Verde Liberale e a comunità locali e imprenditori delle rinnovabili, ricordano che questo voto non risolve tutti i problemi: «Adesso bisogna smantellare rapidamente e in tutta sicurezza le nostre vecchie centrali nucleari e infine proteggere efficacemente il clima».

I Verdi spiegano che «la campagna menzognera degli oppositori alla Strategia energetica 2050 non ha avuto l’ultima parola. Dicendo sì alla strategia energetica, la popolazione ha permesso la vittoria di una delle prime rivendicazioni dei Verdi. Grazie alla pressione esercitata dall’iniziativa per un’uscita programmata dal nucleare, è stato possibile forgiare un compromesso in Parlamento, così come convincere la maggioranza della popolazione».

Secondo la presidente dei Verdi svizzeri, Regula Rytz «senza la locomotiva verde, non si può condurre una politica energetica e ambientale degna di questo nome. Si tratta di una cocente sconfitta per i nostalgici del nucleare e gli assetati di petrolio e di un segnale essenziale per la protezione climatica».

I Verdi, Grüne, Les Verts ricordano però che la vittoria al referendum sulla Strategia energetica 2050 significa che la transizione in Svizzera sia davvero avviata e per questo i Verdi del Ticino (dove il sì ha vinto con il 56.7%) sottolineano che «la Svizzera dovrà in ogni dotarsi al più presto di una legge per la riduzione del CO2 al fine di portare un doveroso contributo alla lotta mondiale contro il surriscaldamento climatico. I Verdi si adopereranno anche per un’applicazione della Strategia energetica 2050 a favore degli inquilini, chiedendo una adattamento dell’ordinanza sui diritti di locazione abbassando le tasse a carico degli inquilini in caso di rinnovamenti».

Il partito ecologista svizzero evidenzia che «la strada per l’uscita dal nucleare è ancora lunga ed è quindi fondamentale rafforzare gli standard di sicurezza nelle centrali e per il trattamento e stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Infine i Verdi si batteranno contro le obsolete energie e le sovvenzioni, reclamate a gran voce da alcuni ambienti che vorrebbero continuare a mantenere in vita le centrali nucleari in Svizzera. Bisognerà implementare una Strategia energetica ecologica. I Verdi rifiuteranno categoricamente qualsiasi indebolimento della tutela dell’ambiente e sono sicuri che l’implementazione della Strategia è possibile anche in rispetto del paesaggio e della natura. La campagna referendaria feroce ha dimostrato la necessità di stabilire delle basi solide all’interno della società per lanciare il progetto energetico. Questo è il motivo per cui sarà importante organizzare una tavola rotonda nell’alleanza SE2050 per definire i prossimi passi da subito».

Anche il Partito Socialista svizzero è molto soddisfatto dall’esito del referendum che «dimostra l’attenzione e la coscienza della popolazione per la tutela dell’ambiente e del territorio. Un chiaro risultato, espresso dal popolo, che mostra anche il rifiuto delle campagne politiche propagandistiche e menzognere».

Secondo i socialisti, «la ‘Strategia 2050’ permetterà una graduale transizione energetica, di uscire dal nucleare utilizzando fonti energetiche meno inquinanti, una maggiore efficienza e il conseguente risparmio di oltre 10 miliardi all’anno che oggi spendiamo per importare combustibile nucleare e uranio. Ne trarrà beneficio la produzione di energia sul nostro territorio, in particolare il settore dell’idroelettrico ticinese e i suoi posti di lavoro, visto che al momento non riesce più a coprire i costi con la sua produzione di energia a causa dei bassi prezzi di mercato, generati da un nucleare sovvenzionato e dall’importazione di energie fossili. È inoltre una buona notizia che la netta maggioranza della popolazione non abbia ceduto alla campagna propagandistica guidata dall’Udc (Unione democratica di centro, la destra xenofoba svizzera, ndr). Un’inaudita campagna caratterizzata dalle innumerevoli menzogne che hanno riempito le pubblicazioni e i manifesti contro la “Strategia energetica 2050”. La dimostrazione è che – oggi più che mai – è indispensabile una legge sulla trasparenza che permetta alla cittadinanza di sapere chi finanzia le campagne politiche».

