ll #ProgrammaTelecomunicazioni del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Le telecomunicazioni sono un punto fondamentale per la crescita del nostro Paese, soprattutto in relazione alla Quarta rivoluzione industriale basata su internet delle cose, big data, intelligenza artificiale e robotica. Oggi tutto è digitale e connesso, l’azione del prossimo governo dovrà essere quella di mettere internet e la rete al centro di tutto, permettendo ai cittadini, alle imprese e alla Pubblica amministrazione di usare le nuove tecnologie.

Abbiamo deciso di sottoporre agli iscritti i punti principali: banda larga, frequenze e accesso a internet. In particolare per quanto riguarda la banda larga fissa, vi chiederemo come investire per superare nel modo migliore il digital divide.

Rispetto invece allo sviluppo della banda larga mobile, vi chiederemo come comportarci per arrivare alla riassegnazione delle frequenze, necessaria per risolvere la sovrapposizione con le televisioni e consentire lo sviluppo della rete mobile di quinta generazione. Infine, valuteremo insieme come fare affinché tutti possano avere libero accesso al web. Solo così potremo far diventare l’Italia un Paese moderno, connesso e daremo uno spunto importantissimo alla nostra economia e ai nostri giovani.

Un altro punto chiave del programma riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo, che per noi deve continuare a esistere come bene collettivo e a determinate condizioni: un servizio pubblico indipendente dalla politica.

I quesiti sono due.

Il primo riguarda le modalità di finanziamento della nostra tv pubblica. Siete chiamati a esprimervi su tre modelli. Quello attuale, cioè finanziamento con canone e pubblicità, che è presente in molti Paesi europei ma che in Italia occorrerebbe modificare introducendo limiti più rigidi. Per esempio: l’eliminazione degli spot in certe fasce orarie o il divieto di pubblicità di determinati prodotti. Poi quello che prevede il finanziamento con il solo canone: la soluzione più coerente con la visione pura del servizio pubblico, ma che bisogna armonizzare con l’alto numero di canali oggi esistenti. Infine il modello di finanziamento attraverso il canone con l’eccezione di un solo canale finanziato dalla pubblicità, ma con precisi obblighi di servizio pubblico sia per la programmazione sia per gli investimenti.

L’altro quesito riguarda la governance, ovvero come devono essere scelti gli organi chiamati a dirigere la principale fabbrica culturale del Paese, salvaguardandone l’indipendenza dalla politica. Anche qui, tre modelli. Il modello dell’elezione parlamentare del cda, ma con forti correttivi rispetto a oggi: dall’introduzione di maggioranze qualificate per l’elezione in Aula alla previsione di specifici requisiti di competenza; dall’introduzione di serie cause di ineleggibilità a una procedura di massima trasparenza nella raccolta dei curricula. Il modello della Fondazione che prevede la cessione delle azioni della Rai dallo Stato a un organismo terzo, che a sua volta avrebbe la funzione di nominare i vertici aziendali. In alcune esperienze all’estero questo modello è stato garanzia di indipendenza, ma calato in un altro Paese con una cultura politica diversa rischia di non realizzare l’obiettivo. Infine il modello presentato dal MoVimento 5 Stelle in questa legislatura. Prevede un avviso pubblico dell’Agcom (a sua volta riformata), precisi requisiti di competenza e cause di ineleggibilità per gli aspiranti consiglieri di amministrazione (non aver ricoperto cariche politiche), un sorteggio e audizione in Parlamento per il definitivo parere.

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