#Agognate STOP consumo di suolo

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Una scelta insensata, immotivata e assurda!

Solo così possiamo definire l’approvazione della delibera che sancisce la variazione urbanistica dei terreni di Agognate tramutandoli da agricoli in edificabili.

Ve le ricordate le promesse in campagna elettorale e le dichiarazioni del Sindaco Canelli dopo il suo insediamento sull’importanza della tutela del patrimonio territoriale? Niente di tutto questo è stato confermato in Consiglio Comunale!

Ecco a voi una bella colata di cemento su 200 mila m2 senza alcuna prova di utilità pubblica.

Nonostante le dichiarazioni della Lega Nord in Piemonte e a livello Nazionale, ecco a voi servito un altro pezzo di terreno coltivabile perso per sempre.

Sono gli amministratori che avete votato, “promettitori” seriali che a parole millantano lo stop al consumo di suolo, nei fatti vengono affascinati e sedotti da facili entrate che arriveranno dal plusvalore derivante dalla trasformazione dei terreni.

Amministratori coerenti non praticanti che, per giustificare questo ulteriore consumo di territorio,

decantano fantomatici futuri posti di lavoro che arriveranno dall’insediamento di operatori dell’e-commerce, operatori dei quali, ad oggi, nessuno conosce i nomi e, soprattutto, operatori che, come purtroppo spesso accade, applicano ai lavoratori dei contratti e delle condizioni di lavoro simil-ottocenteschi.

Ricordiamo che, tra le promesse elettorali dell’attuale maggioranza, figuravano la creazione di posti di lavoro pregiati, la valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche del territorio, lo sviluppo e il potenziamento delle sinergie tra aziende locali e università, la difesa e gli incentivi ai negozi di quartiere e ai piccoli imprenditori novaresi! Invece, l’unica idea partorita (da un privato e non dall’amministrazione) è quella di costruire un magazzino di cui si discute da 20 anni.

5000 cittadini, insieme a tutte le associazioni ambientaliste, hanno detto NO a questo progetto! Anche la Consulta Ambiente ha espresso parere negativo perché, prima di consumare altro suolo, la priorità è quella di riutilizzare tutte le aree dismesse.

In un mondo che va verso politiche di riqualificazione e riutilizzo di edifici abbandonati e fatiscenti, l’amministrazione imbocca l’autostrada della logica e del futuro in contromano, conducendo un camion di scelte che provocheranno ulteriori danni ambientali derivanti dall’impermeabilizzazione delle aree di Agognate.

In aggiunta, risuonano le dichiarazioni in Commissione dell’Ad di Vailog (proprietaria dei terreni) il quale confessa apertamente che, almeno nelle intenzioni, questo sarà il primo passo per la creazione di un polo logistico da ameno 1 milione di metri quadrati.

Tutto ciò è inammissibile!

Il Movimento 5 Stelle persegue in tutte le istituzioni politiche un chiaro e netto NO al consumo di suolo a favore del ri-uso e della riqualificazione urbana.

Il bello è che gli attuali consiglieri di maggioranza criticavano le scelte della vecchia amministrazione in merito a questo progetto, ma hanno dimostrato di essere esattamente come coloro che criticavano, difatti, hanno votato insieme appassionatamente a favore di questo scempio.

 

Gruppo Consiliare M5S Novara

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#5giornia5stelle 128° puntata, 30 giugno 2017

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Rodotà. E’ stato molto più che il nome di un candidato alla Presidenza della Repubblica in quei giorni del 2013, i primi di questa legislatura chiamata subito a scegliere un nuovo presidente. E’ stato un uomo che, scelto online dal MoVimento 5 Stelle, aveva unito tutti i cittadini italiani. Il Parlamento, o meglio il PD, proprio il suo PD, però non lo ha voluto, consumando così una frattura con la sua base, alimentata negli anni a seguire con uno stile di governo distante dalle necessità e dalle richieste dei cittadini, leit motiv di questa 17esima legislatura di cui dunque quel momento, quei iiorni, sono stati presagio.

Stefano Rodotà ci ha lasciato ed è a lui ed al coro che gli tributarono nel 2013 i portavoce del MoVimento 5 Stelle riuniti che è dedicata l’apertura di questa nuova edizione di 5giornia5stelle. Enrico Cappelletti, nell’aula del Senato, esprime il cordoglio del MoVimento per la famiglia e per una nazione intera orfana di un padre dei difensori dei diritti civili e di un uomo che se eletto Presidente della Repubblica avrebbe cambiato i destini di questo Paese in meglio.
Ci spostiamo a Montecitorio dove ascoltiamo Dalila Nesci, Alberto Zolezzi e Massimo Baroni parlarci dell’approvazione all’unanimità di una proposta del MoVimento che prevede la realizzazione di un registro tumori e del referto epidemiologico.