Ora rimane la parte più difficile. Nicola Schoenenberger, co-coordinatore I Verdi del Ticino, è convinto che la battaglia per l’energia sostenibile in Svizzera non sia affatto finita: «La Strategia energetica 2050 è irrinunciabile. Esprimersi su di un referendum ci fa pensare illusoriamente che abbiamo scelta, che volendo potremmo non uscire dal nucleare e andare avanti come fatto fino ad ora. Ma il nucleare è obsoleto, pericoloso e troppo caro, non è in grado di internalizzare i costi (stimati ad almeno 20 miliardi per il solo smaltimento). Non possiamo ignorare il fatto che prima o poi le ormai vecchie centrali concluderanno il loro ciclo di vita e non saranno ricostruite perché mancano gli investitori e il consenso politico. Allora dovremo avere valide alternative, già funzionanti. Arrivare al 2050 senza aver costruito, negli anni, un nuovo sistema di approvvigionamento è impensabile.

Gli oppositori alla strategia energetica si dicono contrari proprio alla costruzione, pianificata, di questo sistema alternativo di approvvigionamento. Ma non propongono misure diverse da quelle elaborate dal Consiglio Federale: si direbbe ignorino il fatto che dal nucleare, che lo si voglia o meno, saremo costretti ad uscire. E cosa faremmo senza una strategia energetica, come sopperiremmo alla mancanza di energia? Dovremmo importarla dall’estero. Che le motivazioni degli oppositori alla Strategia energetica facciano leva sul patriottismo, sulla protezione del nostro mercato interno, è dunque l’ulteriore paradosso di questo referendum. La nostra economia sarebbe messa in difficoltà proprio dalla dipendenza che avremmo dall’estero. I costi graverebbero sulla nostra economia e, proprio noi svizzeri che ci vantiamo di essere l’avanguardia nella ricerca e nello sviluppo, nell’innovatività e nella qualità dei servizi, saremmo i primi a non usare i nostri atout».

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Energia: via dal carbone solo con il MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Via dal fossile per un’Italia a efficienza energetica e fonti rinnovabili. E’ questo il progetto del MoVimento 5 Stelle e del suo programma Energia già votato dagli iscritti online. Un obiettivo da raggiungere entro il 2050, attraverso innovativi programmi di transizione e trasformazione industriale, che giorno dopo giorno determineranno benefici ambientali, economici e sociali al nostro Paese.

Quello che vuole il M5S al Governo è chiaro: uscire dal carbone entro la fine della prossima legislatura ed entro il 2050 puntare ad un sistema energetico libero dalle fonti fossili. Anche Svezia e Danimarca vogliono diventare totalmente “Fossil Free” entro il 2050. Con loro anche Svizzera (con un referendum il popolo elvetico ha detto ‘Sì’ alla transizione energetica), Germania e Francia.
Per far questo, il M5S oggi ha messo a confronto docenti universitari ed esperti del settore. E’ il primo di una serie d’incontri.

Renzi e la sua maggioranza in questi anni hanno ostacolato questa strada virtuosa, favorendo con lo Sblocca Italia un modello energetico opposto a quello che il M5S propone. Il mondo renziano è fossile e dipende esclusivamente dai grandi produttori, quello a 5 stelle è un modello innovativo e aperto in cui produttore (offerta) e il consumatore (domanda) partecipano attivamente al sistema energetico con regole semplici e chiare.

Renzi ed il Pd hanno preso in giro i cittadini annunciando un “green act” che ancora attendiamo di conoscere. Con Renzi l’Italia ha rallentato il cammino nel settore dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Nel 2016 in Italia sono stati installati in Italia solo 360 MW di nuovo fotovoltaico ed appena 290 MW di eolico, con un calo annuale del 19% relativo alle installazioni di solare, eolico ed idroelettrico. Non solo, la produzione elettrica da fonti rinnovabili in Italia è in calo da tre anni!

Un danno per l’ambiente, l’economia ed i settori produttivi innovativi.

