Legge elettorale: la stampa estera insegna giornalismo a quella italiana

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di MoVimento 5 Stelle

In questi giorni sui media internazionali sono comparse decine e decine di analisi che criticano il Rosatellum Bis. Quello che leggete sotto è un editoriale de El Pais, che definendo la nuova legge elettorale una classica “riforma all’italiana” ci tiene a sottolineare come sia stato un errore escludere il M5S dal dialogo.

“Non si può lasciare fuori quella che può diventare la principale forza politica in Italia”, scrive il principale quotidiano spagnolo. Ebbene, El Pais non è l’unico giornale ad aver dato una valutazione negativa della legge. Hanno fatto lo stesso – e citiamo solo alcuni esempi – Euractiv(“La nuova legge elettorale penalizza il Movimento 5 Stelle”), la piattaforma The Local (che parla di “controversa legge elettorale), l’agenzia Reuters (secondo cui il Rosatellum bis “darà al Paese l’illusione di una stabilità politica”), nonché lo stesso Financial Times (è convinto che questa legge “potrebbe penalizzare il Movimento 5 Stelle”). Questo per completare il quadro.

Certo sorprende che la stampa italiana, sempre così attenta a rilanciare e a strumentalizzare le valutazioni dei quotidiani internazionali sul M5S, oggi se ne stia in silenzio senza batter penna. Fanno i provincialotti quando i giornali esteri ci attaccano, però quando ci danno ragione nessuno ne parla…

Una riforma all’italiana (El Pais, 14/10/2017)

La nuova legge elettorale italiana sarebbe dovuta essere negoziata anche con il Movimento 5 Stelle

La riforma elettorale italiana approvata parzialmente questa settimana dopo che è stata ratificata dalla Camera dei Deputati —ancora manca il passaggio al Senato — è un passo positivo, almeno nelle sue intenzioni, peché cerca di porre fine, sebbene parzialmente, ad un caotico sistema di ripartizione dei seggi che durante gli ultimi decenni hanno contribuito ad una quasi cronica instabilità politica dei differenti Governi.

Nonostante tutto, le circostanze in cui nasce —con i populisti del Movimento 5 Stelle a margine di un’ipotetica vittoria elettorale secondo i sondaggi — gettano un’ombra di sospetto su una riforma aspettata a lungo, che però potrebbe sembrare approvata precisamente per evitare, o almeno limitare considerevolmente, il credito elettorale populista.

La necessità di una riforma elettorale in Italia è incontestabile, e vari progetti, più o meno concreti, sono stati avanzati negli ultimi anni da Governi di differente segno politico senza che sia necessariamente significato che le intenzioni riformiste siano sempre state giuste.

Il testo approvato consacra un rivoluzionario sistema misto che mescola il sistema uninominale brittanico con quello proporzionale tedesco o spagnolo che favorisce i partiti che si presenteranno in coalizione. Questo è frutto dell’accordo tra i due principali partiti di destra e sinistra italiani —ovvero Silvio Berlusconi e Matteo Renzi—, che però lascia fuori una terza parte molto importante che è il Movimento 5 Stelle. Non si può lasciare fuori da una riforma di questa importanza chi può diventare la principale forza politica dell’Italia.

A tutto ciò bisogna aggiungere che neanche i modi di approvazione di questa riforma sono stati i migliori. Per la approvazione si è optato per una formula che ha impedito di discutere gli emendamenti. Il fatto che una persona lontana dal populismo e di reputazione come l’ex Presidente Giorgio Napolitano abbia criticato questo aspetto, dovrebbe far riflettere chi ha sostenuto questa nuova legge.

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