Sempre alla Camera dei Deputati stavolta ascoltiamo Carlo Sibilia presentare le pregiudiziali di incostituzionalità circa il decreto che intende regalare altri soldi alla finanza per salvare, ma senza nazionalizzare, le banche venete.

Ci occupiamo poi di Equitalia con Manuela Serra e di un nuovo regolamento parlamentare proposto dal MoVimento 5 Stelle – ce ne parla Danilo Toninelli – che renderebbe assai difficile la vita di chi vuole cambiare casacca una volta eletto deputato.

Le nostre telecamere si trasferiscono in piazza davanti al Pantheon dove una delegazione del Movimento 5 Stelle formata tra gli altri da Manlio Di Stefano e Riccardo Fraccaro ha incontrato Coldiretti ed il presidente di Adusbef Lannutti per dire insieme no al trattato CETA. Ci aggiorna al riguardo anche la senatrice Elena Fattori.Spazio poi alla battaglia di Fedez e del MoVimento 5 Stelle in Italia ed in Europa contro il monopolio Siae, ce ne parla Isabella Adinolfi da Bruxelles, ed al suicidio politico, raccontato da Davide Crippa in aula della Camera, del PD circa la proposta che aveva presentato il MoVimento 5 Stelle assieme ad alcuni deputati dello stesso Partito Democratico per garantire agli italiani, specie del Sud Italia, una tariffazione della RCAuto più equa almeno per gli autisti virtuosi.

Chiudiamo con un approfondimento a cura di Dario Tamburrano sulla robotica applicata alle serre ed all’agricoltura.

Buon fine settimana a tutti!

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Ieri 28 giugno al consiglio comunale…

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DOVETE AVERE LA PAZIENZA DI GUARDARLO SINO ALLA FINE, PRENDETEVI 20 MINUTI E GUARDATE QUESTO VIDEO VALE PIÙ DELLE LORO PAROLE…
VALE PIÙ DI MILLE ARTICOLI SUI GIORNALI CHE TRA L’ALTRO NON VERRANNO MAI SCRITTI…

Ieri in Consiglio comunale si discuteva di un tema molto tecnico e specifico:
”Indirizzi per l’attivazione dell’iter di formazione delle varianti del Piano Regolatore su istanza
di soggetti privati. Approvazione dello schema di accordo procedimentale ai sensi della legge 7/8/1990, n. 241, art. 11.”

Vi preghiamo di guardarlo: ci offendono e deridono sempre, ci dipingono come improvvisati ed incompetenti, eppure abbiamo evidenziato un possibile rischio di danno erariale per il Comune, che si sarebbe ripercosso su tutto il Consiglio, tanto che alla fine dopo aver fatto il loro solito show, hanno votato il nostro emendamento.

Vi preghiamo di guardarlo per diversi motivi: perché evidenzia la differenza tra NOI e LORO ma soprattutto perché di tutto ciò che vedrete nel video, del nostro modo di porci in consiglio e di proporre, NON TROVERETE MAI TRACCIA SUI GIORNALI LOCALI!

 

Gruppo consiliare M5S Novara

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AGRICOLTURA, ANDRISSI (M5S): “Fondi PSR mirati alla promozione dell’agricoltura bio. La giunta condivide la nostra proposta”

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I 100 milioni di fondi europei PSR per l’agricoltura integrata dovranno diventare progressivamente fondi per il biologico. Finalmente anche l’assessore regionale all’agricoltura Ferrero, rispondendo ad una nostra interrogazione in Commissione, ha condiviso la proposta portata avanti da mesi dal Movimento 5 Stelle. In questo modo ci sarebbero tutte le condizioni per far partire una grande operazione di conversione bio dell’agricoltura piemontese. Un obiettivo fondamentale per consentire alle eccellenze del territorio di sopravvivere in un mercato sempre più competitivo ed allo stesso tempo garantire ai consumatori un’elevata qualità dei prodotti.

Permane invece la situazione di sofferenza della coltivazione del riso bio con pochissime aziende che hanno aderito al bando regionale del Psr per la coltivazione del riso bio. Come è possibile rinunciare agli indennizzi quando in altri settori assistiamo ad una vera e propria corsa per accedere a questi fondi? Apprezziamo gli sforzi fatti dal settore regionale per migliorare l’azione degli organi di controllo, purtroppo, però, dobbiamo constatare che c’è ancora tanto da fare, in particolare per smascherare le aziende che si dichiarano “bio” ma lo sono solo sulla carta.