Renzi che stringe la mano a Obama sul tema dei “cambiamenti climatici” è pura ipocrisia. Solo con il MoVimento 5 Stelle al governo si attuerà la transizione ecologica verso un sistema libero dalle fonti fossili e ad economia circolare.

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Vigili del fuoco oggi in piazza a Novara

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Questa mattina i vigili del fuoco di Novara e di altre province del Piemonte sono stati in piazza per chiedere che vengano loro riconosciute le stesse tutele e gli stessi diritti delle altre forze dell’ordine.
Il Movimento 5 Stelle è da sempre vicino a questo corpo speciale che protegge e salva tante vite ogni giorno in tutta Italia: persone eccezionali e molto preparate che mettono a rischio quotidianamente la propria incolumità per salvare i cittadini in pericolo. Sappiamo tutti che la loro presenza è indispensabile, conosciamo il valore e l’importanza di questo corpo addestrato per intervenire in situazioni di criticità e di pericolo. Eppure tutto questo non viene riconosciuto dallo Stato: sono i meno tutelati e i meno retribuiti fra tutti gli uomini in divisa.
Noi siamo dalla parte dei vigili del fuoco, lo siamo sempre stati e a livello nazionale stiamo appoggiando la loro richiesta di maggiori tutele e maggiore retribuzione! Lo abbiamo fatto anche oggi scendendo in piazza al loro fianco davanti alla Prefettura per sostenere la loro battaglia per l’equiparazione dei diritti, battaglia per la quale il loro collega Antonio Brizzi, dal 15 Maggio scorso, sta portando avanti lo sciopero della fame.
Movimento 5 Stelle Novara

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I dati Istat mostrano un Paese a pezzi: è ora di cambiare

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di MoVimento 5 Stelle

Nel rapporto 2017 dell’Istat è scolpito nero su bianco il fallimento di un’intera classe politica. L’Italia, soprattutto negli ultimissimi anni in cui Monti, Letta e Renzi hanno governato a suon di austerità, si è trasformata in un Paese diseguale, impoverito e senza più mobilità sociale.

Emergono infatti tre dati su tutti: 

  • la spesa mensile delle famiglie ricche è più che doppia rispetto a quella delle famiglie a più basso reddito (3.810 euro contro 1.697)

2) 1,6 milioni di famiglie sono in povertà assoluta (6,1% del totale) mentre 3,5 milioni non hanno redditi da lavoro o da pensione lavorativa (13,9% del totale)
3) dal 2008 al 2017 abbiamo perso 1,1 milioni di giovani (18-34 anni) mentre abbiamo 2,2 milioni di giovani che non lavorano, non studiano e non si formano nel 2016 e il 68,1% che vive con i genitori (8,6 milioni di persone)

Diseguaglianza, povertà, invecchiamento.

Le conseguenze, ancor prima che economiche, sono politiche: solo l’8,1% della popolazione dai 14 anni in su segue la politica attiva attraverso forme di militanza e partecipazione. Viene da chiedersi come saremmo messi senza la ventata di aria fresca che ha portato il MoVimento 5 Stelle.

La politica, poi, è sempre più affare per ricchi. Se è vero infatti quanto dice l’Istat, cioè che le classi sociali tradizionali sono state disarticolate e la popolazione si è dispersa in numerose classi di reddito, è facile concludere che chi è più ricco rimane al vertice della società mentre tutti gli altri si limitano a sopravvivere perché non hanno più alcun potere di entrare nelle istituzioni o di condizionare le decisioni politiche. Siamo di fronte ad una società sempre meno politicizzata, dove i corpi intermedi stanno sparendo insieme alla classe media e a quella operaia. Non che non ci siano più operai o impiegati, anzi, ma si tratta di individui isolati e privi di potere contrattuale. Cittadini che hanno bisogno urgente di una rappresentanza politica forte.

C’è poi il problema fondamentale in una prospettiva di lungo periodo: le nascite sono al palo (minimo storico nel 2016 con 474 mila), il saldo totale nati-morti è in deficit di 134 mila persone (secondo record di sempre) e gli ultra 65enni (13,5 milioni) sono ormai il 22% della popolazione totale, la percentuale più alta d’Europa.

