Il #ProgrammaAmbiente del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle
Ciascuno di noi ha quella che si chiama impronta ecologica, ed è la conseguenza di qualunque nostra azione. Questo si riflette sull’acqua che beviamo, sull’aria che respiriamo. Si riflette nel momento in cui noi ci spostiamo perché quando facciamo una trivellazione, o un pozzo petrolifero, o un pozzo per estrarre il gas, questo ha una conseguenza, si riflette sull’agricoltura perché l’acqua che utilizziamo irriga i campi, e se l’acqua è contaminata il prodotto agricolo può non essere di perfetta qualità. Allora lo scopo del nostro programma qual è?

È fondamentalmente di mettere una pezza, un rimedio, in ciascuna delle situazioni nelle quali l’ambiente è stato compromesso da anni e anni di cattiva gestione. Una parte è dedicata al cambiamento climatico, che è forse la più grande sfida che la nostra specie si trova a dover affrontare. Poi abbiamo una parte che è dedicata esplicitamente alle trivellazioni petrolifere, per le quali vogliamo proporre una moratoria e una gestione molto più restrittiva. È dedicata anche al recupero dei piccoli borghi, cioè delle piccole realtà che possono fare da volano per produzioni locali, produzioni a chilometro zero. Una parte dedicata alla gestione dei rifiuti, perché i rifiuti devono smettere di essere quello che dice la parola cioè un oggetto rifiutato, e devono tornare ad essere quello che è corretto che siano, cioè un normale sottoprodotto che ha un suo riutilizzo e una sua cessione nell’ambito complessivo della gestione del nostro territorio. Per questo ed altri motivi abbiamo ritenuto fondamentale scrivere tutto in un programma, che sia dettagliato, e che proponga esattamente al cittadino italiano quella che è la visione ambientale del MoVimento 5 Stelle.

Siamo sicuri che tutti i rifiuti che produciamo siano inevitabili? Quanti rifiuti o imballaggi inutili ci fanno comprare? Quanti imballaggi diventano subito rifiuto, invece che venir riutilizzati più volte con il vuoto a rendere? La maggior parte degli imballaggi non ha una filiera del riciclo ma alimenta discariche, inceneritori o viene dispersa nell’ambiente. Le priorità europee di gestione del rifiuto parlano chiaro: In primis la riduzione a monte dei rifiuti, e il recupero della materia. Eppure il Governo italiano incentiva il recupero energetico, ovvero gli inceneritori e il biogas. Il rifiuto di scarto che alimenta gli inceneritori, potrebbe essere invece recuperato in materia con le nuove tecnologie. Vedete? sono manufatti creati addirittura con il rifiuto indifferenziato. Basterebbe si spostassero gli incentivi per l’incenerimento, che noi paghiamo in bolletta, verso il recupero materia per far nascere questo, nuovo, virtuoso mercato.​

Quando parliamo di clima parliamo di cose che riguardano molto direttamente nella nostra vita, pensate a questo piatto di pasta con le vongole, noi rischiamo di non poterlo più mangiare perché il mare si sta acidificando, era 8,2 adesso è 8,1 le emissioni in atmosfera di anidride carbonica acidificano il mare. Dobbiamo assolutamente ridurre le emissioni in atmosfera e dobbiamo valutare con grande attenzione tutti gli impatti cumulativi dei progetti che devono essere autorizzati.

Il suolo è uno dei temi che poniamo al centro dell’attenzione, perché il suolo è un bene comune, un bene finito. Calcolate che per fare qualche centimetro di suolo ci vogliono migliaia di anni. Non è qualcosa che si produce tutti i giorni. E poi abbiamo un consumo di suolo in continua crescita. In questo momento di crisi siamo a 4 mq al secondo, si sono avuti momenti in cui il picco era di 8 mq al secondo. Quindi dobbiamo tutelare il nostro suolo e dobbiamo fermare la cementificazione. Come? con una migliore pianificazione degli enti territoriali, che devono badare all’interesse della collettività e non del singolo costruttore, ma soprattutto con il recupero e la riqualificazione degli edifici dismessi e abbandonati sui nostri territori. Questi devono essere i nuovi volani per l’attività edilizia, e non sicuramente andare a consumare nuovo suolo che ci serve per l’agricoltura. In conclusione cosa vogliamo: che si tuteli il nostro suolo e si tutela il nostro paesaggio dalle grandi città ai piccoli borghi.