 

 

Gianpaolo Andrissi, Consigliere regionale M5S Piemonte

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#5giornia5stelle 127° puntata,23 giugno 2017

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Apriamo la rassegna di notizie settimanale da Montecitorio dove, con calma più che sospetta, si è dato finalmente avvio alla commissione d’inchiesta sul sistema bancario italiano. Alessio Villarosa in aula spiega che nonostante il poco tempo a disposizione qualcosa già bolle in pentola e sarà probabilmente parecchio indigesto alla famiglia Boschi.
Ci spostiamo nell’aula di palazzo Madama dove sono state esaminate le mozioni di maggioranza ed opposizione sul caso Consip. Il PD è riuscito ha tenere le fila ed a spuntare una risicata maggioranza grazie ai verdiniani. La mozione Zanda chiede il cambio dei vertici di Consip ed insabbia, ma solo temporaneamente, la questione politica sollevata non solo dal M5S circa le responsabilità in capo al Ministro dello Sport, Luca Lotti, ed alla famiglia Renzi.
Torniamo nell’aula della Camera dei Deputati per ascoltare l’interrogazione a cura di Federica Daga ed Alessio Villarosa sul tema delle carenze nella gestione degli impianti idrici e che si sofferma, in particolare, sugli sprechi e sulla malgestione degli impianti di depurazione.
Qualche centinaio di metri più in la, a palazzo San Macuto, l’audizione della Commissione bicamerale di vigilanza della Rai vede auditi la presidente Monica Maggioni insieme a tutto il consiglio di amministrazione. In quella sede Mirella Liuzzi ha denunciato le spese inopportune che la Rai si è accollata per la promozione di un libro della Maggioni edito da una azienda privata. Oltre ad un esposto alla Corte dei Conti per valutare il danno erariale, il M5S chiede la restituzione di quanto speso e le dimissioni della Presidente della Rai.
Torniamo nell’aula senatoriale per ascoltare Carlo Martelli chiamato stavolta ad esprimere le considerazioni del MoVimento 5 Stelle al Presidente del Consiglio Gentiloni che si è recato alle Camere in vista del prossimo Consiglio d’Europa. Una analisi molto cruda sull’utilizzo della moneta unica come strumento di punizione dei paesi economicamente più deboli.
Sempre in tema di Europa, a Strasburgo, Laura Ferrara lamenta le carenze della gestione dell’ondata migratoria che finiscono per gravare pesantemente sull’economia italiana.
Torniamo a Roma per ascoltare Francesca Businarolo la quale dichiara nell’aula di Montecitorio i motivi dell’astensione del gruppo dei 5 Stelle alla proposta di legge che intende inasprire le pene in caso di danni arrecati ai beni culturali. La portavoce del MoVimento auspica che il Senato possa migliorare un impianto di legge giudicato troppo approssimativo.
Dagli stessi scranni ascoltiamo Andrea Cecconi puntare il dito contro l’immobilismo della burocrazia che impiega le risorse destinate ai territori vittime del sisma dello scorso anno in modo nebuloso, condannando probabilmente i cittadini ed i contadini di quelle aree a vivere ancora tra le macerie e senza stalle il prossimo inverno.
Chiudiamo con l’invito di Mirko busto a firmare la petizione contro l’uso del glifosato e dei pesticidi chimici, un invito che potete accogliere navigando a questo indirizzo: https://sign.stopglyphosate.org.
Anche per questa edizione è tutto.
Buon finesettimana a tutti.

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Il #ProgrammaAmbiente del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle
Ciascuno di noi ha quella che si chiama impronta ecologica, ed è la conseguenza di qualunque nostra azione. Questo si riflette sull’acqua che beviamo, sull’aria che respiriamo. Si riflette nel momento in cui noi ci spostiamo perché quando facciamo una trivellazione, o un pozzo petrolifero, o un pozzo per estrarre il gas, questo ha una conseguenza, si riflette sull’agricoltura perché l’acqua che utilizziamo irriga i campi, e se l’acqua è contaminata il prodotto agricolo può non essere di perfetta qualità. Allora lo scopo del nostro programma qual è?

È fondamentalmente di mettere una pezza, un rimedio, in ciascuna delle situazioni nelle quali l’ambiente è stato compromesso da anni e anni di cattiva gestione. Una parte è dedicata al cambiamento climatico, che è forse la più grande sfida che la nostra specie si trova a dover affrontare. Poi abbiamo una parte che è dedicata esplicitamente alle trivellazioni petrolifere, per le quali vogliamo proporre una moratoria e una gestione molto più restrittiva. È dedicata anche al recupero dei piccoli borghi, cioè delle piccole realtà che possono fare da volano per produzioni locali, produzioni a chilometro zero. Una parte dedicata alla gestione dei rifiuti, perché i rifiuti devono smettere di essere quello che dice la parola cioè un oggetto rifiutato, e devono tornare ad essere quello che è corretto che siano, cioè un normale sottoprodotto che ha un suo riutilizzo e una sua cessione nell’ambito complessivo della gestione del nostro territorio. Per questo ed altri motivi abbiamo ritenuto fondamentale scrivere tutto in un programma, che sia dettagliato, e che proponga esattamente al cittadino italiano quella che è la visione ambientale del MoVimento 5 Stelle.

