NON ABBASSIAMO L’ATTENZIONE SU DJALALI

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di Davide Crippa

Proprio in queste ore è arrivata la conferma dalla Farnesina: Ahmadreza Djalali è stato condannato a morte dal regime di Teheran, dopo essere stato arrestato nell’aprile 2016 con l’accusa di spionaggio. L’uomo, un medico iraniano di 45 anni, ha avuto un lungo passato di studi sia all’Università del Piemonte Orientale di Novara, sia presso il Karolinska Institutet di Stoccolma, nonché presso la Vrije Universiteit Brussel.

«Stando a numerosi organi di stampa e alle parole dei medici che hanno lavorato con lui – spiega il deputato del MoVimento 5 stelle Davide Crippa -, la sua unica colpa accertata è quella di aver collaborato all’estero con ricercatori italiani, israeliani, svedesi, americani e del Medio Oriente, per migliorare le capacità operative degli ospedali di quei paesi che soffrono la povertà».
Per tentare di salvargli la vita, nei mesi scorsi, c’è stata una vera e propria mobilitazione internazionale, che ha portato alla raccolta di oltre 220 mila firme in tutto il mondo; Amnesty International ha avviato un’azione urgente e i figli di 5 e 14 anni, che vivono in Svezia con la mamma, si sono rivolti anche a Papa Francesco. Anche la Regione Piemonte è intervenuta chiedendo l’immediata revoca della sua condanna e la sua scarcerazione, sollecitando il Governo e l’Unione europea a intervenire presso le autorità iraniane.

«Vogliamo capire cosa stia facendo il nostro ministro degli Esteri Angelino Alfano – si chiede Crippa – e, per questo, il collega della Commissione Affari esteri della Camera dei Deputati Emanuele Scagliusi del MoVimento si è messo al lavoro per presentare un atto parlamentare da me sottoscritto con cui chiederemo al governo italiano se e come si stia adoperando presso le sedi internazionali competenti e nei rapporti diplomatici bilaterali con l’Iran per assicurare che le autorità iraniane invalidino immediatamente la sentenza di condanna a morte e che il dott. Djalali venga scarcerato».

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