I piccoli borghi e le aree interne stanno subendo delle forti dinamiche di spopolamento, che stanno mettendo in crisi le funzioni fondamentali di questi territori, per l’equilibrio naturale e idrogeologico. La tutela e la valorizzazione di questi luoghi però è affidata a chi vi abita e se finisce il presidio umano viene meno relativo controllo. I piccoli borghi e le zone dove questi sono insediati custodiscono i maggiori rifornimenti idrici del nostro paese, quindi dell’acqua potabile. Sono ricchi di storia, cultura, sapere locale e prodotti agroalimentari specializzati. Dai piccoli borghi e dalle aree interne può ripartire una nuova fase di sviluppo del nostro paese, per dare ai giovani nuove opportunità imprenditoriali.

Quando parliamo di trivellazioni parliamo di esplorazione e coltivazione di oltre mille pozzi dislocati su terra e su mare, che producono gas o sono mineralizzati ad olio. Parliamo del pericolo al quale esponiamo aree di pregio paesaggistico e naturalistico e le attività legate a turismo e pesca, come del possibile aumento del rischio sismico e vulcanico. Oggi la valutazione di impatto ambientale esiste ma non considera i veri costi sociali ed ambientali, e lo Stato complice, tollera il continuo utilizzo del fossile e l’aumento delle emissioni climalteranti. Facciamo attenzione, perché dove c’è stoccaggio di gas, spesso in zone ad alta densità abitativa, c’è anche un forte impatto per l’inquinamento delle falde acquifere. Il nostro compito è quello di tutelare il suolo e la quantità e qualità delle acque per garantirle alle generazioni future.

Tutte le cose che produciamo e che mettiamo nel mercato hanno un costo ambientale, che da qui in avanti chiameremo impronta ecologica. Questa somma è data dalle tutta la produzione industriale del prodotto, dalla produzione fino allo smaltimento, dal riciclo, fino a tutte le fasi che portano alla fine del prodotto. Noi vogliamo che questo costo ambientale venga posto su ogni prodotto che viene messo sul mercato, venga calcolato sull’intero ciclo di vita. Quindi non più un contributo ambientale, e non più solo sugli imballaggi, ma su tutti i beni che vengono immessi sul mercato. Vogliamo che questo costo ambientale sia ben chiaro in etichetta, in modo che il consumatore possa individuarlo e scartare i prodotti con una impronta ecologica più alta, e favorire i prodotti con un minore impatto ambientale. Naturalmente il mercato favorirà i prodotti a maggior livello di riciclabilità, e scarterà automaticamente i prodotti a più basso livello di riciclabilità. Quindi il consumatore diventerà anche egli un soggetto responsabile, e la ricerca di prodotti e materiali che siano più ecologici verrà incentivata dalla produzione stessa che proverà ad avere i prodotti sempre più competitivi, a prezzi ossia costi ambientali, sempre più bassi.

Occorre avviare seriamente una politica di riciclo e recupero di tutte quelle materie che ad oggi invece vengono incenerite, attraverso una defiscalizzazione dei prodotti ricavati da rifiuti ed inoltre puntare sulla ricerca per il recupero a freddo delle materie plastiche miste. Per ottenere però dei risultati concreti ci dobbiamo dotare anche di un piano nazionale, che estenda a tutto il territorio italiano una reale ed efficace raccolta differenziata domiciliare prevedendo anche l’applicazione di una tariffa puntuale sui rifiuti, cioè paghi in base a quanto produci. Occorre in ogni caso puntare anche sul compostaggio, sia domestico che di prossimità, affinché si possa a gestire il rifiuto organico in maniera sostenibile e contemporaneamente produrre compost di qualità di cui i nostri terreni hanno estremamente bisogno, questo non solo tramite incentivi ma anche attraverso una educazione ambientale rivolta a tutti i cittadini.

FERROVIE, VALETTI (M5S): “Nuovi affidamenti, la Regione incapace di imporre miglioramenti del servizio né riattivazione delle linee sospese”

Gli affidamenti del servizio ferroviario regionale, illustrati oggi in Commissione trasporti, lasciano poche speranze per il miglioramento del servizio e zero per la riattivazione delle linee soppresse da Cota e Chiamparino.

La Regione fino ad ora ha dimostrato di avere armi spuntate con Trenitalia ed anche in questa importante partita tutto porta a pensare che l’azienda detterà le proprie condizioni senza che l’assessore Balocco batta ciglio. Infatti quasi certamente il monopolista continuerà a gestire tutte le ferrovie del Piemonte ed in più avrà l’opportunità di prendersi il Servizio Ferroviario Metropolitano di Torino, il più redditizio.

