Carpignano e un Partito Democratico “quasi” invisibile

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di Davide Crippa

La Regione Piemonte ha deciso di non presentare ricorso contro il cosiddetto “Decreto trivelle – disciplinare tipo” per il pozzo di Carpignano. E’ questo quanto emerso durante il question time di martedì pomeriggio del Consiglio regionale, dove l’assessore all’Ambiente, Alberto Valmaggia ha risposto all’interrogazione del consigliere regionale del MoVimento 5 stelle Giampaolo Andrissi.

Le occasioni perse sono ormai quattro. La Giunta si era già rifiutata di presentare ricorso contro lo Sblocca Italia, contro il primo e secondo decreto trivelle e persino contro il decreto di compatibilità dei pozzi redatto dal Ministero dell’Ambiente. Chiamparino e Valmaggia con il loro immobilismo hanno srotolato tappeti rossi per l’arrivo delle trivelle petrolifere ignorando completamente le richieste dei cittadini e la necessità di difendere l’ambiente.

Una problematica molto sentita dalla popolazione, soprattutto dopo che, dalla nuova mappa regionale delle aree di ricarica degli acquiferi profondi, è “misteriosamente” scomparsa la zona di Carpignano Sesia, importante fonte di acque potabili per la città di Novara.

Come è possibile che una fonte come quella di Carpignano, che da fine ‘800  fornisce una quarantina di metri cubo al secondo alla rete idrica, non venga considerata – si chiede il deputato 5 stelle Davide Crippa -? La causa è forse da imputare proprio alle trivellazioni che, come da anni sostiene il Comitato Difendiamo il nostro territorio, danneggerebbero la falda?

Nel frattempo, complimenti al Sindaco di Carpignano Maio ed a tutti quei sindaci, ovvero quello di Briona, Fara, Sizzano, Sillavengo, Lozzolo, Arborio e Lenta, che hanno il coraggio di ribellarsi alle trivelle, firmando il ricorso contro il decreto interministeriale. Anche la provincia di Novara sembra non voler far marcia indietro sulla questione: il Presidente Besozzi, in qualità di presidente dell’Ato1, ha infatti commissionato uno studio di circa 50 mila euro per modificare la mappa regionale e far tornare Carpignano tra i pozzi. La Provincia avrebbe inoltre dichiarato in più occasioni di voler presentare ricorso a sua volta al Tar sulla questione trivellazione.

La marcia indietro l’ha invece fatta Torino ed il Pd, secondo cui tutto è inutile.

Dopo che giovedì scorso il consigliere regionale Domenico Rossi ha affermato che come maggioranza avrebbero valutato concretamente la possibilità di un eventuale ricorso da parte della Regione Piemonte, nella giornata di oggi ha dichiarato a gran voce che il pozzo non si farà perché è indispensabile l’intesa con la Regione. Una teoria che non ha basi senza l’eventuale annullamento del Decreto Trivelle 2017, che permetterebbe alle Regioni di sedersi al tavolo con il Governo e di partecipare, per la prima volta, alla definizione delle modalità sulla ricerca e l’estrazione di gas e petrolio nel nostro Paese. Con sentenza n. 198/2017 la Corte costituzionale ha dato ragione alla Regione Abruzzo e ha annullato il decreto trivelle del 2015 , proprio perché adottato senza intesa con le Regioni. A maggior ragione sarebbe stato ancora più importante impugnare ora il decreto trivelle del 2016 (pubblicato nel 2017). L’annullamento del decreto potrebbe determinare una sorta di moratoria per le richieste di nuovi permessi e concessioni fino a quando i contenuti del decreto non siano concertati tra lo Stato e le Regioni.

Ma mentre Rossi ha almeno detto qualcosa, ci chiediamo dive sia il consigliere comunale (ed ex sindaco) Ballaré che, con tutto il PD novarese, a parole e con atti (rivelatisi vuoti e privi di impegni concreti) ha sempre dichiarato la propria contrarietà al progetto oltre che totale sintonia con la giunta Chiamparino? Sparito.

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