85 miliardi di euro regalati alle banche

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di Giorgio Sorial

Il Governo ha messo la fiducia alla Camera sul decreto che regala 5 miliardi a Banca Intesa.
Altri 12 miliardi, poi, sono a rischio sui crediti deteriorati e i contenziosi degli istituti veneti. Un provvedimento che potenzialmente costerà alle casse dello Stato, e quindi ai cittadini, 17 miliardi di euro, accettando il ricatto di Banca Intesa che si è presa solo le parti buone di Popolare di Vicenza e Veneto Banca, che di fatto verranno cancellate dalla faccia della terra lasciando a casa circa 4mila lavoratori e con centinaia di migliaia di piccoli risparmiatori sul lastrico.
Ma l’operazione di oggi è solo l’ultimo di una serie di regali, composta da prestiti, garanzie, risparmi e dividendi garantiti al settore bancario, veri e propri aiuti di Stato. Il tutto, ovviamente, finanziato con i soldi degli Italiani.

Parliamo, a spanne, di almeno 85 miliardi di euro.
Questa è la cifra spaventosa che lo Stato italiano ha garantito alle banche negli ultimi sei anni.
Si comincia nel 2011, con il Governo Monti, che “presta” 4,1 miliardi di euro a MPS. Soldi pubblici spesi e il risultato finale è davanti agli occhi di tutti.
Sempre nel 2011, poi, arriva il Decreto Salva-banche, che comprendeva le garanzie dello Stato sulle obbligazioni tossiche degli istituti, per un valore di 160 miliardi. Il risultato, per il settore bancario, è di 25 miliardi di euro prodotti tra il 2011 e il 2015.
Passiamo al Governo Letta, che nella Legge di Stabilità del 2013 prevede la revisione del trattamento fiscale delle perdite sui crediti, producendo un risparmio per le banche, secondo una valutazione di Mediobanca, di 19,8 miliardi di Euro.
Nel gennaio del 2014, poi, arriva il decreto che rivaluta le quote di Bankitalia. Si passa dal valore 156mila euro a 7,5 miliardi di euro e le banche socie incassano dividendi per 1.060 miliardi, pari a circa 380 milioni all’anno.

Arriva il momento del Governo Renzi, che nel novembre del 2015 approva un altro Decreto “Salva-Banche”, che azzera quattro istituti del centro Italia, tra cui, guarda caso, Banca Etruria. L’esborso è di almeno 4 miliardi a carico del sistema bancario. Non sono fondi pubblici, ma è sempre un regalo ai banchieri. Mentre decine di migliaia di risparmiatori piangono lacrime amare.
Ad aprile 2016, poi, la riforma dell’articolo 120 del Testo unico bancario genera ricavi per il settore bancario pari a 2 miliardi di euro all’anno.

Infine, il Governo Gentiloni e i salvataggi degli ultimi giorni.
Prima i 5,4 miliardi per Mps, poi una cifra simile per le banche venete. E considerando i costi totali delle due operazioni (l’ipotesi peggiore di perdita sulle garanzie), l’esborso complessivo dello Stato potrebbe arrivare a 23 miliardi.
Il totale parla di oltre 85 miliardi regalati in varie forme alle banche.
Adesso sappiamo perché non ci sono mai soldi per i cittadini: vengono regalati alle banche.
Gli Italiani, grazie agli ultimi governi, pagano le tasse per salvare le banche.
Se però proviamo per un attimo a ignorare gli enormi guadagni garantiti al settore bancario e consideriamo solo i soldi pubblici effettivamente già usciti dalle casse dello Stato, e quindi dalle tasche dei cittadini, abbiamo una spesa di circa 20 miliardi.
Cosa si sarebbe potuto fare con una cifra del genere?
Cosa avremmo potuto realizzare, se il primo interesse dello Stato non fosse stato quello di favorire le banche, ma di investire per i propri cittadini?