La trattativa per migliorare il servizio avrà minimi margini di manovra, basterà un accordo giudicato “soddisfacente” dalla Giunta regionale senza aver fissato nessun target minimo di miglioramento del servizio. Nei fatti non ci sarà nessuna negoziazione, sarà sufficiente garantire un minimo miglioramento e Trenitalia avrà guadagnato il lotto più ricco. Con buona pace dei pendolari che si troveranno con il solito vecchio e pessimo servizio.

Chiediamo alla Regione di tenere la schiena dritta e definire chiaramente come vuole migliorare il servizio e quali linee ferroviarie riattivare. Con una mozione, chiederemo l’inserimento di linee sospese con un’alta potenzialità di utenza, prima fra tutte la Asti-Alba, vero simbolo dell’abbandono dei territori strategici del Piemonte. Non basteranno le logiche di mercato a garantire i servizi necessari ai piemontesi senza una forte presa di posizione delle Istituzione.

 

Federico Valetti, Consigliere regionale M5S Piemonte

Vicepresidente Commissione regionale Trasporti

Consip, l’ipocrisia di Renzi e l’inchiesta che fa tremare il giglio magico

di MoVimento 5 Stelle



Nell’inchiesta Consip c’è tutto il doppiopesismo e l’ipocrisia di Matteo Renzi e del PD. Renzi prima ha piazzato uno dei suoi uomini a capo della Consip, Luigi Marroni, e poi lo ha scaricato quando questo è diventato il principale accusatore del suo braccio destro Luca Lotti e del padre Tiziano e testimone scomodo di un’inchiesta che sta facendo tremare l’intero Giglio Magico.

Ma non basta: mentre per mano del PD e del governo manda a casa l’Ad della Consip che non è indagato e che ha raccontato la verità di fronte ai magistrati, contemporaneamente difende e tiene incollato alla poltrona un ministro, Luca Lotti, indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio, accusato di aver di fatto ostacolato le indagini dei magistrati. E’ sintetizzato tutto qui il rispetto che Renzi ha per la giustizia.
All’ipocrisia si è aggiunta anche la vigliaccata: pur di salvare la faccia, e la poltrona del ministro Lotti, hanno tentato in tutti i modi di fermare la discussione in Aula al Senato delle mozioni dei vari partiti che chiedevano l’azzeramento dei vertici Consip, facendo dimettere il Cda della centrale di acquisti per la Pa di fatto dimissionando in anticipo Marroni. Un patetico tentativo, l’ennesimo, di salvarsi la faccia dinanzi al Paese, di togliere di mezzo il testimone scomodo e insabbiare l’affaire Lotti, e di evitare di andare sotto nelle votazioni.
Tutto accade mentre Renzi continua a difendere il padre e il suo ministro, dimenticando che le accuse su di loro restano ancora in piedi. 
Sono sei mesi che la Procura di Roma e Napoli indagano sulla corruzione intorno al mega appalto Consip da oltre due miliardi e mezzo di euro. In carcere è finito l’imprenditore Alfredo Romeo, ma sotto accusa ci sono anche nomi eccellenti del ‘sistema renziano’: il padre Tiziano, accusato di traffico di influenze illecite, cioè di aver brigato e di essersi speso per favorire negli appalti proprio l’imprenditore Alfredo Romeo, e il ministro Luca Lotti.
L’accusa su quest’ultimo è pesantissima: avrebbe rivelato l’esistenza dell’inchiesta ai vertici Consip, proprio nel momento in cui le indagini stavano arrivando a Tiziano Renzi. A spifferare l’operato dei magistrati oltre a Lotti, sarebbero stati anche il Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia e il presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni.
In un Paese normale Lotti sarebbe già fuori dal governo. Invece è ancora lì, confermato anche da Gentiloni. Così come sarebbero stati mandati a casa i vertici dell’Arma accusati di aver rivelato l’inchiesta. Anche loro sono tutti al loro posto. Intanto, però, è scattata la ritorsione contro Marroni.