Siamo sicuri che tutti i rifiuti che produciamo siano inevitabili? Quanti rifiuti o imballaggi inutili ci fanno comprare? Quanti imballaggi diventano subito rifiuto, invece che venir riutilizzati più volte con il vuoto a rendere? La maggior parte degli imballaggi non ha una filiera del riciclo ma alimenta discariche, inceneritori o viene dispersa nell’ambiente. Le priorità europee di gestione del rifiuto parlano chiaro: In primis la riduzione a monte dei rifiuti, e il recupero della materia. Eppure il Governo italiano incentiva il recupero energetico, ovvero gli inceneritori e il biogas. Il rifiuto di scarto che alimenta gli inceneritori, potrebbe essere invece recuperato in materia con le nuove tecnologie. Vedete? sono manufatti creati addirittura con il rifiuto indifferenziato. Basterebbe si spostassero gli incentivi per l’incenerimento, che noi paghiamo in bolletta, verso il recupero materia per far nascere questo, nuovo, virtuoso mercato.​

Quando parliamo di clima parliamo di cose che riguardano molto direttamente nella nostra vita, pensate a questo piatto di pasta con le vongole, noi rischiamo di non poterlo più mangiare perché il mare si sta acidificando, era 8,2 adesso è 8,1 le emissioni in atmosfera di anidride carbonica acidificano il mare. Dobbiamo assolutamente ridurre le emissioni in atmosfera e dobbiamo valutare con grande attenzione tutti gli impatti cumulativi dei progetti che devono essere autorizzati.

Il suolo è uno dei temi che poniamo al centro dell’attenzione, perché il suolo è un bene comune, un bene finito. Calcolate che per fare qualche centimetro di suolo ci vogliono migliaia di anni. Non è qualcosa che si produce tutti i giorni. E poi abbiamo un consumo di suolo in continua crescita. In questo momento di crisi siamo a 4 mq al secondo, si sono avuti momenti in cui il picco era di 8 mq al secondo. Quindi dobbiamo tutelare il nostro suolo e dobbiamo fermare la cementificazione. Come? con una migliore pianificazione degli enti territoriali, che devono badare all’interesse della collettività e non del singolo costruttore, ma soprattutto con il recupero e la riqualificazione degli edifici dismessi e abbandonati sui nostri territori. Questi devono essere i nuovi volani per l’attività edilizia, e non sicuramente andare a consumare nuovo suolo che ci serve per l’agricoltura. In conclusione cosa vogliamo: che si tuteli il nostro suolo e si tutela il nostro paesaggio dalle grandi città ai piccoli borghi.

I piccoli borghi e le aree interne stanno subendo delle forti dinamiche di spopolamento, che stanno mettendo in crisi le funzioni fondamentali di questi territori, per l’equilibrio naturale e idrogeologico. La tutela e la valorizzazione di questi luoghi però è affidata a chi vi abita e se finisce il presidio umano viene meno relativo controllo. I piccoli borghi e le zone dove questi sono insediati custodiscono i maggiori rifornimenti idrici del nostro paese, quindi dell’acqua potabile. Sono ricchi di storia, cultura, sapere locale e prodotti agroalimentari specializzati. Dai piccoli borghi e dalle aree interne può ripartire una nuova fase di sviluppo del nostro paese, per dare ai giovani nuove opportunità imprenditoriali.

Quando parliamo di trivellazioni parliamo di esplorazione e coltivazione di oltre mille pozzi dislocati su terra e su mare, che producono gas o sono mineralizzati ad olio. Parliamo del pericolo al quale esponiamo aree di pregio paesaggistico e naturalistico e le attività legate a turismo e pesca, come del possibile aumento del rischio sismico e vulcanico. Oggi la valutazione di impatto ambientale esiste ma non considera i veri costi sociali ed ambientali, e lo Stato complice, tollera il continuo utilizzo del fossile e l’aumento delle emissioni climalteranti. Facciamo attenzione, perché dove c’è stoccaggio di gas, spesso in zone ad alta densità abitativa, c’è anche un forte impatto per l’inquinamento delle falde acquifere. Il nostro compito è quello di tutelare il suolo e la quantità e qualità delle acque per garantirle alle generazioni future.