Facciamo alcuni esempi:
– in un momento di grande crisi del mondo del lavoro, si sarebbe sicuramente potuto investire per garantire occupazione. Secondo il rapporto Cresme per ogni miliardo investito nella riqualificazione edilizia si generano 14.927 occupati.
Se quindi avessimo usato questi 20 miliardi come investimento nel settore avremmo generato ben 298.540 occupati;
– se si pensa inoltre che quotidianamente il nostro territorio è soggetto a elevate criticità idrogeologiche queste risorse si sarebbero potute investire per la riduzione del rischio idrogeologico, salvaguardando la vita dei nostri cittadini e generando ulteriori opportunità occupazionali. Si stima che per ogni miliardo investito nel settore attiverebbe 6 mila posti di lavoro. Investire 20 miliardi in tale settore avrebbe permesso di avere 120 mila occupati.
Tutto questo, però, resta solo un sogno. Quando si parla di sicurezza della vita dei cittadini italiani, di lavoro, e di tutti gli altri problemi che attanagliano gli italiani, noi siamo sempre in prima linea con proposte serie e dalla parte dei cittadini. La risposta che ci viene data, però, è sempre la stessa: non ci sono i soldi.
Quando saremo noi a governare il Paese, però, i fondi pubblici verranno usati per i cittadini, per il lavoro, per la sicurezza e per il benessere del popolo italiano.
Per dare una risposta ai nostri veri problemi.
Perché si può fare. Basta volerlo.

 

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Renzi: record di debito pubblico e di balle

FATE VEDERE QUESTO VIDEO A TUTTA ITALIA! Renzi continua a mentire spudoratamente, noi abbiamo il dovere di dire la verità! L'ex premier dice che con il suo governo il debito pubblico è rimasto lo stesso. La verità è che è aumentato di 80 miliardi. Parlano i dati! DIFFONDETE!

Pubblicato da MoVimento 5 Stelle su Giovedì 13 luglio 2017
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di MoVimento 5 Stelle

I 3 anni di Governo Renzi si potrebbero riassumere in una frase: produrre debito senza produrre crescita. Eppure Renzi da Enrico Mentana è riuscito a sostenere che il suo Governo è il primo, dopo 10 anni, che non ha fatto salire il debito pubblico.

Questo è falso sia dal punto di vista del debito in valore assoluto, che sotto quello del debito/Pil. Renzi è salito a Palazzo Chigi a febbraio 2014. Le sue mirabolanti performance sono queste: +80 miliardi di euro di debito assoluto, +0,8% di debito/Pil. Fonte MEF.

Significa semplicemente che la flessibilità concessa a Renzi dall’Europa è stata spesa male, malissimo. E non servivano i numeri per capirlo. Tutti ricordiamo gli 80 euro gettati di qua e di là come fossero briciole per un popolo impoverito e i quasi 18 miliardi spesi nel complesso per pompare un contratto di lavoro a “tutele crescenti” che si è rivelato inutile appena gli incentivi sono stati eliminati.

Oltre 40 miliardi in tutto che potevano essere spesi per sostenere i redditi più bassi e rilanciare gli investimenti, questi ultimi invece tagliati da Renzi sulla scia di Monti e Letta. Renzi ha rottamato la crescita e aumentato il rapporto debito/Pil NONOSTANTE l’Europa, nello stesso periodo, sia tornata ad aumentare il Pil a ritmi incoraggianti. Si pensi alla Spagna, che faceva +2,3% mentre Renzi otteneva una sostanziale stagnazione, o alla stessa Grecia, che sempre nel 2016 otteneva un +2,7%.

Basta menzogne, un po’ di rispetto per chi questo debito improduttivo dovrà pagarlo, oggi e domani, con le sue tasse. Tra l’altro è patetico vedere la metamorfosi di Renzi, che ci ha sempre attaccato su tutto ma ora, alla canna del gas, ha deciso di fotocopiare il programma del MoVimento 5 Stelle vendendolo come fosse il suo. Sul debito sembra proprio che abbia preso lezioni dal prestigioso convegno organizzato alla Camera dei Deputati dal MoVimento 5 Stelle, nel quale diversi economisti di livello internazionale hanno sostenuto scientificamente che senza crescita il rapporto debito/Pil non calerà mai. Sul deficit ha proposto di stracciare il Fiscal Compact, come fosse una novità, quando il MoVimento 5 Stellelo propone da quando è stato ratificato. E sull’immigrazione attacca il Trattato di Dublino, propone di chiudere i porti e di approvare un codice di comportamento per le ONG.