Se non fosse per il contributo degli stranieri, che fanno figli ad un ritmo molto più alto degli italiani, il saldo sarebbe ancora peggiore. Ma va detto che questi stessi stranieri compongono la fascia più povera e quindi più ricattabile della popolazione, perché disposti ad accettare salari inferiori e ritmi di lavoro disumani pur di lavorare. L’immigrazione incontrollata non serve quindi solo a compensare le minori nascite degli italiani, ma anche a instaurare un regime di concorrenza tra poveri nel mondo del lavoro. Se ne avvantaggia solo la classe dirigente economica, che diminuisce i costi e aumenta i profitti.

Questo rapporto Istat è importante perché ci consente di individuare chi ha perso e chi ha vinto nell’Italia degli anni 2000. Il disastro sociale che abbiamo appena visto deriva infatti da scelte di politica economica molto precise. Attraverso il -7% di Pil accumulato dal 2008 al 2017, il -6,2% di produttività e -7,1% del Pil pro capite tra 2000 e 2014 la maggioranza degli italiani ha subìto una enorme redistribuzione dei redditi e della ricchezza a favore di una sola classe, sempre più ricca e meno numerosa. L’unica che oggi abbia ancora coesione e identità.

Hanno vinto loro, attraverso i Monti e i Renzi travestiti da cambiamento, ma non può durare per sempre. E’ ora di cambiare.

 

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La proposta di legge M5s per portare la storia dell’antimafia a scuola

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Di M5S Camera

“Introdurre nelle scuole lo studio della storia dell’antimafia per far conoscere ai nostri studenti la storia di quei nostri cittadini, rappresentanti delle istituzioni e non, che a questa battaglia di legalità e giustizia hanno dedicato la vita. A questo scopo stiamo per depositare un’apposita proposta di legge, a prima firma della collega Chiara Di Benedetto, che sarà presentata ufficialmente e illustrata durante il convegno “La storia dell’antimafia come materia di scuola”, che si terrà venerdì 26 maggio a partire dalle ore 10,30 presso la “Sala Tatarella” della Camera dei Deputati”.

Così i deputati M5s in commissione Cultura.

All’appuntamento del 26 maggio interverranno la deputata Chiara Di Benedetto, Salvatore Borsellino, il magistrato Pierpaolo Bruni – impegnato in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta – e don Giacomo Panizza, scrittore e responsabile di “Comunità progetto Sud”. La proposta di legge in questione, spiega Di Benedetto “mira a introdurre nelle scuole elementari, medie e superiori la disciplina della storia del contrasto al fenomeno mafioso, insieme allo studio dei princìpi e dei diritti fondamentali della Costituzione, con l’obiettivo di coinvolgere gli studenti in un percorso di conoscenza e approfondimento del fenomeno mafioso, fornendo loro loro modelli di riferimento e di vita alternativi, quali le voci dell’antimafia”.

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#5giornia5stelle 122° puntata, 19 maggio 2017

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Io ci credo“.

Iniziamo con l’auspicio di Gian Roberto Casaleggio durante la prima marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza questa edizione di 5giornia5stelle e con l’invito rivolto a tutti i cittadini italiani da Alessandro Di Battista per vincere insieme quella che è una battaglia di civiltà che nessun politico dovrebbe svilire o contestare.

Una edizione ricca, questa, che passa per due leggi passate alle Camere con il si del MoVimento 5 Stelle: partiamo da quella che introduce il reato di tortura e dalla dichiarazione di voto di Maurizio Buccarella. Una legge attesa a lungo e che ora torna a Montecitorio per un voto che dovrebbe essere quello finale. Passiamo poi proprio all’aula di Montecitorio per una legge invece approvata in via definitiva, sul cyberbullismo, ed ascoltiamo un estratto della relativa dichiarazione di voto di Marialucia Lorefice.
Sempre a Montecitorio, ma in commissione Affari Costituzionali, si comincia a discutere della nuova legge elettorale. Alla prima proposta del PD che prevedeva dei correttivi alla legge uscita dalla sentenza della Corte Costituzionale sull’Italicum (testo cui il M5S si era detto disponibile a collaborare), è stata sostituita un’altra, proposta da Verdini e dall’ala renziana del Partito Democratico; si tratta di un sistema proporzionale e con correttivo maggioritario che pare scritta apposta contro il MoVimento 5 Stelle. A questo riguardo ascoltiamo Giuseppe D’Ambrosio e Roberto Fico.