Tutte le cose che produciamo e che mettiamo nel mercato hanno un costo ambientale, che da qui in avanti chiameremo impronta ecologica. Questa somma è data dalle tutta la produzione industriale del prodotto, dalla produzione fino allo smaltimento, dal riciclo, fino a tutte le fasi che portano alla fine del prodotto. Noi vogliamo che questo costo ambientale venga posto su ogni prodotto che viene messo sul mercato, venga calcolato sull’intero ciclo di vita. Quindi non più un contributo ambientale, e non più solo sugli imballaggi, ma su tutti i beni che vengono immessi sul mercato. Vogliamo che questo costo ambientale sia ben chiaro in etichetta, in modo che il consumatore possa individuarlo e scartare i prodotti con una impronta ecologica più alta, e favorire i prodotti con un minore impatto ambientale. Naturalmente il mercato favorirà i prodotti a maggior livello di riciclabilità, e scarterà automaticamente i prodotti a più basso livello di riciclabilità. Quindi il consumatore diventerà anche egli un soggetto responsabile, e la ricerca di prodotti e materiali che siano più ecologici verrà incentivata dalla produzione stessa che proverà ad avere i prodotti sempre più competitivi, a prezzi ossia costi ambientali, sempre più bassi.

Occorre avviare seriamente una politica di riciclo e recupero di tutte quelle materie che ad oggi invece vengono incenerite, attraverso una defiscalizzazione dei prodotti ricavati da rifiuti ed inoltre puntare sulla ricerca per il recupero a freddo delle materie plastiche miste. Per ottenere però dei risultati concreti ci dobbiamo dotare anche di un piano nazionale, che estenda a tutto il territorio italiano una reale ed efficace raccolta differenziata domiciliare prevedendo anche l’applicazione di una tariffa puntuale sui rifiuti, cioè paghi in base a quanto produci. Occorre in ogni caso puntare anche sul compostaggio, sia domestico che di prossimità, affinché si possa a gestire il rifiuto organico in maniera sostenibile e contemporaneamente produrre compost di qualità di cui i nostri terreni hanno estremamente bisogno, questo non solo tramite incentivi ma anche attraverso una educazione ambientale rivolta a tutti i cittadini.

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FERROVIE, VALETTI (M5S): “Nuovi affidamenti, la Regione incapace di imporre miglioramenti del servizio né riattivazione delle linee sospese”

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Gli affidamenti del servizio ferroviario regionale, illustrati oggi in Commissione trasporti, lasciano poche speranze per il miglioramento del servizio e zero per la riattivazione delle linee soppresse da Cota e Chiamparino.

La Regione fino ad ora ha dimostrato di avere armi spuntate con Trenitalia ed anche in questa importante partita tutto porta a pensare che l’azienda detterà le proprie condizioni senza che l’assessore Balocco batta ciglio. Infatti quasi certamente il monopolista continuerà a gestire tutte le ferrovie del Piemonte ed in più avrà l’opportunità di prendersi il Servizio Ferroviario Metropolitano di Torino, il più redditizio.

La trattativa per migliorare il servizio avrà minimi margini di manovra, basterà un accordo giudicato “soddisfacente” dalla Giunta regionale senza aver fissato nessun target minimo di miglioramento del servizio. Nei fatti non ci sarà nessuna negoziazione, sarà sufficiente garantire un minimo miglioramento e Trenitalia avrà guadagnato il lotto più ricco. Con buona pace dei pendolari che si troveranno con il solito vecchio e pessimo servizio.

Chiediamo alla Regione di tenere la schiena dritta e definire chiaramente come vuole migliorare il servizio e quali linee ferroviarie riattivare. Con una mozione, chiederemo l’inserimento di linee sospese con un’alta potenzialità di utenza, prima fra tutte la Asti-Alba, vero simbolo dell’abbandono dei territori strategici del Piemonte. Non basteranno le logiche di mercato a garantire i servizi necessari ai piemontesi senza una forte presa di posizione delle Istituzione.

 

Federico Valetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

Vicepresidente Commissione regionale Trasporti

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Consip, l’ipocrisia di Renzi e l’inchiesta che fa tremare il giglio magico

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di MoVimento 5 Stelle



Nell’inchiesta Consip c’è tutto il doppiopesismo e l’ipocrisia di Matteo Renzi e del PD. Renzi prima ha piazzato uno dei suoi uomini a capo della Consip, Luigi Marroni, e poi lo ha scaricato quando questo è diventato il principale accusatore del suo braccio destro Luca Lotti e del padre Tiziano e testimone scomodo di un’inchiesta che sta facendo tremare l’intero Giglio Magico.