Caro Renzi, è tutto inutile, gli italiani non votano le copie sbiadite, ma l’originale.

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#Interrogazione #furti #sportingvillage

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Il M5S di Novara esprime forte preoccupazione dopo aver appreso che lo Sporting ha subìto sei furti per un totale di circa 20 mila euro.
Maggiore apprensione destano le dichiarazioni dell’assessore che, in risposta ad una nostra interrogazione, conferma che alcuni dei furti sono stati perpretrati ‘senza scasso’ cioè senza rompere le porte o le finestre.
Per garantire che questi episodi non succedano più, oltre alle misure annunciate in consiglio dalla giunta, si reputa necessario promuovere il pagamento tramite carte elettroniche e spostare il deposito dei contanti dalla mattina al pomeriggio per lasciare in cassa solo la somma minima necessaria a svolgere le transazioni il giorno successivo.
Rimaniamo vigili e attenti, comunque disponibili a qualsiasi tipo di collaborazione su questo tema.

Gruppo Consiliare M5S Novara

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#DecretoVaccini

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È schifoso. Per ottenere il voto di Forza Italia sul decreto vaccini il PD ha concesso che si potranno somministrare anche nelle farmacie così hanno accontentato il senatore Mandelli che è presidente dell’ordine dei farmacisti.

Cosa volete che sia una marchetta in più o in meno…tanto pagano i cittadini.

Barbara Lezzi

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SLOT MACHINE, BONO – BERTOLA (M5S): “REGIONE DIA ATTUAZIONE A LEGGE SU AZZARDO. INTERVENIRE SUBITO, NON CI SONO PIU’ SCUSE”

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Non ci sono più scuse. E’ ora che la Regione dia finalmente attuazione alla legge sull’azzardo 9/2016 e che tutti i Comuni del Piemonte la recepiscano. Ora che anche il TAR ha respinto i ricorsi presentati contro la delibera del Comune di Torino, tutti i Comuni possono ora applicare la legge con serenità.

Una normativa realizzata con il fondamentale contributo del Movimento 5 Stelle che si è battuto per l’introduzione del divieto per i minori ad utilizzare le slot machine (apparecchi in cui il premio non è in denaro ma oggettistica, pericolosi perché promuovono il vizio del gioco) e il divieto a coprire le vetrine degli esercizi in cui si pratica il gioco (un locale buio e privo della luce del sole contribuisce infatti a far perdere la concezione del tempo all’utente).

Il testo prevede inoltre il divieto ad aprire o mantenere in esercizio nuove sale gioco a 300-500 metri (a seconda della popolazione dei Comuni) da luoghi sensibili (scuole, strutture sanitarie, luoghi di culto, bancomat ecc…), una chiusura di almeno 3 ore al giorno ed il divieto di pubblicità.

La Giunta regionale deve emanare il piano integrato, da oltre un anno, produrre il logo “No Slot”, un decalogo di azioni sul gioco sicuro e responsabile ed i contenuti di un test di verifica per una rapida valutazione del proprio rischio di dipendenza così come previsto dalla Legge.

Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte

Giorgio Bertola, Consigliere regionale M5S Piemonte

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#Rotazione #Capogruppo #M5S

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Il consigliere comunale Mario Iacopino è il nuovo capogruppo del gruppo consiliare Movimento 5 Stelle in Consiglio Comunale a Novara.
Subentrerà alla consigliera Cristina Macarro a partire dalla data del 7 Luglio 2017 e per il prossimo anno in piena attuazione di quanto previsto dal principio di rotazione interna delle cariche istituzionali, che da sempre contraddistingue le attività del M5S in Parlamento nelle Regioni e nei Comuni.