Torniamo ancora una volta in aula alla Camera per ascoltare ancora una volta Marialucia Lorefice e la proposta di abolizione degli hotspot che però ha visto il parere contrario dell’aula; la stessa che ha visto iniziare la discussione della riforma dei parchi. Il MoVimento 5 Stelle è totalmente a sfavore di questa norma che mette al centro, non la tutela delle biodiversità, ma il profitto e le logiche di spartizione del potere. Lo spiegano con grande determinazione Massimo De Rosa in aula e poi Federica Daga, Paola Nugnes, Salvatore Micillo e Mirko Busto nel corso di una conferenza stampa alla Camera.
Il capogruppo alla Camera Roberto Fico, stavolta con Paola Carinelli, ci spiega i motivi dell’esposto che il M5S ha presentato all’ANAC ed al suo Presidente Cantone, contro la rinnovata nomina di Laghi al management di Alitalia.

Da Strasburgo ascoltiamo i portavoce in Europa del M5S Ignazio Corrao, sul prossimo G7 di Taormina, e sulla risoluzione che il M5S ha presentato circa l’armonizzazione dei controlli nelle dogane dell’Unione Europea per il tramite di Tiziana Beghin.

Infine spazio alla dichiarazione di voto di Enrico Cappelletti ed al no del MoVimento 5 Stelle in Senato alla norma che pone, di fatto, nuovi freni all’abbattimento delle costruzioni abusive.

Anche per questa puntata è tutto.

Buon fine settimana a tutti.

 

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Cyberbullismo: finalmente è legge ma servono più risorse

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di M5S Camera

 

ROMA, 17 maggio – “Finalmente il provvedimento sul cyberbullismo è legge: sono stati necessari quattro passaggi tra Camera e Senato ma all’interno del Pd e della maggioranza, dopo un lungo tira e molla, hanno smesso di tirare il testo per la giacchetta. Dedichiamo questa legge a tutti i bambini e ragazzi vittime di atti di cyberbullismo e ai loro familiari. Oggi, finalmente, abbiamo dotato il Paese di uno strumento per contrastare questa piaga sociale e culturale ma, al contempo, non possiamo sottacere un aspetto molto critico. Si tratta del capitolo dei fondi destinati alle scuole italiane per le politiche di informazione e contrasto al fenomeno. Le risorse stanziate ammontano a soli 200 mila euro: un investimento davvero troppo eseguo. Considerando che i plessi scolastici in Italia sono 40 mila, significa che a ciascuno di questi andrebbero mediamente 5 euro. Francamente non è questo il segnale che andava dato: il contrasto al cyberbullismo deve partire dall’aspetto pedagogico e culturale e, dunque, le risorse da mettere in campo vanno al più presto aumentate sensibilmente”.

Così i deputati M5s commentano il parere favorevole espresso rispetto alla Pdl appena approvata alla Camera.

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Reddito di cittadinanza urgente, nell’epoca immorale delle disuguaglianze sociali

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di Elio Lannutti (presidente onorario Adusbef)



Domani, sabato 20 maggio, alle 11,30, davanti la Basilica di San Pietro a Perugia, inizierà la seconda marcia Perugia-Assisi per il reddito di cittadinanza, un reddito alla dignità umana indispensabile, per aiutare tanti disperati messi ai margini della società, necessario alla stessa funzione del ciclo economico, che falcidiando i posti di lavoro con la rivoluzione tecnologica, la robotizzazione e l’intelligenza artificiale, ha bisogno che i ceti popolari abbiano redditi minimi, per alimentare il ciclo produttivo.

