UNA CLASSE POLITICA SENZA… “CULTURA POLITICA”

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Per una democrazia la mancanza di coscienza della propria responsabilità, oggettività, imparzialità, lealtà, incorruttibilità, elevatezza morale, idoneità pratica e capacità intellettuale, è una questione di vita o di morte, di prosperità o di decadenza, di risanamento o di perpetuo malessere.

Il nostro purtroppo sarà un perpetuo malessere con questa oscena classe politica che ci governa.

Nel tempo la politica ha incominciato a corrompersi, a divenire un affare, una carriera, una poltrona da conquistare, un obiettivo da raggiungere a suon di promesse demagogiche, senza rispetto per la verità, senza preoccuparsi dei conti dello Stato da tenere in ordine, anzi, accumulando sempre più debito pubblico, sempre più sprechi nella pubblica amministrazione, invece di mobilitare ogni risorsa per rendere l’economia più produttiva, più competitiva, più efficiente, con posti di lavoro fissi che possano dare certezze alle famiglie, e la macchina dello Stato più leggera, più trasparente, più seria. Questi ultimi decenni sono stati gli anni dello sperpero, dei privilegi consolidati, delle corporazioni e delle caste protette.

Sì, la politica si è involgarita, è diventata un assalto alle poltrone, un esercizio di faccia tosta, uno sfoggio d’arroganza, senza nemmeno più prendersi il disturbo di fingere; il “buon” politico è diventato il beniamino di qualche sponsor potente, che mette a sua disposizione grandi mezzi finanziari per la campagna elettorale, quello che porta in dote alla sua parte politica un bel mucchietto di voti comunque ottenuti: non importa come, non importa se sospetti o addirittura in odore di mafia e di camorra; quello che è fotogenico, brillante, che possiede una parlantina sciolta da telepredicatore, che è amico dei giornalisti televisivi e viene invitato un giorno sì e l’altro pure presso qualche studio televisivo per fare il suo bravo spot, in pro di se stesso e, naturalmente, del proprio partito; quello, infine, che possiede quattro dita di pelo sullo stomaco, che se ne frega totalmente del servizio ai cittadini e pensa solo in termini di convenienza personale, che riceve le case in affitto a prezzo stracciato e non lo sa nemmeno, che appena nominato sottosegretario comincia a usare l’aereo privato per andare a giocare a golf, che è amico dei banchieri e che si fa offrire le vacanze ai Caraibi perché, poverino, è tanto stanco, lavora tanto e, insomma, avrà pure lui diritto a un po’ di relax… che diamine! basta coi moralismi e crepi l’avarizia, specialmente se il denaro che si maneggia non è di chi lo spende, ma di qualcun altro: il nostro! Già, come dicono loro: questi miei pensieri sono “populisti”.

 

 

Carlo Migliavacca

 

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