Ma non basta: mentre per mano del PD e del governo manda a casa l’Ad della Consip che non è indagato e che ha raccontato la verità di fronte ai magistrati, contemporaneamente difende e tiene incollato alla poltrona un ministro, Luca Lotti, indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio, accusato di aver di fatto ostacolato le indagini dei magistrati. E’ sintetizzato tutto qui il rispetto che Renzi ha per la giustizia.
All’ipocrisia si è aggiunta anche la vigliaccata: pur di salvare la faccia, e la poltrona del ministro Lotti, hanno tentato in tutti i modi di fermare la discussione in Aula al Senato delle mozioni dei vari partiti che chiedevano l’azzeramento dei vertici Consip, facendo dimettere il Cda della centrale di acquisti per la Pa di fatto dimissionando in anticipo Marroni. Un patetico tentativo, l’ennesimo, di salvarsi la faccia dinanzi al Paese, di togliere di mezzo il testimone scomodo e insabbiare l’affaire Lotti, e di evitare di andare sotto nelle votazioni.
Tutto accade mentre Renzi continua a difendere il padre e il suo ministro, dimenticando che le accuse su di loro restano ancora in piedi. 
Sono sei mesi che la Procura di Roma e Napoli indagano sulla corruzione intorno al mega appalto Consip da oltre due miliardi e mezzo di euro. In carcere è finito l’imprenditore Alfredo Romeo, ma sotto accusa ci sono anche nomi eccellenti del ‘sistema renziano’: il padre Tiziano, accusato di traffico di influenze illecite, cioè di aver brigato e di essersi speso per favorire negli appalti proprio l’imprenditore Alfredo Romeo, e il ministro Luca Lotti.
L’accusa su quest’ultimo è pesantissima: avrebbe rivelato l’esistenza dell’inchiesta ai vertici Consip, proprio nel momento in cui le indagini stavano arrivando a Tiziano Renzi. A spifferare l’operato dei magistrati oltre a Lotti, sarebbero stati anche il Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia e il presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni.
In un Paese normale Lotti sarebbe già fuori dal governo. Invece è ancora lì, confermato anche da Gentiloni. Così come sarebbero stati mandati a casa i vertici dell’Arma accusati di aver rivelato l’inchiesta. Anche loro sono tutti al loro posto. Intanto, però, è scattata la ritorsione contro Marroni.

Che anche Marroni e i vertici Consip debbano andare a casa non c’è dubbio. Ma l’ipocrisia di Renzi e del PD è vergognosa. Per mesi hanno preso in giro il Paese tenendo al loro posto due uomini – Lotti e Marroni – le cui verità erano in contrasto: uno dei due necessariamente è un bugiardo che sta mentendo ai magistrati, alle istituzioni e ai cittadini. Ma in attesa che la giustizia faccia il suo corso, Renzi e il PD hanno deciso da che parte stare: via il testimone non indagato che parla ai magistrati, dentro l’indagato.
Sarà interessante vedere che fine farà l’altro testimone chiave dell’inchiesta, il presidente Consip Luigi Ferrara, che a differenza di Marroni prima ha ammesso di essere stato informato dell’inchiesta in corso e delle cimici messe negli uffici, poi ha ritrattato le sue accuse finendo indagato per falsa testimonianza. Per ora è fuori da Consip, ma chissà…

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Per uno Ius Europaeum

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di MoVimento 5 Stelle

La riforma dello ius soli è una sòla. Concedere la cittadinanza italiana significa concedere anche la cittadinanza europea. Un tema così delicato – che coinvolge 28 Stati membri e oltre 500 milioni di cittadini – deve essere preceduto da una discussione e una concertazione a livello europeo. Bisogna trovare regole uniformi perché la cittadinanza di un Paese dell’Unione coincide con quella europea.

C’è dunque solo una cosa da fare: fermarsi e chiedere un orientamento alla Commissione europea, coinvolgere nel dibattito anche il Parlamento europeo e il Consiglio. Se Renzi fosse stato uno statista avrebbe approfittato del semestre di presidenza italiano dell’Unione europea per aprire un vero dibattuto europeo. Il Pd chiama in causa l’Europa solo quando gli fa comodo, solo quando bisogna salvare gli interessi nazionali degli altri, come avvenuto con la firma dell’accordo Ue-Turchia che ha chiuso la rotta balcanica dei migranti che portava direttamente in Germania.

Discutere di cittadinanza agli stranieri senza una concertazione a livello europeo è propaganda, è fumo negli occhi dei cittadini, è avvelenare i pozzi di una matura discussione politica. L’Italia non merita tutto questo.

LA CITTADINANZA EUROPEA

L’articolo 20 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea dice: “è istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce”. Essere cittadini europei implica:

– il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

– il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello  Stato membro in cui risiedono, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.
– il diritto alla tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

– il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo e il diritto di rivolgersi al Mediatore nominato dal Parlamento europeo.

– il diritto di scrivere alle Istituzioni o agli organi dell’Unione in una delle lingue degli Stati membri e di ricevere una risposta nella stessa lingua

– il diritto di accesso a documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione a determinate condizioni.