I forti impatti sul mercato del lavoro di robotizzazione e sviluppo delle intelligenze artificiali, sono indubitabili e già profetizzati nel 2013 dallo studio di Carl Benedikt Frey e Michael Osborne della Oxford University in The Future of Employment secondo cui il 47% dei posti di lavoro degli USA è ad alto rischio di automazione nel giro dei prossimi vent’anni. Una ricerca più aggiornata, The Future of Jobs, del 2016 dal World Economic Forum, stima il numero di posti di lavoro persi dal 2015 al 2020 in tredici dei paesi più industrializzati del mondo (tra cui l’Italia) in 5,1 milioni, dove sia l’automazione che lo sviluppo delle intelligenze artificiali sono tra i principali fattori. Infine uno studio pubblicato nei primi mesi del 2017 da McKinsey Global Institute, calcola che quasi la metà, il 49% per la precisione, dei lavori svolti attualmente da persone fisiche, nel mondo, potranno essere automatizzati quando le tecnologie «correntemente sviluppate» si saranno diffuse su scala globale.

Richard Freeman, economista di Harvard, parla del rischio di un “feudalesimo dell’età delle macchine”, con la robotizzazione, che “rischia di dividere le società tra i proprietari dei robot da una parte e i lavoratori dall’altra”, un aumento delle diseguaglianze sociali così evidenti, da aver spinto Bill Gates, patron di Microsoft tra gli uomini più ricchi del mondo, ad immaginare un nuovo ordine sociale, con la proposta di tassare il lavoro dei robot.

In quest’epoca immorale, dove non viene più contrapposta la morale dei signori e la morale del gregge (per Hegel quella del signore e dei servi, per Marx quella degli oppressi ed oppressori, per Nietzsche quella dei vincitori e vinti), ma della morale confiscata dall’ideologia liberista, tra il bene di chi la pratica ed il male di chi la critica, nell’Italia diseguale, il reddito di cittadinanza può restituire dignità, fiducia e speranza nel futuro a dimensione umana.

Norberto Bobbio, il teorico del diritto, aveva colto il segno dei mutamenti economici e sociali quando si soffermava sui tre principi dell’Illuminismo, alla base delle Costituzioni democratiche – libertà, eguaglianza e fraternità –con il primato dell’eguaglianza, perché senza di essa non ci sono né libertà né fraternità. La diseguaglianza- scrive il magistrato Paolo Maddalena- produce guerra, lotta per il potere, odio sociale, con la globalizzazione dei capitali, che ha generato la globalizzazione della povertà, creato la “gabbia” costituita dalle prescrizioni imposte dalla Troika (BCE, UE, Fondo Monetario Internazionale).

Un’Europa iniqua e diseguale, dove secondo OXFAM (confederazione di organizzazioni non governative, che lavora con più di 3 mila partner in 100 paesi), per trovare soluzioni idonee a battere la povertà e l’ingiustizia- “i due fattori chiave che esasperano le disuguaglianze in Europa siano l’austerity e un sistema fiscale iniquo e non sufficientemente progressivo, sono state le misure di austerity introdotte dopo la crisi finanziaria del 2008 – tagli alla spesa pubblica, privatizzazione dei servizi, deregolamentazione del mercato del lavoro – a colpire duramente i più poveri. Allo stesso tempo, le multinazionali hanno potuto sfruttare la differenza tra i sistemi fiscali degli stati Ue eludendo tasse per milioni di euro, privando i governi di risorse da offrire servizi ai propri cittadini”.

Oxfam (Oxford Commitee for Famine Relief),che di recente ha aperto uffici in Italia, nell’ultimo rapporto annuale diffuso a Davos, in Svizzera, mentre i potenti celebravano il consueto summit, ha diffuso dati sempre più preoccupanti. Dal 2015 l’1% più ricco dell’umanità possiede più ricchezza netta del resto del pianeta • Oggi otto persone possiedono tanto quanto la metà più povera dell’umanità • Nei prossimi 20 anni 500 persone trasmetteranno ai propri eredi 2.100 miliardi di dollari: somma superiore al PIL dell’India, Paese in cui vivono 1,3 miliardi di persone • Tra il 1988 e il 2011 i redditi del 10% più povero dell’umanità sono aumentati di meno di 3 dollari all’anno mentre quelli dell’1% più ricco sono aumentati 182 volte tanto.