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DIRETTA – No al ricatto delle banche

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di MoVimento 5 Stelle

Il primo obiettivo del MoVimento 5 Stelle è ridare credito al Paese reale e dire stop a furbi e speculatori. Il risparmio va difeso davvero e bisogna punire seriamente chi lo ha aggredito e, spesso, distrutto.

Ogni italiano deve sapere cosa una banca fa dei suoi soldi. Chi specula sull’economia “di carta” non può e non deve operare con le risorse di cittadini e imprese. Dunque, si affronterà il tema della separazione tra merchant bank e istituti commerciali: questi ultimi saranno gli unici autorizzati alla “raccolta dei depositi” e al finanziamento di famiglie e aziende.

Il MoVimento 5 Stelle lavorerà poi per creare una Banca Pubblica per gli Investimenti che indirizzi direttamente la politica economica, sul modello dei maggiori Paesi Ue. Si tratta di un potente strumento che investirà senza intermediazioni nelle imprese innovative, sostenibili e ad alto impatto sociale, con redditività di “lungo periodo” limitata al mantenimento della struttura e delle performance. La BPI potrà, ad esempio, accelerare l’adeguamento sismico e l’efficientamento energetico degli edifici o finanziare gli interventi strutturali che servono al Paese.

Ma non c’è sistema bancario e finanziario che funzioni senza una vigilanza seria, autorevole e indipendente. Il MoVimento 5 Stelle concederà a regolatori riformati nuovi metodi e strumenti ispirati a condivisione delle responsabilità, maggiore trasparenza e pene più severe a vantaggio della sicurezza e della tutela del risparmio. Tra le ipotesi, c’è quella di affidare i compiti di vigilanza bancaria anche alla Guardia di Finanza e alla magistratura in modo tale da creare un pool di istituzioni che possa offrire maggiori garanzie.

Poi c’è il tema del tasso usura che spingeremo per far in modo venga calcolato partendo dalla media del tasso applicato dalle banche europee, così da non avere un trattamento diverso in Paesi dove il costo del denaro dipende dallo stesso istituto e cioè dalla Bce. Inoltre, bisogna mettere fine allo scandalo dell’anatocismo bancario che dovrebbe essere vietato sin dal 2014: sembra sempre uscire dalla porta e poi, immancabilmente, rientra dalla finestra. Per colpa degli interessi sugli interessi, non vengono ancora restituiti circa 7 miliardi, soldi che devono al più presto tornare nella disponibilità di cittadini e imprese.

Lavoreremo poi a un Sistema di pagamenti condiviso gratuito per tutti gli utenti, che al contempo tuteli la privacy e permetta una reale lotta all’evasione fiscale, affiancando gli attuali strumenti privati. Una piattaforma fondata sulle nuove tecnologie e sul codice fiscale.

Infine il MoVimento 5 Stelle cercherà di spuntare le unghie alla finanza più spericolata. Per esempio, incentivando l’obbligo di rendicontazione pubblica Paese per Paese per tutte le multinazionali, in modo da conoscere quante tasse versano nelle diverse nazioni in cui operano. Oppure rafforzando le sanzioni per reati finanziari o limitando il ricorso a titoli “altamente” speculativi.

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Incidente deposito nucleare Saluggia, interrogazione in Parlamento e chiesta informativa in Regione