Concedere lo ius soli in Italia ha, dunque, delle conseguenze anche sulla vita civile e democratica di altri Stati membri. Sulla base di questo presupposto e secondo il buon senso, la cittadinanza andrebbe regolata in maniera univoca per tutti i Paesi dell’Unione europea, visto che una volta acquisita la cittadinanza di uno dei 28 Paesi si può risiedere liberamente in ognuno di questi.

La Commissione europea è consapevole di questo, tant’è che – nella sua ultima relazione sulla cittadinanza dell’Unione – s’impegna a elaborare nel 2017-2018 una relazione sui regimi nazionali di concessione della cittadinanza dell’Unione agli investitori, prevedendo già un orientamento comune per tutti gli Stati membri. Ecco quello che serve: un orientamento comune a livello europeo. Non avventate fughe in avanti.

IUS SOLI: NON ESISTE IN NESSUN PAESE EUROPEO
In tutta l’Unione Europea la cittadinanza si acquisisce principalmente attraverso il diritto di sangue, il cosiddetto “ius sanguinis”, lo stesso che si applica in Italia. In nessuno Stato europeo esiste, invece, lo “ius soli puro”, ossia il diritto alla cittadinanza per nascita. Vi sono diverse versioni che cambiano da Stato a Stato e che rendono temperato o più o meno rigido il principio di base, che rimane ovunque quello dello ius sanguinis.

In Germania lo ius soli è temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l’attribuzione della cittadinanza rimane quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto.

In Olanda, Francia, Belgio, Portogallo e Spagna, come in l’Italia, si applica sostanzialmente uno ius sanguinis con alcuni correttivi e lo ius soli è debole. in altri Paesi, non europei, lo ius soli esiste da sempre, ma si tratta di Paesi come Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada con una fortissima immigrazione ma, al contempo, con un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente. Condizioni che in Europa non esistono.

In Italia, tra l’altro, lo ius sanguinis è già temperato: la cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri e risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Al compimento del diciottesimo anno di età si può diventare cittadino italiano. Inoltre, la cittadinanza acquisita dai genitori si trasferisce automaticamente ai figli minorenni che, in Italia, sono sempre tutelati a prescindere dal loro luogo di nascita.

LA NOSTRA PROPOSTA DI BUON SENSO
Il Parlamento europeo sta discutendo la riforma del sistema di asilo comune: un provvedimento necessario per l’Italia per condividere con gli altri Paesi europei le migliaia di domande di asilo che arrivano. Chiediamo che lo stesso dibattito avvenga per la cittadinanza parallelamente all’unica riforma che serve SUBITO all’Italia: la cancellazione del Regolamento di Dublino, un accordo illegale – come ha dichiarato anche l’avvocato generale della Corte Ue – e che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. Il Pd ritiri il pastrocchio dello ius soli e avvii una discussione nelle sedi istituzionali opportune, ossia quelle europee, per provare a trovare in materia di cittadinanza soluzioni veramente efficaci e uguali per tutti.

Per uno Ius Europaeum

 

di MoVimento 5 Stelle

La riforma dello ius soli è una sòla. Concedere la cittadinanza italiana significa concedere anche la cittadinanza europea. Un tema così delicato – che coinvolge 28 Stati membri e oltre 500 milioni di cittadini – deve essere preceduto da una discussione e una concertazione a livello europeo. Bisogna trovare regole uniformi perché la cittadinanza di un Paese dell’Unione coincide con quella europea.

C’è dunque solo una cosa da fare: fermarsi e chiedere un orientamento alla Commissione europea, coinvolgere nel dibattito anche il Parlamento europeo e il Consiglio. Se Renzi fosse stato uno statista avrebbe approfittato del semestre di presidenza italiano dell’Unione europea per aprire un vero dibattuto europeo. Il Pd chiama in causa l’Europa solo quando gli fa comodo, solo quando bisogna salvare gli interessi nazionali degli altri, come avvenuto con la firma dell’accordo Ue-Turchia che ha chiuso la rotta balcanica dei migranti che portava direttamente in Germania.

Discutere di cittadinanza agli stranieri senza una concertazione a livello europeo è propaganda, è fumo negli occhi dei cittadini, è avvelenare i pozzi di una matura discussione politica. L’Italia non merita tutto questo.

LA CITTADINANZA EUROPEA

L’articolo 20 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea dice: “è istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce”. Essere cittadini europei implica:

– il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

– il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello  Stato membro in cui risiedono, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.
– il diritto alla tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

– il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo e il diritto di rivolgersi al Mediatore nominato dal Parlamento europeo.