Che anche Marroni e i vertici Consip debbano andare a casa non c’è dubbio. Ma l’ipocrisia di Renzi e del PD è vergognosa. Per mesi hanno preso in giro il Paese tenendo al loro posto due uomini – Lotti e Marroni – le cui verità erano in contrasto: uno dei due necessariamente è un bugiardo che sta mentendo ai magistrati, alle istituzioni e ai cittadini. Ma in attesa che la giustizia faccia il suo corso, Renzi e il PD hanno deciso da che parte stare: via il testimone non indagato che parla ai magistrati, dentro l’indagato.
Sarà interessante vedere che fine farà l’altro testimone chiave dell’inchiesta, il presidente Consip Luigi Ferrara, che a differenza di Marroni prima ha ammesso di essere stato informato dell’inchiesta in corso e delle cimici messe negli uffici, poi ha ritrattato le sue accuse finendo indagato per falsa testimonianza. Per ora è fuori da Consip, ma chissà…

Per uno Ius Europaeum

di MoVimento 5 Stelle

La riforma dello ius soli è una sòla. Concedere la cittadinanza italiana significa concedere anche la cittadinanza europea. Un tema così delicato – che coinvolge 28 Stati membri e oltre 500 milioni di cittadini – deve essere preceduto da una discussione e una concertazione a livello europeo. Bisogna trovare regole uniformi perché la cittadinanza di un Paese dell’Unione coincide con quella europea.

C’è dunque solo una cosa da fare: fermarsi e chiedere un orientamento alla Commissione europea, coinvolgere nel dibattito anche il Parlamento europeo e il Consiglio. Se Renzi fosse stato uno statista avrebbe approfittato del semestre di presidenza italiano dell’Unione europea per aprire un vero dibattuto europeo. Il Pd chiama in causa l’Europa solo quando gli fa comodo, solo quando bisogna salvare gli interessi nazionali degli altri, come avvenuto con la firma dell’accordo Ue-Turchia che ha chiuso la rotta balcanica dei migranti che portava direttamente in Germania.

Discutere di cittadinanza agli stranieri senza una concertazione a livello europeo è propaganda, è fumo negli occhi dei cittadini, è avvelenare i pozzi di una matura discussione politica. L’Italia non merita tutto questo.

LA CITTADINANZA EUROPEA

L’articolo 20 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea dice: “è istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce”. Essere cittadini europei implica:

– il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

– il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello  Stato membro in cui risiedono, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.
– il diritto alla tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

– il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo e il diritto di rivolgersi al Mediatore nominato dal Parlamento europeo.

– il diritto di scrivere alle Istituzioni o agli organi dell’Unione in una delle lingue degli Stati membri e di ricevere una risposta nella stessa lingua

– il diritto di accesso a documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione a determinate condizioni.

Concedere lo ius soli in Italia ha, dunque, delle conseguenze anche sulla vita civile e democratica di altri Stati membri. Sulla base di questo presupposto e secondo il buon senso, la cittadinanza andrebbe regolata in maniera univoca per tutti i Paesi dell’Unione europea, visto che una volta acquisita la cittadinanza di uno dei 28 Paesi si può risiedere liberamente in ognuno di questi.

La Commissione europea è consapevole di questo, tant’è che – nella sua ultima relazione sulla cittadinanza dell’Unione – s’impegna a elaborare nel 2017-2018 una relazione sui regimi nazionali di concessione della cittadinanza dell’Unione agli investitori, prevedendo già un orientamento comune per tutti gli Stati membri. Ecco quello che serve: un orientamento comune a livello europeo. Non avventate fughe in avanti.

IUS SOLI: NON ESISTE IN NESSUN PAESE EUROPEO
In tutta l’Unione Europea la cittadinanza si acquisisce principalmente attraverso il diritto di sangue, il cosiddetto “ius sanguinis”, lo stesso che si applica in Italia. In nessuno Stato europeo esiste, invece, lo “ius soli puro”, ossia il diritto alla cittadinanza per nascita. Vi sono diverse versioni che cambiano da Stato a Stato e che rendono temperato o più o meno rigido il principio di base, che rimane ovunque quello dello ius sanguinis.

In Germania lo ius soli è temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l’attribuzione della cittadinanza rimane quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto.

In Olanda, Francia, Belgio, Portogallo e Spagna, come in l’Italia, si applica sostanzialmente uno ius sanguinis con alcuni correttivi e lo ius soli è debole. in altri Paesi, non europei, lo ius soli esiste da sempre, ma si tratta di Paesi come Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada con una fortissima immigrazione ma, al contempo, con un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente. Condizioni che in Europa non esistono.

In Italia, tra l’altro, lo ius sanguinis è già temperato: la cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri e risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Al compimento del diciottesimo anno di età si può diventare cittadino italiano. Inoltre, la cittadinanza acquisita dai genitori si trasferisce automaticamente ai figli minorenni che, in Italia, sono sempre tutelati a prescindere dal loro luogo di nascita.