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Saluggia, VC 06 lug. – “Lunedì si è verificato un incidente presso l’impianto nucleare Eurex di Saluggia, ma soltanto stamani – giovedì 06 luglio – sarà effettuato un sopralluogo per fugare ogni dubbio di contaminazione ambientale. La società di Stato che gestisce il nucleare in Italia (e che manteniamo con parte della nostra bolletta elettrica) sostiene – senza pubblicare chiaramente alcun dato – che lo sversamento di 60 litri di liquido non meglio identificato nella Dora non contengano alcuna traccia di radioattività. Quali sono i motivi di questo incredibile ritardo? Perché non esistono dati pubblici e comprensibili alla cittadinanza sulla natura del liquido trovato in quel vecchio pozzetto, risalente tra l’altro a 40 anni fa? Da quanto non veniva controllato? C’è modo di capire quando e perché la condotta si sia fessurata? Come cittadini siamo stufi di questo modo di operare caratterizzato da ritardi e pressappochismo. L’impianto nucleare Eurex, circondato per tre lati dall’acqua, è posizionato in un luogo delicatissimo, tanto che nel 2000 a causa dell’alluvione si è sfiorata una catastrofe nucleare. La costruzione stessa ha più volte rivelato carenze gravi come quando nel 2012 si scoprirono due fessure nella vasca di stoccaggio WP179, tra l’altro anche questa vecchia di mezzo secolo e non concepita per ospitare scorie nucleari”.

Così il deputato Mirko Busto, assieme ai parlamentari M5S piemontesi.

I consiglieri regionali Gianpaolo Andrissi e Giorgio Bertola aggiungono: “In Regione Piemonte abbiamo già chiesto all’assessore all’Ambiente Valmaggia di informare quanto prima riguardo l’esito dei controlli effettuati da Arpa. Su un fatto di questa gravità pretendiamo massima chiarezza e tempestività nelle comunicazioni”.

Busto annuncia: “Interverrò su questa incredibile situazione chiedendo tutti i dati disponibili al Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e appena possibile farò una nuova ispezione all’interno dell’impianto Eurex, dopo quella del 2013 con alcuni colleghi parlamentari. Nel frattempo invito tutti i cittadini a documentarsi sugli imperdonabili ritardi sullo smantellamento nucleare: non esiste ancora un deposito nazionale unico per le scorie a bassa e media intensità, non esiste nemmeno la carta Cnapi che individua i siti per la realizzazione dello stesso, il programma nucleare nazionale dopo anni è solo abbozzato e l’ente Isin che dovrebbe vigilare sullo smantellamento stenta a partire. A Saluggia vive un mostro addormentato, se dovesse svegliarsi la nostra comunità sarebbe spazzata via in poche ore. Si tratta di un’emergenza costante e silenziosa: in ogni caso queste strutture – anche senza incidenti – generano una dose efficace media per ogni singolo cittadino (misurabile in microsievert per anno) che è piccola ma non è nulla (qui il grafico Arpa: http://www.arpa.piemonte.gov.it/approfondimenti/temi-ambientali/radioattivita/siti-nucleari/saluggia)”.

Mirko Busto deputato M5S

e i colleghi parlamentari piemontesi Alberto Airola, Carlo Martelli, Marco Scibona (senatori) Fabiana Dadone, Ivan Della Valle, Davide Crippa, Paolo Romano (deputati)

Gianpaolo Andrissi e Giorgio Bertola, consiglieri regionali M5S Piemonte

 

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ll #ProgrammaTelecomunicazioni del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Le telecomunicazioni sono un punto fondamentale per la crescita del nostro Paese, soprattutto in relazione alla Quarta rivoluzione industriale basata su internet delle cose, big data, intelligenza artificiale e robotica. Oggi tutto è digitale e connesso, l’azione del prossimo governo dovrà essere quella di mettere internet e la rete al centro di tutto, permettendo ai cittadini, alle imprese e alla Pubblica amministrazione di usare le nuove tecnologie.

Abbiamo deciso di sottoporre agli iscritti i punti principali: banda larga, frequenze e accesso a internet. In particolare per quanto riguarda la banda larga fissa, vi chiederemo come investire per superare nel modo migliore il digital divide.

Rispetto invece allo sviluppo della banda larga mobile, vi chiederemo come comportarci per arrivare alla riassegnazione delle frequenze, necessaria per risolvere la sovrapposizione con le televisioni e consentire lo sviluppo della rete mobile di quinta generazione. Infine, valuteremo insieme come fare affinché tutti possano avere libero accesso al web. Solo così potremo far diventare l’Italia un Paese moderno, connesso e daremo uno spunto importantissimo alla nostra economia e ai nostri giovani.