– il diritto di scrivere alle Istituzioni o agli organi dell’Unione in una delle lingue degli Stati membri e di ricevere una risposta nella stessa lingua

– il diritto di accesso a documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione a determinate condizioni.

Concedere lo ius soli in Italia ha, dunque, delle conseguenze anche sulla vita civile e democratica di altri Stati membri. Sulla base di questo presupposto e secondo il buon senso, la cittadinanza andrebbe regolata in maniera univoca per tutti i Paesi dell’Unione europea, visto che una volta acquisita la cittadinanza di uno dei 28 Paesi si può risiedere liberamente in ognuno di questi.

La Commissione europea è consapevole di questo, tant’è che – nella sua ultima relazione sulla cittadinanza dell’Unione – s’impegna a elaborare nel 2017-2018 una relazione sui regimi nazionali di concessione della cittadinanza dell’Unione agli investitori, prevedendo già un orientamento comune per tutti gli Stati membri. Ecco quello che serve: un orientamento comune a livello europeo. Non avventate fughe in avanti.

IUS SOLI: NON ESISTE IN NESSUN PAESE EUROPEO
In tutta l’Unione Europea la cittadinanza si acquisisce principalmente attraverso il diritto di sangue, il cosiddetto “ius sanguinis”, lo stesso che si applica in Italia. In nessuno Stato europeo esiste, invece, lo “ius soli puro”, ossia il diritto alla cittadinanza per nascita. Vi sono diverse versioni che cambiano da Stato a Stato e che rendono temperato o più o meno rigido il principio di base, che rimane ovunque quello dello ius sanguinis.

In Germania lo ius soli è temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l’attribuzione della cittadinanza rimane quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto.

In Olanda, Francia, Belgio, Portogallo e Spagna, come in l’Italia, si applica sostanzialmente uno ius sanguinis con alcuni correttivi e lo ius soli è debole. in altri Paesi, non europei, lo ius soli esiste da sempre, ma si tratta di Paesi come Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada con una fortissima immigrazione ma, al contempo, con un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente. Condizioni che in Europa non esistono.

In Italia, tra l’altro, lo ius sanguinis è già temperato: la cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri e risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Al compimento del diciottesimo anno di età si può diventare cittadino italiano. Inoltre, la cittadinanza acquisita dai genitori si trasferisce automaticamente ai figli minorenni che, in Italia, sono sempre tutelati a prescindere dal loro luogo di nascita.

LA NOSTRA PROPOSTA DI BUON SENSO
Il Parlamento europeo sta discutendo la riforma del sistema di asilo comune: un provvedimento necessario per l’Italia per condividere con gli altri Paesi europei le migliaia di domande di asilo che arrivano. Chiediamo che lo stesso dibattito avvenga per la cittadinanza parallelamente all’unica riforma che serve SUBITO all’Italia: la cancellazione del Regolamento di Dublino, un accordo illegale – come ha dichiarato anche l’avvocato generale della Corte Ue – e che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. Il Pd ritiri il pastrocchio dello ius soli e avvii una discussione nelle sedi istituzionali opportune, ossia quelle europee, per provare a trovare in materia di cittadinanza soluzioni veramente efficaci e uguali per tutti.

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ARRESTI SECURPOL – Sottovalutate le nostre preoccupazioni. Saitta faccia chiarezza

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L’arresto del proprietario e dei vertici di Securpol, l’impresa titolare di diversi appalti sul territorio piemontese, in particolare all’ospedale Mauriziano di Torino, per una bancarotta fraudolenta di oltre 100 milioni di euro, è una notizia che conferma le nostre preoccupazioni. Ad aprile 2017 in risposta ad una nostra interrogazione, l’assessore Saitta, aveva dichiarato che l’azienda sanitaria aveva svolto tutte le verifiche opportune su Securpol e aveva appurato che non si avevano “notizie di esposti o sentenze che avessero bloccato i conti dell’impresa”

La vicenda appare ancor più inquietante se si pensa che l’Azienda sanitaria, sempre nell’aprile 2017, aveva prorogato l’appalto a Securpol fino a dicembre 2017, nell’attesa di una nuova aggiudicazione.

Che controlli sono stati effettuati? E’ possibile che ad aprile non si avesse ancora notizia dell’apertura delle indagini e si sia rinnovato l’appalto in totale tranquillità considerando che, solo due mesi dopo, l’autorità giudiziaria ha ordinato l’arresto di tre vertici dell’impresa?

E’ possibile che l’amministrazione regionale non abbia svolto il suo compito rispondendo alla nostra interrogazione del 5 aprile o che, quantomeno, lo abbia fatto con inadeguata leggerezza?

Faremo subito richiesta di accesso agli atti per fare chiarezza sull’accaduto.

Francesca Frediani, Consigliere Regionale M5S Piemonte

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