LA NOSTRA PROPOSTA DI BUON SENSO
Il Parlamento europeo sta discutendo la riforma del sistema di asilo comune: un provvedimento necessario per l’Italia per condividere con gli altri Paesi europei le migliaia di domande di asilo che arrivano. Chiediamo che lo stesso dibattito avvenga per la cittadinanza parallelamente all’unica riforma che serve SUBITO all’Italia: la cancellazione del Regolamento di Dublino, un accordo illegale – come ha dichiarato anche l’avvocato generale della Corte Ue – e che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. Il Pd ritiri il pastrocchio dello ius soli e avvii una discussione nelle sedi istituzionali opportune, ossia quelle europee, per provare a trovare in materia di cittadinanza soluzioni veramente efficaci e uguali per tutti.

Per uno Ius Europaeum

 

di MoVimento 5 Stelle

La riforma dello ius soli è una sòla. Concedere la cittadinanza italiana significa concedere anche la cittadinanza europea. Un tema così delicato – che coinvolge 28 Stati membri e oltre 500 milioni di cittadini – deve essere preceduto da una discussione e una concertazione a livello europeo. Bisogna trovare regole uniformi perché la cittadinanza di un Paese dell’Unione coincide con quella europea.

C’è dunque solo una cosa da fare: fermarsi e chiedere un orientamento alla Commissione europea, coinvolgere nel dibattito anche il Parlamento europeo e il Consiglio. Se Renzi fosse stato uno statista avrebbe approfittato del semestre di presidenza italiano dell’Unione europea per aprire un vero dibattuto europeo. Il Pd chiama in causa l’Europa solo quando gli fa comodo, solo quando bisogna salvare gli interessi nazionali degli altri, come avvenuto con la firma dell’accordo Ue-Turchia che ha chiuso la rotta balcanica dei migranti che portava direttamente in Germania.

Discutere di cittadinanza agli stranieri senza una concertazione a livello europeo è propaganda, è fumo negli occhi dei cittadini, è avvelenare i pozzi di una matura discussione politica. L’Italia non merita tutto questo.

LA CITTADINANZA EUROPEA

L’articolo 20 del Trattato di funzionamento dell’Unione europea dice: “è istituita una cittadinanza dell’Unione. È cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale e non la sostituisce”. Essere cittadini europei implica:

– il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

– il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo e alle elezioni comunali nello  Stato membro in cui risiedono, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.
– il diritto alla tutela delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato.

– il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo e il diritto di rivolgersi al Mediatore nominato dal Parlamento europeo.

– il diritto di scrivere alle Istituzioni o agli organi dell’Unione in una delle lingue degli Stati membri e di ricevere una risposta nella stessa lingua

– il diritto di accesso a documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione a determinate condizioni.

Concedere lo ius soli in Italia ha, dunque, delle conseguenze anche sulla vita civile e democratica di altri Stati membri. Sulla base di questo presupposto e secondo il buon senso, la cittadinanza andrebbe regolata in maniera univoca per tutti i Paesi dell’Unione europea, visto che una volta acquisita la cittadinanza di uno dei 28 Paesi si può risiedere liberamente in ognuno di questi.

La Commissione europea è consapevole di questo, tant’è che – nella sua ultima relazione sulla cittadinanza dell’Unione – s’impegna a elaborare nel 2017-2018 una relazione sui regimi nazionali di concessione della cittadinanza dell’Unione agli investitori, prevedendo già un orientamento comune per tutti gli Stati membri. Ecco quello che serve: un orientamento comune a livello europeo. Non avventate fughe in avanti.

IUS SOLI: NON ESISTE IN NESSUN PAESE EUROPEO
In tutta l’Unione Europea la cittadinanza si acquisisce principalmente attraverso il diritto di sangue, il cosiddetto “ius sanguinis”, lo stesso che si applica in Italia. In nessuno Stato europeo esiste, invece, lo “ius soli puro”, ossia il diritto alla cittadinanza per nascita. Vi sono diverse versioni che cambiano da Stato a Stato e che rendono temperato o più o meno rigido il principio di base, che rimane ovunque quello dello ius sanguinis.

In Germania lo ius soli è temperato da paletti sostanzialmente rigidi. Il diritto di base che viene seguito per l’attribuzione della cittadinanza rimane quello di sangue, ma possono diventare cittadini tedeschi tutti quei bambini nati da genitori extracomunitari, purché almeno uno dei due genitori abbia in mano un permesso di soggiorno permanente da tre anni e viva in Germania da almeno otto.