Un altro punto chiave del programma riguarda il servizio pubblico radiotelevisivo, che per noi deve continuare a esistere come bene collettivo e a determinate condizioni: un servizio pubblico indipendente dalla politica.

I quesiti sono due.

Il primo riguarda le modalità di finanziamento della nostra tv pubblica. Siete chiamati a esprimervi su tre modelli. Quello attuale, cioè finanziamento con canone e pubblicità, che è presente in molti Paesi europei ma che in Italia occorrerebbe modificare introducendo limiti più rigidi. Per esempio: l’eliminazione degli spot in certe fasce orarie o il divieto di pubblicità di determinati prodotti. Poi quello che prevede il finanziamento con il solo canone: la soluzione più coerente con la visione pura del servizio pubblico, ma che bisogna armonizzare con l’alto numero di canali oggi esistenti. Infine il modello di finanziamento attraverso il canone con l’eccezione di un solo canale finanziato dalla pubblicità, ma con precisi obblighi di servizio pubblico sia per la programmazione sia per gli investimenti.

L’altro quesito riguarda la governance, ovvero come devono essere scelti gli organi chiamati a dirigere la principale fabbrica culturale del Paese, salvaguardandone l’indipendenza dalla politica. Anche qui, tre modelli. Il modello dell’elezione parlamentare del cda, ma con forti correttivi rispetto a oggi: dall’introduzione di maggioranze qualificate per l’elezione in Aula alla previsione di specifici requisiti di competenza; dall’introduzione di serie cause di ineleggibilità a una procedura di massima trasparenza nella raccolta dei curricula. Il modello della Fondazione che prevede la cessione delle azioni della Rai dallo Stato a un organismo terzo, che a sua volta avrebbe la funzione di nominare i vertici aziendali. In alcune esperienze all’estero questo modello è stato garanzia di indipendenza, ma calato in un altro Paese con una cultura politica diversa rischia di non realizzare l’obiettivo. Infine il modello presentato dal MoVimento 5 Stelle in questa legislatura. Prevede un avviso pubblico dell’Agcom (a sua volta riformata), precisi requisiti di competenza e cause di ineleggibilità per gli aspiranti consiglieri di amministrazione (non aver ricoperto cariche politiche), un sorteggio e audizione in Parlamento per il definitivo parere.

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SANITA’, BONO (M5S): “Città della salute, ancora un affidamento sospetto dopo i casi dell’ASL TO3.

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Saitta tace, i cittadini pagano il conto”

 Nessuna gara d’appalto, affidamenti diretti a ripetizione, costi maggiori per le ASL e il conto lo pagano i cittadini piemontesi. Ormai il copione è sempre lo stesso. Abbiamo denunciato più volte fatti analoghi avvenuti all’ASL TO3, oggi in Consiglio regionale abbiamo chiesto spiegazioni su quanto avvenuto presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute. Un’azienda privata ha infatti ottenuto, successivamente alla costituzione in giudizio con un accordo transattivo, il versamento della somma di 25 mila euro da parte dell’AOU. Al centro della controversia un incarico, non formale per l’Azienda sanitaria ma reale per l’impresa.

L’assessore alla Sanità Saitta, ancora una volta, ha fatto il pesce in barile limitandosi, sostanzialmente, a ripercorrere le tappe della vicenda senza aggiungere alcun elemento di novità. Ci saremmo aspettati una parola chiara, una volta per tutte, su questo pessimo andazzo dei direttori delle Aziende sanitarie piemontesi sempre più propensi a bypassare le gare d’appalto con fantasiosi espedienti amministrativi. Non abbiamo esitato in passato ad esporre i fatti all’Autorità anticorruzione e non esiteremo in futuro quando si presenterà nuovamente il dubbio che le procedure adottate potrebbero non essere coerenti con quanto previsto dal Codice degli appalti.

Davide Bono, Consigliere regionale M5S Piemonte
Vicepresidente Commissione regionale Sanità

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