Il nostro voto sul glifosato

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di Piernicola Pedicini, EFDD – M5S Europa

Da quando sono qui al Parlamento Europeo ho visto cose difficili da credere e, molto spesso, cose ancora più difficili da raccontare. Ho visto ragionare, discutere e, senza battere ciglio, decidere su percentuali che corrispondevano a vite umane in nome della salvaguardia di una qualsiasi “irrinunciabile” attività produttiva. Grandi azzuffate tra quelli a favore dell’industria, da una parte, e quelli che provano a difendere l’ambiente, dall’altra. Quasi sempre, nel mezzo tra i due schieramenti, il PD che cercava di difendere solo le poltrone. Ma lasciamo perdere.

Il glifosato è un erbicida prodotto da una delle più grandi e potenti multinazionali al mondo, la Monsanto. Questo prodotto chimico non viene usato soltanto per eliminare l’erba che infesta le produzioni agricole, ma anche per accelerare la maturazione dei raccolti. Questo consente a paesi come il Canada, per fare un esempio, di esportare i prodotti a prezzi estremamente competitivi che finiscono poi per distruggere quel settore produttivo nei paesi più deboli come l’Italia.

Negli ultimi dieci anni più della metà delle aziende che producevano grano duro sono sparite nel Sud Italia. Nel 2015 lo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) si era espressa in merito alla possibile cancerogenicità del glifosato e lo aveva classificato come probabile cancerogeno per l’uomo. Da lì a poco, puntuali come sempre, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) si è affrettata a smentire il parere dello IARC.

A noi sembrava ovvio che, di fronte ad una tale incertezza scientifica, quantomeno si sarebbe dovuto procedere ad applicare il principio di precauzione. E invece no! Poi si scopre che buona parte del parere dell’EFSA sulla improbabile cancerogenicità del glifosato era stato ricalcato, pari pari, da un documento scientifico prodotto dalla stessa Monsanto.

A noi sembrava ovvio che, di fronte ad un tale conflitto di interesse e ad una tale mancanza di trasparenza, quantomeno si sarebbe dovuto sospendere l’autorizzazione fino a nuovi risultati di studi scientifici indipendenti. E invece no! La Commissione Europea ha presentato un progetto di rinnovo dell’autorizzazione del glifosato per 15 anni.

La risposta del Parlamento Europeo è stata una sostanziale opposizione al rinnovo della Commissione con una controproposta di 7 anni. Noi abbiamo votato contro il testo della risoluzione del Parlamento europeo perché, nel rispetto del principio di precauzione, non avremmo supportato alcun rinnovo al glifosato. A quel punto la Commissione ha presentato una nuova proposta di rinnovo per 10 anni.

Ed è così che siamo arrivati fino ad oggi. Il Parlamento ha risposto alla Commissione votando per tenere il glifosato in commercio per 5 anni mentre noi, anche questa volta, siamo stati dell´opinione che il glifosato non avrebbe dovuto più circolare, neanche per un solo giorno. Come un anno fa, per loro 7 anni erano meglio che 15, adesso sono 5 anni sono meglio di 10.

Ma qual è il prezzo della vita umana?

Quale compromesso si può accettare in termini di vita umana?

Far circolare una sostanza cancerogena sapendo che per questo moriranno delle persone può prevedere un compromesso accettabile?

Noi non siamo i Verdi.

E non lo siamo perché non ci basta essere semplicemente un po’ meglio degli altri. Noi siamo qui per fare la cosa giusta e la cosa giusta è vietare “senza se e senza ma” una sostanza che può provocare il cancro, anche se per questo dovesse rischiare di morire soltanto una persona!

Abbiamo presentato un emendamento per vietare con EFFETTO IMMEDIATO la circolazione del glifosato nell´Unione Europea e siccome l’emendamento non è passato, abbiamo deciso di non accettare nessun compromesso al ribasso perché bisogna poter aspirare a un mondo diverso e non necessariamente giocare sul meglio che si può avere dalle regole sul tavolo.

Chi vi dice che i 7 anni di allora o i 5 anni di oggi sono meglio dei 10 chiesti dalla Commissione dimostra di non comprendere né le dinamiche decisionali a livello europeo né la posta in gioco. E infatti come allora, quando dopo il voto del Parlamento la Commissione ne approfittò per presentare una nuova proposta a 10 anni facendo leva sul fatto che persino il Parlamento aveva richiesto il rinnovo per 7 anni, oggi succede esattamente la stessa cosa.

Tre giorni dopo il nostro voto in plenaria, il 27 ottobre, la Commissione ha rimesso sul tavolo una proposta in cui si legge a chiare linee che “il Parlamento europeo ha adottato, il 13 aprile 2016 e il 24 ottobre 2017, delle risoluzioni RINNOVANDO L´APPROVAZIONE DELLA SOSTANZA ATTIVA GLIFOSATO”.

Una cosa è certa, noi abbiamo tenuto la schiena dritta in questa vicenda. Forse abbiamo perso una battaglia, ma questo ci dà la grande occasione per far capire chi siamo. Abbiamo la grande occasione per far capire che una delle nostre stelle rappresenta la tutela dell’ambiente e quindi la tutela della salute e, come ci hanno insegnato prima i nostri nonni e poi i nostri genitori, la salute viene prima di ogni altra cosa.

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