In Olanda, Francia, Belgio, Portogallo e Spagna, come in l’Italia, si applica sostanzialmente uno ius sanguinis con alcuni correttivi e lo ius soli è debole. in altri Paesi, non europei, lo ius soli esiste da sempre, ma si tratta di Paesi come Stati Uniti, Argentina, Brasile e Canada con una fortissima immigrazione ma, al contempo, con un territorio in grado di ospitare una popolazione maggiore di quella residente. Condizioni che in Europa non esistono.

In Italia, tra l’altro, lo ius sanguinis è già temperato: la cittadinanza per chi è nato in Italia da genitori stranieri e risiede ininterrottamente fino a 18 anni è già un fatto acquisito. Al compimento del diciottesimo anno di età si può diventare cittadino italiano. Inoltre, la cittadinanza acquisita dai genitori si trasferisce automaticamente ai figli minorenni che, in Italia, sono sempre tutelati a prescindere dal loro luogo di nascita.

LA NOSTRA PROPOSTA DI BUON SENSO
Il Parlamento europeo sta discutendo la riforma del sistema di asilo comune: un provvedimento necessario per l’Italia per condividere con gli altri Paesi europei le migliaia di domande di asilo che arrivano. Chiediamo che lo stesso dibattito avvenga per la cittadinanza parallelamente all’unica riforma che serve SUBITO all’Italia: la cancellazione del Regolamento di Dublino, un accordo illegale – come ha dichiarato anche l’avvocato generale della Corte Ue – e che ha trasformato l’Italia nel campo profughi d’Europa. Il Pd ritiri il pastrocchio dello ius soli e avvii una discussione nelle sedi istituzionali opportune, ossia quelle europee, per provare a trovare in materia di cittadinanza soluzioni veramente efficaci e uguali per tutti.

ARRESTI SECURPOL – Sottovalutate le nostre preoccupazioni. Saitta faccia chiarezza

L’arresto del proprietario e dei vertici di Securpol, l’impresa titolare di diversi appalti sul territorio piemontese, in particolare all’ospedale Mauriziano di Torino, per una bancarotta fraudolenta di oltre 100 milioni di euro, è una notizia che conferma le nostre preoccupazioni. Ad aprile 2017 in risposta ad una nostra interrogazione, l’assessore Saitta, aveva dichiarato che l’azienda sanitaria aveva svolto tutte le verifiche opportune su Securpol e aveva appurato che non si avevano “notizie di esposti o sentenze che avessero bloccato i conti dell’impresa”

La vicenda appare ancor più inquietante se si pensa che l’Azienda sanitaria, sempre nell’aprile 2017, aveva prorogato l’appalto a Securpol fino a dicembre 2017, nell’attesa di una nuova aggiudicazione.

Che controlli sono stati effettuati? E’ possibile che ad aprile non si avesse ancora notizia dell’apertura delle indagini e si sia rinnovato l’appalto in totale tranquillità considerando che, solo due mesi dopo, l’autorità giudiziaria ha ordinato l’arresto di tre vertici dell’impresa?

E’ possibile che l’amministrazione regionale non abbia svolto il suo compito rispondendo alla nostra interrogazione del 5 aprile o che, quantomeno, lo abbia fatto con inadeguata leggerezza?

Faremo subito richiesta di accesso agli atti per fare chiarezza sull’accaduto.

Francesca Frediani, Consigliere Regionale M5S Piemonte

ANDRISSI (M5S): “AREA TICINO INVASA DALLA POPILIA, LA REGIONE AVEVA STANZIATO 1 MILIONE PER LA DISINFESTAZIONE. COME SONO STATI USATI I SOLDI DEI PIEMONTESI?”

Potrebbe diventare un vero e proprio disastro per l’ambiente e gli agricoltori del settore frutticolo e vitivinicolo. L’area del Ticino è invasa in questi giorni dalla Popilia Japonica, coleottero giapponese che ha già infestato diverse aree del Piemonte. La giunta regionale aveva approvato una misura di prevenzione nel febbraio 2017 mirata al contenimento della proliferazione dell’insetto con una dotazione di ben 1 milione di euro.

L’attuale situazione è un pugno nello stomaco per gli agricoltori del novarese che contavano su un utilizzo efficace dei fondi del bando. In mancanza di un intervento regionale l’associazione degli agricoltori bio di Novara consiglia i seguenti prodotti: olio di Nem, piretro naturale e macerato di ortica. Porterò il caso in Consiglio regionale chiedendo all’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero su come sono stati utilizzati i fondi stanziati e su come si intenda gestire l’emergenza.