Col presidente cinese Xi Jinping, che si ergeva a nume tutelare della globalizzazione e del libero mercato ed il New York Times, si chiedeva se l’appuntamento di Davos riuscirà a portare a conclusioni concrete per colmare queste disuguaglianze.

L’ultimo rapporto Istat sulla povertà (dicembre 2016), racconta una Italia ‘diseguale’, con 17 milioni 469 mila persone a rischio di povertà ed esclusione sociale, (oltre il parametro di 12 milioni 882 mila stabilito da Europa 2020), con famiglie con figli sempre più a rischio povertà ed esclusione sociale. Il tasso sale al 48,3% per le coppie con tre o più figli rispetto al 39,4% dell’anno scorso e raggiunge il 51,2% se si tratta di minorenni. Il reddito medio è di 29.472 euro, ma la metà delle famiglie non va oltre i 24.190 euro, mentre al Sud si scende a 20.000 euro.

In questo paese diseguale, dove lo Stato biscazziere non si pone il problema delle gravissime patologie prodotte dalla ludopatia, con milioni di poveri derelitti, costretti a pietire un pasto alla mensa, un letto all’ostello, un pacco di viveri, una scatola di antibiotici, affollare le mense della Caritas, (50 mila famiglie nel 2016 solo a Roma); si tarda a capire la necessità ed urgenza del reddito di cittadinanza.

Dal 2013, governi e parlamento, hanno legiferato per scardinare diritti economici e sociali, con decine di provvedimenti a favore di banche ed imprese, nel solco di una dottrina totalitaria denominata neo liberismo- descritta da Paolo Maddalena nel libro “Gli Inganni della Finanza”, introdotta negli USA da Milton Friedman, che ha sostituito la sovranità popolare con la sovranità di mercato, la prevalenza dell’economia sul diritto e sulle costituzioni, relegando gli uomini a merci (Voucher, Jobs Act), ideologia che ha corrotto la società, favorito le disuguaglianze, privatizzato i beni comuni, condotto l’economia in una delle più gravi recessioni della storia.

Milioni di italiani, impoveriti da politiche economiche recessive di governi, fedeli esecutori dei programmi di troika e cleptocrazia europea su fiscal compact, pareggio di bilancio, bail-in, con l’esproprio criminale del risparmio di intere vite di lavoro di 130.000 famiglie, con vecchi che non si possono curare e vivono sulla propria pelle condizioni di sofferenza e grave disagio sociale, non ritengono una soluzione il reddito di inclusione spacciato per lotta alla povertà, 480 euro mensili per 400 mila famiglie, con uno stanziamento di 1,6 mld di euro, rispetto ai 20 mld di euro per salvare le banche e le responsabilità di Bankitalia, Bce, cleptocrazia europea, quando l’ufficio pubblico di bilancio (Upab) stima tra 5 e 7 mld di euro i fondi necessari.

Nel paese che promuove il gioco d’azzardo il cui fatturato è di circa 100 miliardi l’anno di spesa, con lo Stato biscazziere che, invece di contrastare la dipendenza da gioco, con oltre 1 milione di persone afflitte da ludopatia, promuove l’azzardo, gli spot, la pubblicità, e consente allo psichiatra Paolo Crepet di infestare le principali trasmissioni delle TV pubbliche, per propagandare tesi a favore della lobby dei giochi, per santificare l’azzardo, sostenendo che sale slot, videopoker e slot machine creerebbero effetti positivi sulle persone quali “la socializzazione, il diritto al sogno, la possibilità di alleviare la propria amarezza e la propria tristezza”, in definitiva luoghi prescelti di aggregazione e felicità, il reddito minimo di cittadinanza proposto dal M5S, con coperture economiche appostate, rappresenta una sfida ed una speranza, per restituire fiducia nello Stato di diritto a milioni di cittadini.

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