 

Gianpaolo Andrissi, Consigliere regionale M5S Piemonte

Fondi PAC per bambini e anziani, fermi per burocrazia

di Laura Castelli, M5S Camera

Fondi Pac per infanzia ed anziani: un altro caso emblematico di come questo Governo preferisca premiare le inefficienze e penalizzare le amministrazioni virtuose. Purtroppo però a subire le conseguenze di questa incapacità sono i cittadini.

Al momento, a causa dell’immobilismo del Governo, il meccanismo di erogazione dei fondi è in stallo totale. Alcuni comuni, che in questi anni, con un lavoro certosino, hanno fornito i servizi programmati e rendicontato puntualmente gli stessi secondo quanto prevede l’iter, hanno finito le risorse loro assegnate e sono costretti ad interrompere i servizi.

Nel contempo, esistono risorse economiche ingenti ancora a disposizione, assegnate però a comuni che però non sono stati in grado di utilizzarle. Nonostante le pressanti richieste degli enti locali virtuosi, il Governo pare abbia deciso di continuare a tenerle “parcheggiate” nei comuni che non le hanno ancora spese, con proroga dopo proroga. Una decisione incomprensibile: il Governo così facendo avalla la linea dello stallo, impedendo quella della crescita e dello sviluppo. La conseguenza di ciò sono inefficienze e disagi per i cittadini.

Le risorse ci sono e vanno impiegate al meglio: riteniamo che quelle somme virtualmente assegnate, ma non impegnate, debbano essere redistribuite a chi può e sa spenderle. Sollecitiamo quindi il Governo a intervenire prima che i comuni si trovino a dover sospendere i servizi. Al contempo sollecitiamo le regioni Sicilia, Calabria, Campania e Puglia ad accelerare la fase di ricognizione dei comuni al fine di determinare in tempi rapidi le risorse ancora disponibili. Ci auguriamo che l’organismo di sorveglianza e controllo, d’intesa con gli altri attori coinvolti, valuti al più presto l’opportunità di redistribuire le risorse secondo criteri meritocratici.

Questo paese non si può permettere di tenere milioni di euro bloccati per mera burocrazia quando gli stessi potrebbero giovare a centinaia di famiglie.

Ad Asti per Massimo Cerruti Sindaco

Domenica 18 giugno ad #Asti si è svolta una passeggiata a sostegno del candidato sindaco del Movimento 5 stelle di Asti Massimo Cerruti.

Tanti sono stati i Portavoce eletti del M5S presenti: i Portavoce alla Camera Luigi di Maio, Tiziana Beghin, Paolo Nicolò Romano, Laura Castelli, Fabiana Dadone, Davide Crippa, Sergio Battelli,   il sindaco di Ragusa Federico Piccitto, il Sindaco di Pomezia Fabio Fucci, il sindaco di Venarìa Roberto Falcone e i Consiglieri regionali del Piemonte Davide Bono, Giorgio Bertòla e Paolo Mighetti.

Anche il Movimento 5 stelle di Novara ha partecipato a questa grande festa per sostenere Massimo Cerutti.

 

Facciamo il nostro più grande “In bocca al lupo” a Massimo e agli altri otto candidati Sindaci del Movimento 5 Stelle che hanno raggiunto il ballottaggio.

#5giornia5stelle 126° puntata, 16 giugno 2017

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Lo “j’accuse” di Alfonso Bonafede contro la riforma penale approvata da Montecitorio apre questa edizione di 5giornia5stelle. A dargli man forte ascoltiamo anche l’altra deputata del MoVimento 5 Stelle in commissione giustizia Giulia Sarti.

Le nostre telecamere si spostano nella sala stampa del Senato dove Paola Taverna illustra i motivi del no del MoVimento 5 Stelle al decreto vaccini della Ministro Lorenzin ed al contempo presenta un disegno di legge che sostituisce l’obbligo con la raccomandazione individuando una serie di azioni volte al conseguimento della massima copertura vaccinale.

Sempre al Senato ma stavolta in aula, ascoltiamo dalle parole di Giovanna Mangili i motivi del voto contrario alla fiducia chiesta dal governo sulla manovra economica correttiva richiesta dall’UE dati i risultati insufficienti delle leggi di bilancio degli ultimi anni.

Dall’Europa arrivano anche buone notizie: infatti Dario Tamburrano ci fa sapere che il MoVimento 5 Stelle ha riscritto le regole delle etichettature degli apparecchi elettrici per i cittadini europei. Una novità importante che può portare al risparmio economico e ad un uso più consapevole dell’energia preferendo quella rinnovabile a quella da fonti fossili.
Torniamo in aula di Palazzo Madama dove Daniela Donno descrive il contenuto di una mozione sulla Politica Agricola Comune approvato dalla maggioranza.

Da Strasburgo invece ascoltiamo Ignazio Corrao chiedere una azione legislativa volta a difendere le produzioni agricole italiane dall’invasione delle merci cinesi.

5giornia5stelle chiude con la presentazione della nuova app di Rousseau: Call To Action.
Roberto Fico introduce questo nuovo strumento che vuole consentire ai cittadini di interagire, informare, scambiare, mobilitarsi per rendere i propri territori dei luoghi migliori da vivere.
Buon fine settimana!

Fermeremo il decreto Lorenzin

di MoVimento 5 Stelle

Negli ultimi mesi il dibattito sui vaccini è stato strumentalizzato dal PD a fini politici: un atto di irresponsabilità gravissimo, soprattutto se portato avanti da chi governa il Paese. Il MoVimento 5 Stelle, invece, davanti a un tema tanto delicato quanto complesso che riguarda la salute dei cittadini, ha assunto un atteggiamento serio e responsabile, che oggi si concretizza nella presentazione di una nostra proposta di legge.

Il governo ha emanato un decreto, strumento da utilizzarsi solo in caso di necessità e urgenza. Eppure è stato lo stesso presidente Gentiloni, solo poche settimane fa, a smentire l’esistenza di un’emergenza. Se è così, l’uso del decreto è un abuso, e il governo avrebbe dovuto lasciare lavorare il Parlamento.

Se invece esiste davvero un’emergenza, appare chiaro che la responsabilità è di chi da quattro anni governa ed è titolare del Ministero della Salute, ovvero il ministro Beatrice Lorenzin, che avrebbe dovuto evitare di esporre il Paese a questo rischio.

Come abbiamo sempre detto, riteniamo i vaccini fondamentali nella prevenzione delle malattie e il nostro obiettivo è garantire la massima copertura vaccinale nel Paese. Come raggiungere questo obiettivo? Il decreto Lorenzin punta tutto sulla coercizione, esponendosi al rischio, pericolosissimo, di ottenere l’effetto contrario, perché in presenza di genitori preoccupati o dubbiosi sulla vaccinazione, l’obbligo rischia di scoraggiarli ulteriormente. A maggior ragione se la coercizione riguarda ben 12 vaccini! 
Per questo la proposta di legge del MoVimento 5 Stelle, presentata in Senato, lascia invariata la legislazione vigente in tema di vaccini, introducendo però la formulazione monodose, e punta sulla raccomandazione come metodo per ottenere la maggiore copertura vaccinale possibile. Raccomandazione significa aumentare l’adesione consapevole della popolazione alle vaccinazioni, attraverso campagne di vaccinazione ed efficaci programmi di comunicazione tra medici e genitori, in modo da sviluppare un senso più alto di partecipazione dell’individuo alla gestione della salute pubblica.
La nostra proposta di legge prevede delle clausole di salvaguardia: in caso di particolari emergenze sanitarie o compromissione dell’immunità di gregge che possa causare specifici episodi epidemici, il Ministro della Salute può ricorrere a un decreto e a misure obbligatorie al fine di tutelare la salute pubblica.

Creiamo, inoltre, un’Anagrafe vaccinale nazionale, indispensabile per monitorare la copertura delle vaccinazioni e raccogliere le segnalazioni di eventuali effetti avversi dei vaccini.

I cittadini devono sapere che allo stato attuale il decreto Lorenzin non è attuabile
, perché mancano risorse umane e finanziarie. Nella nostra proposta prevediamo la creazione di un Fondo per la prevenzione vaccinale, che serve a garantire la gratuità dei vaccini, la promozione delle vaccinazioni raccomandate e la realizzazione dell’Anagrafe vaccinale nazionale.

E’ da irresponsabili pensare di tutelare la sanità pubblica, calando dall’alto un provvedimento che prevede coercizione, multe fino a 7.500 euro e addirittura l’intervento del Tribunale dei minori. La Lorenzin, così facendo, ha dimostrato una volta per tutte la sua totale inadeguatezza a rivestire il ruolo di Ministro della Salute. Fermeremo questo decreto in Parlamento.